martedì 14 luglio 2015

RIVOLUZIONI E CONFRONTO


     Lo scenario che da almeno cinque anni si presenta intensamente ai nostri occhi di Italiani, di Europei, è dei più controversi e meno confortanti.

     Libertà dichiarate a gran voce, in realtà non sono più tali; democrazie storicamente sostenute, mostrano segni di cedimento poggiando su cardini più deboli; molte Nazioni non hanno più che una sovranità molto, molto, limitata; numerose sono le genti che si dolgono di chi li governa, ma costoro non sono altro che il prodotto delle urne: così che le genti - in definitiva - non possono rammaricarsi se non di se stesse, delle loro scelte o, peggio, delle loro non-scelte; importantissimi consessi internazionali, poco politici ma molto economico-finanziari più che primeggiare spadroneggiano, a scapito di quelli che chiamano alleati ma che trattano come comparse comunque strumentali ai loro giochi di potere...

       Se questo è il prodotto ultimo di quell'enorme slancio che nel 1789 ebbe come sfondo la Rivoluzione Francese - ma anche tutti quei moti che ad essa si ispirarono, o ne furono motivati - e che ebbe nell'Illuminismo la sua più concreta espressione, ebbene non possiamo che affermare ancora una volta che oggi l'Illuminismo ha esaurito non solo la sua spinta migliore, ma proprio la propulsione tutta quale movimento generatore di crescita, sviluppo, cambiamenti radicali e profondi all'insegna della libertà più autentica.

       Anzi, per molti versi, l'età contemporanea non è squarciata dai lampi del progresso e della civile convivenza, ma anzi ondate di tenebre vanno ad occupare gli spazi già conquistati.    Tenebre profonde, cui concorre altra abbondante materia oscura:  violenze di ogni genere, guerre, disparità laceranti, povertà indegne.  

        Quando nel suo recente viaggio Papa Francesco ha condannato con  fermezza certi particolari squilibri, una sequela di osservatori  ha fatto di tutti per affibbiargli etichette di ogni tipo (sport prettamente italiota, quello di catalogare e classificare...): tra queste, i parallelismi con l'attività dei c.d. teologi della liberazione nonché quella di un atteggiamento di tipo comunista.

         Riandando però proprio agli ideali di quell'Illuminismo di cui in molti ancora si in-bibitano, il confronto con i contenuti del classico trinomio Liberté-Egalité-Fraternité si porrebbero in modo più corretto alla comune attenzione.

          I contenuti dei discorsi - ferventi, accorati, energici e talvolta taglienti come il filo della spada della Verità – non erano né usuali né comuni: in ogni caso, meritavano riflessione e considerazione.

         Quanto un’altissima Dignità di una Chiesa parla, è indubbio che si esprima in termini che – passando dal linguaggio tipicamente ecclesiastico – comunque possono toccare aspetti della vita di uno o più Popoli: se è vero che la Chiesa rivendica per sè il primato di essere Universale, anche il linguaggio che essa adopera lo è.

        Ma, in definitiva: il Pontefice non ha forse parlato di Uguaglianza al pari della Pace? Non ha parlato forse di Fratellanza al pari di una maggiore equità nella distribuzione di ricchezze e risorse? Non ha poi parlato dello strumento della Libertà, della democrazia e della libera espressione quali strumenti-cardine per poter percorrere la via del miglioramento dello status-quo dei Popoli di oggi e delle generazioni che seguiranno?
       Ebbene: è questo il linguaggio ‘sovversivo’ o ‘eversivo’ che può consentire agli addetti alle comunicazioni di osare di definire ‘comunista’ o ‘rivoluzionario’ un Papa o dei suoi atteggiamenti?
       Allora vuol dire che si è capito poco e compreso ancor meno di tutti i valori che – in ogni caso – ci offrono il vissuto della Storia e della Cultura collettivi.
      Di rivoluzionario c’è forse solo il tono piuttosto che non i contenuti, e ciò che il Papa ha denunciato nel suo ultimo viaggio non vale solo per quelle Terre: è un messaggio più ampio, poiché vale per tutte le situazioni dove l’Uomo sia mortificato e piegato dall’altrui sopraffazione.
     Ecco, allora, torniamo alle considerazioni iniziali: se ‘la’ Rivoluzione per eccellenza – quella Francese, appunto, e quelle successive che da essa hanno ripreso le energie e lo spirito battagliero – non ha più nulla o quasi da trasmetterci in positivo; se chi ci governa - nel mondo - non ha compreso i tremendi errori fatti negli ultimi anni (evidentemente, si celebrano i 100 anni dalla Prima Grance Guerra, ma non se ne è tratto insegnamento alcuno. Anzi si ripetono alcuni errori che l'hanno innescata);  se la spinta dell’Illuminismo è esaurita o – peggio – degenerata, di fronte alle tenebre non vi è altra speranza se non di ricorrere ad una nuova Rivoluzione.   
      Affatto cruenta, ma ricca di fermenti ed umori, ricca di cultura ed esperienze, che cancelli le storture (o, meglio: il cumulo di storture) attuali, procedendo anche a coraggiosi ma celerissimi cambiamenti.

      Allora, forse, ci sarà ancora una speranza.

      Diversamente, lasceremo tutto in mano ai barbari di ieri e di oggi (ma anche a quelli di domani: di fronte ai quali saremo sempre più inermi).

Roma, 14 Luglio 2015                                   Giuseppe Bellantonio  

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