venerdì 28 aprile 2017

UN'ANALISI DEL MITO



I nostri Lettori sanno quanto ci faccia piacere 'scoprire' la vis letteraria o poetica di Autori non sempre gratificati dall'attenzione dell'editoria e quindi dei grandi circuiti letterari e della comunicazione.
Oggi, desideriamo porgere alla Vostra cortese attenzione Gabriella Nardacci, un'Autrice impegnata con proficua passione tanto sul fronte letterario che su quello della poesia: la sua penna è scorrevole e la lettura agevole e quindi piacevole.
Merito del suo tratto personale, ma anche dell'insegnamento, cui ha dedicato, con passione, moltissimi anni.
A conferma che 'nulla avviene per caso' è stato fin dalla prima adolescenza che Gabriella ha manifestato grande interesse per la lettura e la poesia: risalgono ad allora le sue prime esperienze di collaborazione con giornalini scolastici e testate locali.
Nei suoi quarantadue anni di carriera scolastica, ha cercato di avvicinare i bambini a questa sua passione ottenendo grande interesse e creando con loro giornalini di classe e quaderni auto-pubblicati grazie ai quali gli alunni si raccontavano e raccontavano fatti e storie, facendo galoppare la fantasia e riuscendo quindi a esprimere la loro creatività anche attraverso delle poesie: semplici quanto istantanee e profonde.  E' il loro modo di farci conoscere la loro visione del mondo e della vita, utilizzando la trasposizione di conversazioni dapprima memorizzate e poi trascritte.
Gabriella Nardacci ha sempre ottenuto ampi e lusinghieri consensi nonché significativi riconoscimenti in concorsi nazionali e internazionali, ricevendo critiche molto favorevoli e menzioni di merito , oltre che premi speciali specialmente per la poesia.
Le sue liriche sono presenti in diverse antologie letterarie.
Alcuni racconti, risultati primi in classifica, sono stati pubblicati sia in e-book che in Antologie ('Una Storia Magica' con il racconto “Mia madre ed io”- ed. Spearling-Krufen; "CIBARTESIA" ed. Akkuaria con il racconto “C’era una volta e potrebbe esserci ancora”).
Per i tipi di ARTEGRAF, ha pubblicato la silloge di poesie “Parole scalze".
Collabora periodicamente, quale Autrice, con il sito ponzaracconta.it, attraverso articoli di attualità, poesia, letteratura, folklore, usi e costumi di paesi e città.
E' imminente la pubblicazione del suo ultimo romanzo “A malapena si vede l’isola di Ponza”.
L'Autrice ce ne renderà disponibile - non appena possibile - un essai, rendendolo disponibile per i nostri Lettori.
Ringraziamo la scrittrice Gabriella Nardacci per aver messo a disposizione esclusiva dei nostri Lettori il suo bel lavoro "Il mito: raziocinio della fantasia?".
Brava, Gabriella! Complimenti!
             Roma, 28 Aprile 2017                                           
Giuseppe Bellantonio

IL MITO: RAZIOCINIO DELLA FANTASIA?

Il concetto di “storia” si comincia a insegnare già dalla prima classe elementare. I bambini ripercorrono i loro primi anni di vita, dalla nascita fino all'ingresso nella scuola elementare, imparano a usare bene le parole del tempo e a costruire le prime linee del tempo, cominciano a capire il concetto di passato, presente, futuro e di contemporaneità e iniziano a fare proiezioni. 
Alla fine di questo primo anno di scuola, hanno imparato a costruire, smontare e ri-costruire una storia, sanno inventarne altre e sanno trovare finali straordinari.
Bastano due anni e sanno già distinguere bene una storia da una favola ma non basta. Prima di entrare nella scientificità della Storia, occorre che questa si “liberi” da ogni altra forma di “orpello” che potrebbe deviarne la pura comprensione. Così si arriva a spiegare la leggenda e il mito, cose, quest’ultime, che attirano l’attenzione totale dei bambini. Fanno domande inesauribili e pare che, questi argomenti, li riallaccino a quella fantasia che la realtà della storia, un po’, li aveva “deviati”.
Può sembrare assurdo ma i bambini riescono a inserire nel concetto di Storia, tutte le altre forme di racconto, da quelli di fantasia a quelli di fantascienza pur ritenendole forme diverse in un’unicità.
Presto impareranno la definizione di “mito” e ne conosceranno la struttura. Sapranno che in un tempo indeterminato, in un luogo reale, divinità ed eroi (che a volte possono essere anche elementi della natura) costituiscono gli elementi del mito e si meraviglieranno ogni volta, della forza di questo elemento narrativo.
Poi ci saranno sì i dinosauri e le strane creature delle acque ad attirare la loro attenzione, ma, anche qui, prevarrà una certa aura mitologica perché appare difficile a loro la convinzione che simili animali facessero parte di ciò che realmente è esistito.
Si arriverà a parlare degli Dei e qui ritroveranno di nuovo la fantasia e saranno argomenti storici che li interesseranno molto e che ricorderanno di più perché li riconnettono al mito che, come essenza archetipica, vive nell'inconscio (come diceva Jang). 
Oggi la parola “mito” ha diverse accezioni e si applica in numerosi campi: non solo quello storico, ma anche antropologico, religioso, filosofico e psicoanalitico.
Mito” è un termine che deriva dal greco “mythos” che in Omero sta per “parola e progetto”, mentre in età classica venne precisato come “racconto di esseri divini, di Dei ed eroi” contrapponendolo al “logos” quale forma di argomentazione razionale.
Sul “mito” e sui suoi molteplici significati, molto è stato scritto e argomentato. 
Dalla concezione razionalistica di Socrate alla convinzione di Bacone - che il “mito” nascondesse, in chiave allegorica, insegnamenti morali -, fino a G.B.Vico che ne attestava una propria autonomia.
Dalla scienza dell’Illuminismo si arriva all'intuizione immediata del Romanticismo. 
Il concetto si veste di una concezione “naturalistica" con Muller e arriva “all’appercezione mitica” (appartenente all'universo rappresentativo) di W. Wundt il quale ci porta da Freud, che - a sua volta - tratta di un’analogia tra il linguaggio dei sogni e quello dei miti, per proseguire fino a Jung che perviene all'archetipo come stuttura psichica fondante dell’inconscio. 
E' quindi l’Eroe  ad essere l’archetipo che risale al mito attraverso un percorso dentro il quale incontra ostacoli, nemici, forze oscure, sentimenti vari, fino alla vittoria finale sul male.
La fantasia dei poeti diventa “mitica”. Gli eroi sono numerosi e ciascuno di essi porta nel suo viaggio, personaggi diversi, visita luoghi diversi e incontra ostacoli diversi.
Abbiamo accompagnato Ulisse nel suo viaggio “tifando” per lui nella lotta contro giganti e altri mostri…  Ci siamo interrogati sul rapporto che legava Achille e Patroclo,
abbiamo sperato che Orfeo riuscisse a non voltarsi verso Euridice.
Ora che siamo diventati grandi, riscopriamo tutta la bellezza di questi mitici personaggi e ne leggiamo avidi anche le numerose ri-visitazioni: alcune sono fedeli e altre possono addirittura disturbare, talmente se n’è forzata l’idea originale.
Rimane comunque la forza del fascino che emana il “mito”.
Recentemente l’argomento “mito” è apparso in due libri su di esso incentrati, ed è stato interessante riscoprirne il valore e la versatilità.
In “Melodien” di Helmut Krausser appare chiara la riscrittura del mito di Orfeo. La trama oscilla tra l’Italia del Rinascimento e quella odierna. Nella prima s’incontrano personaggi come l’alchimista Castiglio con le sue musiche demoniache, appunto le Melodie, che sconvolsero la musica religiosa e il castrato Pasqualini, ultimo erede dei “tropoi”… mentre nell'Italia moderna s’incontra un fotografo che riceve, per sbaglio, una lettera destinata a un professore “mitosofo”.
Questi personaggi moderni si addentreranno nella vita dei personaggi antichi per scoprire il “segreto dei segreti” nascosto nella Cappella Sistina.
Esiste un rapporto complesso tra l’umanità e l’arte musicale, ben rappresentato dal mito di Orfeo. Forte è la coscienza dell’impossibilità di piegare la musica ai nostri poteri. Forse perché nessun mito classico può essere sconfitto dal potere umano? Per questo viviamo in tempi di demitizzazioni?
Ultimamente mi è capitato di visitare Città d’Arte. Alla presenza di grandi opere, tutti noi della comitiva, ci siamo chiesti quanti Artisti contemporanei potessero competere con i classici dell’antichità.
Abbiamo ripercorso insieme l’Arte espressa da personaggi “mitici”: con grande nostalgia, seppure con uno sguardo attento a certe espressioni artistiche moderne degne di rispetto.
Da poco ho terminato di leggere “Voci dal mito” di Sandra Avincola, Autrice di saggistica letteraria, narrativa e poesia. Con questo libro, l’Autrice vuol far luce sulle questioni che i più famosi miti classici hanno lasciato in sospeso.
Quanti di noi si son chiesti che cosa diceva il canto delle sirene per attrarre i naviganti verso la morte? Cosa si prova a essere come Elena di Troia, la donna più bella del mondo? Perché Psiche contravviene al divieto di contemplare l’amante?
L’Autrice prova a rispondere a questi quesiti attraverso la voce di una poesia classicamente intonata nella forma ma intrinsecamente attuale nella “sostanza”.
Un modo originale e affascinante per immergersi all'interno di una fantasia che risponde a domande rimaste nella testa ai tempi in cui i nostri miti s’identificavano nel “Che Guevara”, nei “Beatles”, in “Marylin” e altri.
Avincola ci dice che il mito è la rappresentazione di un’esperienza di conoscenza collettiva che avviene in un percorso piuttosto filosofico-antropologico integrato da un supporto psicoanalitico, perché il mito è dentro di noi.
Un mito che è inesauribile, che si rinnova e che “rinasce come Araba Fenice”.
Siamo arrivati alla frantumazione del mito e alla concezione leopardiana che la “vera poesia” può esprimersi attraverso la potenza dell’immaginazione per mezzo di tutto ciò che sa di antico, e la visione diventa fantastica quando si legge di Ercole e Atlante che giocano col Mondo.
Il “mito” di mia madre è Gesù. 
Lei dice che è stato “n’omo bravo e speciale… Niente a che vedè co’ chissi personaggi falsi che dicite vu, ca site studiato…”.
Io sorrido e poi, quando mi prende un po’ di nostalgia, scrivo e divento una “poetessa”.  Sento che la Musa della poesia mi sta vicina… e penso che non ci sia niente di male se mi aiuta a sentirmi meno sola…
Ora, i bambini identificano i miti nei supereroi e nei cantanti di successo e utilizzano l’aggettivo “mitico” per dare grande importanza ad azioni o persone che si distinguono per originalità e coraggio.
Ogni volta che hanno studiato i “miti” circa la creazione del Mondo, le domande sono state sempre infinite.
Una volta, un’alunna mi scrisse - nel corso di una verifica - che "il mito è la Storia della fantasia"… I bambini, grandi anime volanti, sanno regalarci concetti su cui riflettere!
                                    Gabriella Nardacci    
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martedì 25 aprile 2017

CE LA FARA' FRANCESCO?


Con l'usuale garbo e con la professionalità che la contraddistinguono, la Prof.ssa Fiorella Ialongo - nostra Collega nell'ambito della Comunicazione - ci ha informati di una delle belle iniziative che l'IPSAR pone frequentemente in essere nel contesto dell'Arte e della Cultura.
Di seguito il Comunicato- Stampa dell'Istituto:

Il Rettore dell'Istituto Portoghese di Sant'Antonio in Roma - Monsignor Agostino Da Costa Borges -, sotto l'alto patrocinio di S.E. l'Ambasciatore del Portogallo presso la Santa Sede - Dott. Antonio De Almeida Riberio - ha il piacere di comunicare la presentazione del libro "Ce la farà Francesco? La sfida della riforma ecclesiale" del Professore Rocco D'Ambrosio - della Pontificia Università Gregoriana -, a cura della Prof.ssa Fiorella Ialongo - Università degli Studi di Roma Tre - -, che avrà luogo giovedi 27 Aprile 2017 alle ore 18,oo nel salone nobile dell'Istituto Portoghese di Sant'Antonio in Roma - Via dei Portoghesi, 2 in Roma (centro storico).
La sessione sarà presieduta da S.E. l'Ambasciatore del Portogallo presso la Santa Sede e conterà sulla presenza di Padre Nuno Da Silva Gonçalves, S.J. - Rettore della Pontificia Università Gregoriana - .

A più di mille giorni dall'elezione di Papa Francesco a Vescovo di Roma, il Suo pontificato ha portato a molte domande; forse, la più insistente è: ce la farà Francesco?
Da questo quesito più o meno espresso, l'Autore - alla luce dei propri approfondimenti e della comprensione del fenomeno - ha tratto spunto per trascrivere in un proprio saggio tanto la domanda che le possibili risposte.
Il Prof. Rocco D'Ambrosio si occupa di logiche istituzionali, in particolare degli aspetti filosofici di queste: tematica peraltro già dallo stesso affrontata in precedenti saggi.
In questo scritto, egli si propone dichiaratamente di tentare un'approfondita e ragionata analisi istituzionale della Chiesa Cattolica nel pontificato di Papa Bergoglio.

Roma, 24 Aprile 2016
Giuseppe Bellantonio


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martedì 18 aprile 2017

HOTEL BARON, ALEPPO

Non molto tempo fa, abbiamo avuto il piacere di intrattenere l'Artista Elisabetta Piccirillo con una serie di domande relative alla Sua espressività.
Accennammo al racconto da Lei da pochi giorni ultimato, dall'evocativo titolo 'Una ciotola piena di ricordi': un tracciare fluido e vivace, denso di ricordi e palpitante nostalgia.
Ci scusiamo con l'Autrice, di cui stiamo ospitando in esclusiva lo scritto, per il nostro ritardo nel completare quanto intrapreso: ma, forse, poiché nulla avviene per caso, questo tempo giova a mettere ancor più in risalto le stridenti differenze tra gli stati d'animo descritti mirabilmente dall'Autrice e la realtà di un Paese oggi devastato dalla violenza degli uomini e delle armi.
Grazie quindi a Elisabetta Piccirillo per la sua cortese e particolare autorizzazione alla stampa del Suo racconto.
Breve, ma intenso.
Ricco dei profumi della giovinezza, della spensieratezza, di quella fraterna e disinteressata amicizia che, ancor oggi, gonfia i cuori di emozione.  
Un inno alla Pace, valido e concreto più di cento proclami!


Una ciotola piena di ricordi

Eccola qui spuntare da una scatola di ricordi, una ciotolina dell'Hotel Baron di Aleppo. Prenderla fra le mani ed essere catapultati nel passato è questione di un attimo...ricordo ancora il senso di colpevolezza che provai per tutto il viaggio ad aver trafugato quel piccolo pezzo al ristorante. Io, che non avevo mai portato via neanche le ciabattine monouso o un asciugamano dagli alberghi, in un baleno feci sparire la scodella nella mia borsa. E  feci bene! Adesso è qui a rammentarmi quel che fu ed a farmi porre domande su quel che è. Molti di voi si fermeranno qui, non c'è tempo per leggere un pensiero più lungo di quattro righe ma io voglio raccontare, lo voglio condividere. Chissà cosa sarà rimasto del mitico hotel Baron in pieno centro ad Aleppo...
Era l' agosto del 1990, eravamo partiti da Milano in tre: Maury, io e Lucky con il nostro Toyota Hi-lux direzione Aqaba in Giordania via terra. Il più lungo dei nostri viaggi in medio Oriente e Nord Africa, felici e giovani ed in vacanza!
Entrammo in Siria da un passo di montagna turco. Le guardie di frontiera se ne stavano sdraiate, senza scarpe, su vecchi tappeti a raccontarsela, a bere thè, a fumare il  narghilé cercando di far scorrere il tempo.
Quando arrivammo, toccò loro attivarsi per preparare il nostro carnet de passage en douane. Ricordo le loro grasse risate quando, scherzando, ci chiesero il passaporto per il cane ed io tirai fuori dalla borsetta il passaporto internazionale canino tradotto in molteplici idiomi! Quel passaporto passò di mano in mano fra risate ed incredulità generale. Ci volle quasi una giornata ed un paio di cacciatorini per riuscire a liberarci dai doganieri curiosi, ad uscire da quel passo di frontiera e poter respirare finalmente l'aria ed i profumi siriani!
Ci recammo immediatamente al Baron Hotel, eravamo provati dal caldo e dalla lunga traversata della Turchia. Non appena mettemmo piede in quel fantastico albergo entrammo nella  storia, direttamente in una delle pagine dei romanzi di Agata Christie.
Ci accolsero gentilmente. La reception, avvolta da una boiserie profumata e lustra di cera d’api, brulicava di un continuo andirivieni di ospiti, uomini d'affari, facchini, personale. Percorremmo i bei corridoi a scacchi, ovunque foto e quadri a testimonianza del suo passato glorioso. Stavamo avanzando dove avevano camminato Lawrence d' Arabia, Winston Churchill, Freya Stark, Agata Christie e tutti i viaggiatori dell'Orient Express in una delle tappe d'obbligo del treno più famoso della letteratura.
Tutto trasudava storia fin da quando, nel 1911, una famiglia armena in fuga dalla Turchia decise di fermarsi ad Aleppo ed aprire l'albergo.
Era incantevole girare la città, recarsi in alto alla cittadella ad osservare il panorama. E poi, ancora, fare acquisti e chiacchierare con i commercianti del souk più grande del mondo, lasciandosi avvolgere dai profumi, dai colori e dalla confusione. A fine giornata si rientrava in albergo, concedendosi un meritato riposo sulla bella terrazza affacciata sulla strada pullulante di vita sorseggiando un thè o un Arak.
Quanta vita!
Conoscemmo subito Mohammed, si offerse di aiutarci a ritrovare il cammino in quel dedalo incomprensibile e caotico delle vie di Aleppo. Ci accompagnò nei giorni a seguire a visitare la sua bella città. Diventammo amici e ci lasciammo solo con la promessa che al ritorno dalla Giordania saremmo stati ospiti della sua famiglia. Lo vedo ancora là sprofondato nelle vecchie poltrone di velluto rosso ad attenderci per il puro piacere della nostra compagnia. 
Partimmo attraversando un Paese che offriva solo scenari meravigliosi ed ancora incontaminati. Ricordo bene il paesaggio che si godeva dall'alto del Krak des Chévaliers mentre il vento ci scompigliava i capelli. Mi appaiono ancora, come fosse oggi, lo stupendo tramonto fra le rovine di Palmyra dominate dalla lunga ombra del  castello sulla montagna di sabbia, i bimbi che ci correvano intorno felici offrendoci piccoli reperti archeologici che affioravano ovunque dalla sabbia del deserto...E poi la Giordania! Il suggestivo deserto rosa del Wadi Rum divenuto celebre grazie a Lawrence d' Arabia, le piste nei deserti, Petra, Jerash. Meraviglioso il Golfo di Aqaba sull'incontaminato  mar Rosso: c’eravamo solo noi, il deserto alle spalle ed il mare di fronte ed incredibilmente dal nulla, una panda 4x4 con a bordo quattro ragazzi bolognesi più incoscienti di noi.
E poi… E poi Saddam Hussein invase il Kuwait…
Vennero a chiederci di lasciare quel paradiso e di recarci nella capitale mentre, a causa dell’embargo, cominciarono a montare postazioni armate lungo le spiagge del Golfo.
Tornammo in Siria prendendo parte involontariamente al primo grosso esodo di profughi. Intere famiglie fuggivano dal Kuwait, con macchine potenti e tutto il lusso a cui erano abituati nel loro paese. Niente a che vedere con i profughi delle guerre di questi giorni.
Ci trasportarono come un fiume in piena fino a Damasco. Per la prima volta nella mia vita vidi  carri armati girare sulle strade come fossero automobili. Per la prima volta in vita mia sentii l’odore della guerra… Puzzava, puzza ancora di paura.
Ma ad Aleppo ritrovammo lui. Mohammed era lì ad attenderci come sempre, tranquillo e con il suo bel sorriso pulito e gioviale. Eravamo a casa. I suoi genitori ci aprirono la loro bella dimora araba del 600 situata nella città antica. Ci offersero il loro letto e la loro camera, a noi ed al nostro animale “impuro” perché l’ospite in Siria è sacro.


Mangiammo e vivemmo tutti insieme come una grande famiglia, godendo il fresco del loro giardino per una intensa settimana scandita dalle preghiere dei muezzin. Mentre gli uomini chiacchieravano e fumavano, le donne toglievano liberamente gli chador mettendo in mostra setosi lunghi capelli biondi. Nel tentativo di domare i miei ricci ribelli ridevano e mi raccontavano antiche storie traducendole dall’arabo in un inglese pressoché perfetto.
La partenza fu triste. Ci donarono tutto quello che avevo apprezzato: il tappeto antico della nonna che aveva portato con sé in dote arrivando dalla Persia, ninnoli e suppellettili. A niente valsero i nostri tentativi di impedirlo. Riuscimmo però a lasciare l’orologio di Maurizio a Mohammed che lo accettò in nostro ricordo abbracciandoci forte con gli occhi pieni di commozione.
Ci scrivemmo per diverso tempo, Mohammed mandava le foto della famiglia, dei bimbi che nascevano. Raccontava di come sperava di riuscire a venirci a trovare un giorno in Italia, non appena avesse ottenuto il passaporto.
Poi mi stancai. La vita frenetica, i figli, il lavoro… Non risposi più alle sue lettere. Lui continuò a scriverci per un po’, poi smise.
Sento sempre la stessa morsa quando penso alla sua delusione.
Mi scorrono negli occhi le immagini dei TG: morte, guerra, distruzione, bimbi feriti che piangono ed il dolore è lacerante, insopportabile a volte.
Questa scodella del Baron Hotel che riappare di tanto in tanto è la testimonianza tangibile di un passato che non tornerà più, di un amico disperso, di un popolo colto e gentile, ospitale ed onesto che è stato annientato. Io non posso comprendere, non ci è permesso di comprendere.
Quello che capisco bene è il mio senso di colpa che non mi abbandonerà mai.
Mentre accarezzo la scodella non posso fare a meno di pensare che la Siria mi ha fatto un dono immenso. Allora ancora non lo sapevo ma, fra il Tigri e l’Eufrate, nella terra delle origini, anche io ero diventata fertile.

©elisabetta piccirillo


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giovedì 13 aprile 2017

SUCCESSO DEL SEMINARIO DELL'AUGE


A Roma, il / Aprile, l'AUGE - Accademia Universitaria degli Studi Giuridici Europei, ha tenuto la prevista tappa romana con l'interessante ed utile Seminario incentrato su 'Esdebitazione da Sovraindebitamento'.
Affollata la platea - costituita da professionisti interessati ad affinare le proprie competenze in materia -, attenta nel seguire l'intenso e particolare contenuto espresso dai relatori.
Gli interventi di questi, incentrati su norme di legge e disciplina degli enti interessati, ha toccato anche e soprattutto l'aspetto procedurale: ossia, il cosa fare ed il come fare in presenza di determinate esigenze, al fine di soddisfare le richieste della propria Clientela in difficoltà nell'affrontare il duro rapporto con Istituti di Credito e Amministrazioni relativamente a proprie posizioni debitorie.
Seguiti con attenzioni gli interventi dell'Avv. Francesca Pizza - Docente AUGE e titolare dell'omonimo Corso -, dell'Avv. Francesco de Florio - anch'egli docente AUGE -, del Dott. Maurizio d'Elia, del Prof. Giuseppe Catapano - Rettore AUGE -, e infine quello del Prof. Francesco Petrino - Toga d'Oro AUGE -.
L'emittente TV Channel - DT 650 -  ha ripreso tutto il Seminario, al fine di trarne elementi anche divulgativi per il proprio ampio pubblico. Al termine dell'incontro, il conduttore Alfredo Mariani ha intervistato tutti gli Illustri relatori, sottolineando i vari aspetti dell'iniziativa AUGE, con significativo riguardo alle prossime tappe - che hanno toccato tutta Italia - e soprattutto agli aspetti formativi insiti nei Corsi e nei Seminari.
A margine del Seminario, anche il Presidente dell'Accademia di Alta Cultura - Giuseppe Bellantonio -, legata all'AUGE da una cordiale intesa in ambito Culturale,  è stato invitato dal conduttore ad esprimere le proprie considerazioni: divulgare ancor più le iniziative dell'AUGE, stimolando anche l'interesse della normale utenza, affinché questa prenda coscienza che esistono concrete possibilità per risolvere le proprie pesanti problematiche debitorie, così rivolgendosi a professionisti serie e preparati al precipuo fine, motivati allo specifico problem-solving
Prossima tappa a Salerno, il 13 Aprile, nella Sala del Salerno Hotel Novotel, dove i relatori sono attesi con ansia da un folto gruppo di Professionisti, desiderosi di acquisire nuove nozioni e cognizioni.

Roma, 10 Aprile 2017
Giuseppe Bellantonio





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Oltre ciò - specie per le parti informative a contenuto storico e/o divulgativo - i Lettori, ovvero quanti comunque interessati alla materia, che possano ritenere ciò utile e opportuno, potranno suggerire delle correzioni e/o far pervenire qualche proposta. Proposte che saremo lieti di valutare ed elaborare.  



domenica 9 aprile 2017

... E OGGI L'EGITTO!


Risultati immagini per BANDIER A EGIZIANA


SANGUE CHIAMA SANGUE!
SEMBRA ESSERE QUESTA LA LOGICA PERVERSA CHE AGITA LE MENTI DI CHI MUOVE I FILI DEL TERRORE, NEL MONDO!
OGGI, DEL SANGUE INNOCENTE E' STATO VERSATO IN EGITTO, IN DUE CIRCOSTANZE DIVERSE MA ENTRAMBE ALL'INSEGNA DEL CULTO CRISTIANO.
INASCOLTATE LE ESORTAZIONI DI PACE, SEMPRE PIÙ' SIMILI AD INERTI SIMULACRI, SIMBOLO DI IMPOTENZA DI FRONTE ALLA CRUDELTÀ' DI CARNEFICI CHE PREFERISCONO L'OMBRA ALLO SCONTRO DIRETTO. 
ANCORA PIU' CRUENTO, VILE, SELVAGGIO, NON GIUSTIFICATO SE NON DA UN RANCORE RADICATO, TENACE, CIECO, MATURATO IN DECENNI DI CAMPAGNE DI ODIO,
UN ODIO ALLA CUI CRESCITA TUTTI HANNO PURTROPPO CONTRIBUITO.
ED A CUI TUTTI DEVONO PORRE PRONTAMENTE RIMEDIO: DIVERSAMENTE, QUESTO CONTINUO STILLICIDIO, OLTRE CHE NON RISPARMIARE NESSUN PAESE, CONTINUERÀ' A MIETERE VITTIME.
MA OCCORRE ASSUMERE UNA POSIZIONE CORAGGIOSA, AFFATTO TENUE E TOLLERANTE, A DIFESA DEI CRISTIANI E DEL LORO DIRITTO A PROFESSARE SERENAMENTE LA LORO FEDE!
BASTA TENTENNAMENTI, BASTA SOFISMI DIALETTICI: C'E' IN ATTO UNA STRAGE DI CRISTIANI CHE SEMPRE PIÙ' ASSUME LE TINTE DI UN POGROM, DI UN OLOCAUSTO I CUI MANDANTI RESTANO TROPPO COMODAMENTE NELL'OMBRA.
SATANA SCUOTE IL MONDO, DISPONENDO A SUO PIACIMENTO DELLE VITE DEGLI ESSERI, E OGNI VOLTA CHE C'E' UN'ESPLOSIONE, UN'ORGIA DI SANGUE, QUEST'ENTITÀ'  MALVAGIA GHIGNA COMPIACIUTA!
ORA COME NON MAI OCCORRE AFFIDARSI ALLA CLEMENZA DI DIO, IL DIO DEI POPOLI, DEI CIELI, DEI MARI, DEGLI UNIVERSI: AFFINCHÉ' PROTEGGA I DEBOLI, GLI INDIFESI ED IL MONDO INTERO DALLA BARBARIE, DALL'ODIO E DALLA FINE DEL GENERE UMANO COSI' COME NOI LO CONOSCIAMO OGGI.
MA VOGLIAMO AFFIDARCI ANCHE ALLA SUA POTENZA, SUPERIORE A TUTTE LE FORZE DEL MALE, AFFINCHÉ' LA SUA IRA RICADA SU QUANTI SI STANNO MACCHIANDO LE MANI DI SANGUE!

Roma, 9 Aprile 2017
Giuseppe Bellantonio


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sabato 8 aprile 2017

CORDOGLIO PER LA SVEZIA



Risultati immagini per BANDIERA SVEDESE

MAI COME IN QUESTI ULTIMI MESI I MEZZI DI INFORMAZIONE SONO STATI PRODIGHI DI CATTIVE NOTIZIE: TANTO SUL FONTE INTERNO CHE SU QUELLO INTERNAZIONALE.
NEANCHE IL TEMPO DI SEPPELLIRE I MORTI DI LONDRA E DI SAN PIETROBURGO, CHE UN TRAGICO ATTENTATO HA SCOSSO PROFONDAMENTE STOCCOLMA E LA SVEZIA INTERA.
IL BILANCIO TRAGICO, LA STRAGE DI CIVILI, RICHIAMA LA NOSTRA UMANA PIETÀ': ANCOR PIÙ' PROFONDA E SINCERA TRATTANDOSI DI UN POPOLO CUI CHI SCRIVE RIVOLGE STIMA E PERSONALE AFFETTUOSITÀ', STANTE I PROPRI RAPPORTI DI PARENTELA CON CITTADINI SVEDESI.
UN POPOLO CIVILE, PROFONDAMENTE AMANTE DELLA PACE: E PROPRIO PER QUESTO, MAGGIORMENTE FERITO.
PER LA PRIMA VOLTA, MOLTI EUROPEI APPRENDONO CHE LA CIVILISSIMA, PROGREDITA E SOCIALMENTE ALL'AVANGUARDIA SVEZIA, VIVE DA TEMPO I PROBLEMI DI UNA 'INTEGRAZIONE' CHE IN REALTÀ' SEMBRA ESSERE SEMPRE PIÙ' UNA PAROLA SVUOTATA DI CONTENUTO PRATICO.
ABBIAMO APPRESO IN QUESTA TRAGICA CIRCOSTANZA CHE I SOBBORGHI DI MALMOE E GOETEBORG SONO DA TEMPO SCOSSI DALLA VEEMENTE PROTESTA DI IMMIGRATI, E CHE NELLA STESSA STOCCOLMA ESISTE UN CONTESTO CHE E' UNA VERA E PROPRIA ENCLAVE DENSA DI INQUIETUDINI: MOGADISCIO, IL SUO NOME.
CERTO NON E' LO STESSO CHE A PARIGI: MA LA MICCIA E' ACCESA, E NON SI SA QUANTA SIA LA QUANTITÀ' DI POLVERE PRONTA A DEFLAGRARE!
SPENDERE ANCORA UNA VOLTA IL CONVINCIMENTO CHE L'INTEGRAZIONE SIA FALLITA PRATICAMENTE DAPPERTUTTO, EQUIVARREBBE ORA A NON RISPETTARE A SUFFICIENZA QUESTI ULTIMI MORTI.
E CIO' NON SAREBBE GIUSTO.
ESPRIMIAMO NUOVAMENTE AL POPOLO SVEDESE I SENTIMENTI DI PIÙ' PROFONDO CORDOGLIO, AUSPICANDO CHE TUTTI I GOVERNANTI COINVOLTI ABBIANO UNA RESIPISCENZA, PRENDENDO ATTO DI UNA REALTÀ' NON PIÙ ELUDIBILE.
FACTA NON VERBA!

Roma, 8 Aprile 2017
Giuseppe Bellantonio


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martedì 4 aprile 2017

LA RUSSIA PIANGE I SUOI MORTI



IN QUESTE ORE, MANI ASSASSINE HANNO PROVOCATO VITTIME E FERITI NELLA METROPOLITANA DI SAN PIETROBURGO, CITTÀ’ SIMBOLO DELLA RUSSIA PERALTRO MOLTO VICINA ALLA CULTURA ITALIANA SOLO SE VOGLIAMO RIFERIRCI ALLE MOLTEPLICI BELLEZZE ARCHITETTONICHE E MONUMENTALI DOVE LA CREATIVITÀ DEGLI ITALIANI E’ BELLA ED EVIDENTE.
UNA BELLEZZA, UN MIRABILE INCROCIARSI DI CANALI CHE RICORDA LA NOSTRA VENEZIA, CHE STRIDE CON LE URLA DI RACCAPRICCIO, CON IL SANGUE, CON IL FUMO E LE FIAMME, CON L’URLO DELLE SIRENE.                                                                                      
UNA BELLEZZA CHE STRIDE CON I VOLTI TERRORIZZATI E SBIGOTTITI, CON LA TRISTEZZA DIPINTA SUI VOLTI DEI CITTADINI DI SAN PIETROBURGO.   
IL TERRORE NON CONOSCE FRONTIERE E, OGGI, TORNA PREPOTENTEMENTE ALLA MENTE LA RECENTE OPERAZIONE PREVENTIVA CHE HA CONDOTTO IN CARCERE QUANTI STAVANO PREPARANDO UN FEROCE ATTENTATO A VENEZIA.                       VENEZIA E SAN PIETROBURGO, QUINDI, STRANAMENTE LEGATE DAL SOTTILE FIL-ROUGE DI MENTI ALLENATE AD ORDIRE E CONSUMARE TRAGEDIE SANGUINARIE.                                
SIAMO VICINI AI CITTADINI DI SAN PIETROBURGO, SIAMO VICINI ALLA RUSSIA ED AL SUO POPOLO IN QUESTO MOMENTO COSI’ TRAGICO, COSI’ COME SEMPRE LO SIAMO STATI AL FIANCO DI QUANTI HANNO PATITO E PATISCONO PER IL TERRORISMO MA ANCHE LO CONTRASTANO.               
UN TERRORISMO ORMAI RADICATO, CHE SI NUTRE DEI SOFISMI INTELLETTUALOIDI DI CERTO MONDO CHE SI TRAVESTE E CAMUFFA IN CONTINUAZIONE: ORA CON PANNI POLITICI, ORA CON PANNI RADICALCHIC, ORA CON PANNI DI QUESTA O QUELLA IDEOLOGIA DI COMODO O STRUMENTALE.                                                                          
CHI SCRIVE, E NON DA OGGI, SOSTIENE DA TEMPO CHE GRANDE E’ STATO L’ERRORE DI VOLER NUOVAMENTE ISOLARE LA RUSSIA, APPLICANDO SANZIONI, SPINGENDO ALL’ISOLAMENTO DI UNA NAZIONE E DEL POPOLO RUSSO: POPOLO CHE OGGI SOFFRE MA DI CUI NON BISOGNA DIMENTICA IL GRANDE ORGOGLIO.      
C’E’ UNO SCHIERAMENTO CHE CONTINUA AD OSTEGGIARE LA RUSSIA, PROSEGUENDO NELL'ATTRIBUIRE UNICAMENTE AD ESSA CERTE – NON PROVATE, PERALTRO – RESPONSABILITÀ’, MANCANDO DI VEDERE I MACROSCOPICI ERRORI COMPIUTI DA CHI DELLA RUSSIA HA FATTO UN OBIETTIVO.                                                                                       ANCORA OGGI E FORSE CON IL FINE DI ALLONTANARE LA POSSIBILITÀ’ DI UNA REVISIONE DEI RAPPORTI TRA MOSCA E WASHINGTON, C’E’ CHI SOFFIA SU QUESTA BRACE PER MANTENERLA ARDENTE E PRONTA AD INFIAMMARSI.                                             
SE SI VUOL CONTRASTARE, COMBATTERE, ERADICARE IL TERRORISMO, NON SI PUÒ’ FARE A MENO DI COINVOLGERE LA RUSSIA IN TALE TEMATICA.
STABILITO QUESTO UNA VOLTA PER TUTTE, IL TAVOLO DELLA DIPLOMAZIA PUÒ’ IMPORRE SOLUZIONI PER ALTRE SITUAZIONI E PER ALTRI TEATRI: MA DOVRÀ’ ESSERE UNA DIPLOMAZIA CONCRETA, RISTRETTA E ATTIVA, IN GRADO DI ASSUMERE DECISIONI RAPIDE, RADICALI E COGENTI.

Roma, 4 Aprile 2017
Giuseppe Bellantonio


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