domenica 20 agosto 2017

NEO-NEGAZIONISMO



FINO A IERI, NESSUNO SAPEVA CHI FOSSE ADA COLAU IN SPAGNA.
PIU' PRECISAMENTE, NESSUNO SAPEVA CHE ADA COLAU FOSSE IL SINDACO DI BARCELLONA.
COSI' COME NESSUNO SAPEVA CHE LA CITTA' MORTALMENTE FERITA DI BARCELLONA, AVESSE COME SINDACO ADA COLAU.
ORA LO SI SA.
LA COLAU, PUR CON IL CIGLIO UMIDO - MINIMO OMAGGIO ALLE 16 VITTIME DEL RAID TERRORISTICO ALLA RAMBLA DI BARCELLONA - HA OSTINATAMENTE DETTO NO A MISURE DI PREVENZIONE ANTITERRORISMO - SEGNATAMENTE, BARRIERE E DISSUASORI ANTINTRUSIONE CON MEZZI PESANTI - DIMOSTRANDOSI SENSIBILE A NON STIGMATIZZARE PIU' DI TANTO L'IMPRONTA ISLAMICA, ANZI DELL'ISIS, NELL'EFFERATO CRIMINE.
GLI USA AVEVANO GIA' AVVERTITO DELLA POSSIBILITA' DI QUESTO TIPO DI ATTENTATO A BARCELLONA: COSA SI E' FATTO DI QUESTE NOTIZIE?
PUR IN PRESENZA DI UN ALLARME COSI' FORTE NON ERANO STATE PRESE MISURE DRASTICHE DI PREVENZIONE A TUTELA DI CITTADINI E TURISTI?
PUR IN PRESENZA DI TANTE VITTIME E DELLA CHIARISSIMA MATRICE ISLAMICA DELL'ATTENTATO TERRORISTICO, COME MAI NON SI SOTTOLINEA IL CRESCENTE, ESPONENZIALE PERICOLO?
PERCHE' NON SI E' DATA ATTENZIONE MASSIMA AI SEGNALI IMMEDIATAMENTE ANTECEDENTI?
COME MAI IL SINDACO COLAU, INVECE DI DIMETTERSI PER L'INEFFICIENZA DELLA PROPRIA AMMINISTRAZIONE, SI E' DIMOSTRATO COSI' TIEPIDO NELLA REAZIONE E NELLA CONDANNA DI AUTORI E MANDANTI DELL'ATTENTATO?
CREDO CHE PER INQUADRARE CORRETTAMENTE QUESTO TIPO DI ANOMALE REAZIONI, E DELL'ANOMALIA COMPLESSIVA DI TUTTO QUEL MONDO DI CULTURA E SOTTOCULTURA FILO-ISLAMICA CHE PROPUGNA LE POLITICHE DI SOSTITUZIONE E DI INTRUSIONE AD OLTRANZA DI CLANDESTINI IRREGOLARISSIMI,  MISTIFICANDO I SERVIZI DI TAXI-BOAT OFFERTI CON IL COMODO ALIBI DEL 'SOCCORSO IN MARE'', OCCORRA RICORRERE AD UNA NUOVA E DIVERSA IMMAGINE STORICO-SOCIOLOGICA.
EBBENE... A DISTANZA DI 72 ANNI DALLA FINE DELLA SECONDA GUERRA MONDIALE, C'E' CHI ANCORA NEGA IL TRAGICO CONSUMARSI DELLA PERSECUZIONE ANTI-EBRAICA E DELLA SHOAH.
UN TERMINE HA COMUNEMENTE INDICATO QUESTO FENOMENO: NEGAZIONISMO.
ECCO, IO CREDO CHE DI FRONTE ALLA TRAGEDIA EPOCALE DI QUESTA IMPONENTE MIGRAZIONE - PIU' O MENO SPONTANEA - DI GENTI, DI QUESTI TRAGHETTAMENTI FATTI DA MERCANTI DI UOMINI, DI QUESTA TENACE VOLONTÀ' DI 'NON VEDERE' O MINIMIZZARE IL PERICOLO DERIVANTE DA QUESTI FLUSSI MARCATAMENTE PERVASI DI PERSONE DI FEDE ISLAMICA, E DI FRONTE ALLE INGIUSTIZIE VERSO I PROPRI CONCITTADINI, PROPUGNANDO UNA IMPOSSIBILE E NON VOLUTA (PRINCIPALMENTE DAGLI STESSI ISLAMICI) INTEGRAZIONE, CONCEDENDO L'INCONCEPIBILE, SOVVENZIONANDO LA PERMANENZA A CODESTI SOGGETTI A CONDIZIONI NEGATE AI PROPRI CONCITTADINI...
ECCO CREDO CHE OGGI, PER COSTORO CHE NEGANO AD OLTRANZA E PERSINO STIZZITI L'ESISTENZA DI QUESTO PERICOLOSISSIMO FENOMENO  SI POSSA ATTRIBUIRE LA QUALIFICA DI '''NEGAZIONISTI''' O MEGLIO, PER NON CONFONDERLI CON QUELLI DEGLI ULTIMI 72 ANNI, CI TROVIAMO DI FRONTE A DEI ''''NEO-NEGAZIONISTI'''.
QUAL'E' IL SINDACO DI BARCELLONA ADA COLAU.
QUAL'E' ANCHE IL NOSTRO PREMIER GENTILONI, CHE CON TONI PACATI HA CONDANNATO IL CRIMINE DI BARCELLONA, MA CHE HA AVUTO LA FORZA DI ALZARE IL TONO PER DIRE CHE IN PRATICA INDIETRO NON SI TORNA, RIALZANDO ANZI LA POSTA CON LA RI-PROPOSIZIONE DELLO IUS SOLI. SEGUITO A MENO DI 24 ORE DI DISTANZA DA PAPA FRANCESCO.

Roma, 20 Agosto 2017
Giuseppe Bellantonio 
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Oltre ciò - specie per le parti informative a contenuto storico e/o divulgativo - i Lettori, ovvero quanti comunque interessati alla materia, che possano ritenere ciò utile e opportuno, potranno suggerire delle correzioni e/o far pervenire qualche proposta. Proposte che saremo lieti di valutare ed elaborare.  

venerdì 18 agosto 2017

GLI UNTORI DEL TERRORE, ANCORA IN AZIONE!


LA SPAGNA, L'ITALIA, IL MONDO LIBERO, PIANGONO PER LE VITTIME DELL'ATTENTATO DI  BARCELLONA.
UOMINI SENZA VOLTO CHE COLPISCONO ALTRA GENTE A LORO SCONOSCIUTA, SENZA VOLTO.
UN CRUDELE FIL ROUGE LEGA CHIARAMENTE TUTTO QUESTO ORRORE NEL MONDO, UN ORRORE CHE HA I SUOI SOLERTI OPERATORI, DEI FIANCHEGGIATORI, DEI FINANZIATORI, DEI COMPLICI.
ED I COMPLICI SONO SPESSO QUEGLI 'INSOSPETTABILI' CHE SONO AL NOSTRO FIANCO, PRONTI CON IL CIGLIO UMIDO E CON PAROLE DI FUOCO.
IN REALTA' COMPLICI DEL TERRORE,
IL TERRORISMO, LE BOMBE, LE RAFFICHE DI MITRA CONTRO GLI INERMI,  NON SONO SOLO QUELLI DI BARCELLONA, DI MADRID, DI PARIGI, DI LONDRA, DI STOCCOLMA O DI QUALCHE ALTRA CITTA' .
IL TERRORE E' CONTRO TUTTI E TUTTO, IN TUTTO IL MONDO: NESSUNO PUO' DICHIARARSENE AFFRANCATO.
ECCO ALLORA CHE IL LUTTO DI BARCELLONA, E' UN LUTTO DI TUTTI, IN TUTTO IL MONDO: PERCHE' AD ESSERE COLPITA E' LA NOSTRA CIVILTA', IL NOSTRO MODO DI VIVERE, LA NOSTRA STORIA, I NOSTRI COMUNI VALORI.
VIGILIAMO TUTTI CONTRO CHI SEMINA IL TERRORE, MA ANCHE CONTRO CHI LO FIANCHEGGIA IMPONENDO UNA TOLLERANZA A SENSO UNICO.
UNA TOLLERANZA CHE E' CONTRO LA STORIA, CONTRO L'ANIMA CRISTIANA DEI POPOLI, CONTRO GLI STESSI POPOLI DELLE NAZIONI ED I LORO DIRITTI PIU' ANTICHI E CONSOLIDATI.
UNA TOLLERANZA VERSO UN'INVASIONE PERSINO SOSTENUTA, AIUTATA, FIANCHEGGIATA, DESTINATA A FAR VACILLARE LA VECCHIA EUROPA PER FORSE SOSTITUIRLA CON UN MODELLO DIVERSO. 
UN ALTER CHE GIA' VEDE ALACREMENTE AL LAVORO I FAUTORI DEL 'PENSIERO UNICO' , COLORO CHE NON TOLLERANO LE CRITICHE NE' UN PENSIERO DIVERSO DAL LORO.
SOPRAFFATTORI COSI' COME SONO SOPRAFFATTORI I TERRORISTI E CHI LI ARMA.
SOPRAFFATTORI CHE - ALLA LUCE DELL'ESPERIENZA STORICA - CI STANNO FORSE PORTANDO VERSO UN PORTO SICURO: UNA GUERRA CHE DILANIERA' L'EUROPA E FORSE IL MONDO, MOSSA DA CHI CREDE ESCLUSIVAMENTE DI POTER IMPORRE LA PROPRIA FORZA.
VIVA LA SPAGNA! VIVA IL MONDO LIBERO!
CORDOGLIO PER LE VITTIME DI BARCELLONA, I FERITI, LE LORO FAMIGLIE!

Roma, 18 Agosto 2017
Giuseppe Bellantonio

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martedì 1 agosto 2017

QUANDO UN POPOLO PERDE LA PROPRIA IDENTITA'

Quando un popolo perde la propria identità
Da "Passa ‘a bandiera, passa a Patria e o’ Re", ai vessilli sporchi e stracciati dei nostri giorni
di Salvatore Sfrecola

Sporca, ridotta a brandelli la bandiera nazionale, il “Tricolore Italiano”, come si esprime all’Art. 12 la Costituzione, è il simbolo di un Paese che non crede in sé stesso, che non riconosce la propria identità. 
Ovunque è così nell’Italia di questi anni e duole che siano  in queste condizioni soprattutto le bandiere all’ingresso delle scuole di ogni ordine e grado laddove si formano, o, meglio, si dovrebbero formare i futuri cittadini, non solamente quelli che iure sanguinis lo sono dalla nascita, ma anche coloro ai quali la cittadinanza si vorrebbe attribuire in base al cosiddetto ius culturae, se dovesse essere approvato il disegno di legge in discussione al Senato. 
Quale cultura, quale rispetto per l’Italia possono acquisire giovani provenienti da ogni parte del mondo nel vedere come viene trattata la bandiera nazionale proprio nelle scuole che sono invitati a frequentare per ottenere la cittadinanza italiana? Senza che si levi una qualche protesta, ma soprattutto senza che le autorità sovraordinate intervengano richiamando all'ordine presidi e direttori didattici, funzionari dello Stato evidentemente senza dignità della loro funzione. 
Come potranno i migranti, così generosamente accolti, integrarsi, il che vuol dire percepire il senso della identità nazionale, quella fatta di cultura, di storia, di tradizioni. In particolare di quella unitaria realizzatasi nel Risorgimento, quando quel vessillo dai tre colori. Verde, bianco, rosso, fu per la prima volta alla testa dei soldati del Regno di Sardegna, come volle il proclama del Re Carlo Alberto del 23 marzo 1848 in vista dell’ingresso il Lombardia per rispondere alla richiesta che Gabrio Casati gli aveva rivolto a nome del Governo provvisorio milanese. Alla prima guerra di indipendenza contro il “nemico storico”, per dirla con le parole del mite Luigi Einaudi, all’indomani del 4 novembre 1918, quando, come abbiamo tutti appreso dal Bollettino della Vittoria firmato alle ore 12 di quel giorno dal Generale Armando Diaz, “i resti di quello che fu uno dei più potenti eserciti del mondo” risalivano “in disordine e senza speranza le valli che avevano disceso con orgogliosa sicurezza”.
La bandiera, ovunque rispettata ed amata al di là del credo politico, perché quei colori sono di tutti, di destra o di sinistra. La bandiera ovunque è il simbolo della nazione e del suo orgoglio. Basta pensare agli Stati Uniti d’America, spesso impropriamente richiamati quale esempio dell’apertura allo ius soli, che lì c’è, ma che vale esclusivamente per i figli di chi è legittimamente presente sul territorio, cosa sempre trascurata.
Qualche mese fa Il Messaggero denunciava il caso di Villa Leopardi, nel romano quartiere Africano, in via Makallè, dove, sui pennoni della biblioteca comunale, il Tricolore non c’era più, ridotto ad uno straccio con la striscia bianca e quella verde divorate dal tempo.
Immaginavo che sarebbe andata così quando fu approvata la legge sull’esposizione della bandiera nazionale. Ero certo che sarebbe stata interpretata “all’italiana” (quanto mi addolora questa espressione!). Perché la bandiera non deve essere esposta continuativamente sugli edifici pubblici ma, ai sensi dell’art. 2, comma 1, della legge : Legge 5 febbraio 1998, n. 22 ("Disposizioni generali sull'uso della bandiera della Repubblica italiana e di quella dell'Unione europea") “per il tempo in cui questi esercitano le rispettive funzioni e attività”, il che vuol dire, per le scuole, “nei giorni di lezioni e di esami” (art. 4, comma 3, del Decreto del Presidente della Repubblica 7 aprile 2000, n.121 ("Regolamento recante disciplina dell'uso delle bandiere della Repubblica italiana e dell'Unione europea da parte delle amministrazioni dello Stato e degli enti pubblici"). Il che esclude che siano esposte di notte e in tempo di vacanze.
Le bandiere esposte giorno e notte col sole o con la pioggia degradano nel giro di pochissimo tempo e diventano assolutamente irriconoscibili. Uno spettacolo desolante che la dice lunga sul senso dell’italianità dei contri concittadini che, alla visione di quella bandiera vilipesa non insorgono, se non in pochi casi, peraltro inascoltati. Con questo spirito nazionale il Paese non riesce a risorgere, come fece un tempo, più di recente dopo la guerra perduta e le lacerazioni che ne sono seguite.
Bandiere che non hanno più neanche la forza di sventolare per ricordare a giovani e anziani la nostra storia, chi siamo. Forse perché non lo sappiamo, perché abbiamo avuto cattivi maestri che mano mano hanno fatto perdere alle giovani generazioni il senso dell’appartenenza, quella che oggi in qualche modo vorremmo riconoscere nei migranti per effetto dello ius culturae, attraverso un ciclo scolastico in istituti al cui ingresso la bandiera è necce condizioni che tutti possiamo constatare. Impareranno che non c’è rispetto per la nostra storia, come per l’autorità dello Stato. 
Quanta differenza con gli Stati Uniti dove le bandiere sventolano immacolate su ogni casa, dove bianchi, neri, gialli si sentono effettivamente americani, come abbiamo imparato a conoscere dai film di guerra che esaltano il soldato USA, spesso di colore in un reparto comandato da un ufficiale di colore. Laddove la Patria è un valore di tutti.
Un tempo era così anche in Italia, un sentimento che è anche un’idea consegnata in una canzone dall’inconfondibile accento partenopeo, “Passa a bandiera, passa a Patria o Rre”, spesso richiamata nelle rievocazioni della Grande Guerra.
Mi perdoneranno i lettori di fede repubblicana. Ma converranno certamente che bandiera e Patria sono inscindibilmente connessi come o’ Rre, per chi si è abbeverato ai valori di libertà del Risorgimento e dell’Unità nazionale.
Non esistono convenzioni internazionali sull'uso della bandiera (flag etiquette), ma le linee di comportamento seguono regole comunemente accettate. E sono tali da garantire una esposizione della bandiera che eviti il degrado che denunciano le nostre. In primo luogo la bandiera viene esposta dall'alba al tramonto, alzata vivacemente ed abbassata con solennità, non deve mai toccare il suolo né l'acqua. 
Mai può essere usata come copertura di tavoli o sedute o come qualsiasi tipo di drappeggio. Non può mai essere esposta in posizione inferiore ad altre rispetto alle quali deve occupare la posizione privilegiata.
Regole logiche che attestano un senso di rispetto che dobbiamo assolutamente ritrovare.

28 luglio 2017






domenica 30 luglio 2017

A FIRENZE L'ETRUSCA DI LILLY BROGI



L’ETRUSCA TRA I COLORI DI TUSCIA

Il 2 Agosto 2017 - alle ore 15, presso l’Auditorium Spadolini del Palazzo del Pegaso sede del Consiglio Regionale della Toscana -, avverrà l’inaugurazione delle Mostra di Lilly Brogi: una tritematica, fra pittura, poesia e scultura. 
Gli intervenuti - tra i quali Autorità e nomi prestigiosi dell'Arte e della Critica - potranno ammirare la statua policroma dedicata alla Etrusca, che sorregge in una mano la luce rischiarante rappresentante il futuro dell’umanità e nell'altra la rappresentazione di quella dimora primigenia che, partendo dai primi insediamenti, si sviluppò fino alla moderna complessità urbana. 
L’incontro vedrà protagonisti i seguenti relatori: per la mostra artistica Ornella Fiorentini, per la poesia Anna Balsamo, per la biografia Daniele Menicucci e per i rapporti esterni Carmelina Rotundo
Nella serata verrà rinnovata la presentazione dell’Antologia Pianeta Donna con la presenza degli Attori Daniele Ambrosini e Franco Costantini, che allieteranno i presenti con un récital di testi scelti dall’Antologia stessa e dall’ultimo libro di Lilly BrogiBonjour Ameriga Ameriga”, dedicato a Papa Francesco e una pérformance canora di Jakline Nakash - vedova dell'indimenticabile Genio innovativo dell'Arte Contemporanea, il pittore Dario de Blanck y Menocal, Accademico dell'Accademia di Alta Cultura - che, accompagnandosi con la chitarra, canterà La vie en rose.
E' significativo delineare il personaggio Lilly Brogi che, reduce da numerosissimi eventi artistici, alcuni sviluppatisi in sedi prestigiose, porta avanti l’immagine dell’Arte, suo primo e grande amore, in nome del quale si pone sempre in un'ottica innovativa ancorché fortemente ricca di energie creative. 
La sua vèrve artistica ha conosciuto la produzione surrealista dell'olio su tela surrealista, quello aneddotico con figure esultanti alla giovinezza, quello ancora della rappresentazione delle città del suo cuore, Firenze e Livorno - con sempre presenti i soli trini, così da sottolinearne il massimo fulgore, al pari delle piccole case poste fra i paesaggi toscani, così rappresentando la contrapposizione all'aspetto paesaggistico del centro della propria intensa spiritualità nella completa semplicità delle dimore del proprio essere interiore, spirituale.  Tutto ciò, esaltato dall'uso capace e fluente di colori vivi, utili ad ancor meglio sostenere i contenuti intellettuali delle proprie scelte nelle varie tematiche connesse all'informale. 
A tale riguardo, vanno certamente ricordate le opere che Lilly Brogi ha dedicato al pensiero mediatico e che comprendono fiori, città, paesaggi e quel sempre presente arco universale celeste che presidia alle dinamiche ed ai flussi energetici dell’intera umanità. Nello specifico, vanno ascritte le sculture raffiguranti scultura la Bambola Mediatica e Giocavo a Palla con la Luna: veri e propri archetipi ancestrali di un'Artista che marca energicamente il proprio percorso, fatto di complessa medianicità e di grandi sentimenti.
Ricorda ancora Peter Michael Musone - uno Scrittore e  Critico d'Arte italo-americano molto conosciuto e apprezzato, trasferitosi a Firenze fin dagli anni '90, partecipando ai moltissimi eventi organizzati presso la Galleria d'Arte La Pergola Arte di Firenze -  che ha tracciato la presentazione dell'evento, che comunque la vera protagonista di questa Mostra del 2 Agosto 2017 è l’opera dedicata all’Etrusca ""...una statua policroma supportata dal pathos che lo spettatore riceva dalla figura longilinea che sostiene fra le mani i simboli della vita stessa: il fuoco, che rappresenta la luce, espresso dalla lanterna portatrice di albe future e la terra lavorata, rappresentata dalla tipica costruzione umana caratteristica dei primi insediamenti Etruschi.  Visione affascinante quella Etrusca colorata come una “ombra della sera” che cerca di carpire i segreti per l’odierna umanità in quel cielo che si staglia terso nella terra di Tuscia. Civiltà Etrusca che è sbocciata e scomparsa misteriosamente ma che tutti i toscani a buon titolo rivendicano come loro diretta ed antica progenie"".
Lilly Brogi sa sempre come stupirci: creando i suoi quadri, le sue sculture... che fra realtà e sogno ci sospingono a porci degli interrogativi affatto banali o superficiali.
Ci ricorda che siamo costruiti proprio con quel calore e con quella gamma variegata di colori e nuances che emanano dalle sue opere proprio attraverso quella attualissima medianicità cromatica dalla quale siamo circondati per effetto indotto dai media e dal Web che martellano lo stile e il ritmo umano, attraverso la quale l'Artista sa modernamente guidarci. 
In un attimo di magia ci consegna quindi l’Etrusca, ricca di quella policromia e di quel  simbolismo che solo lei sa magicamente donarci, quale testimonianza del proprio intimo sentire.
Visioni e sentimenti che Lilly Brogi ha la capacità di trasmetterci, con l'entusiasmo che solo chi possiede il sacro e perenne fuoco della scoperta sa porgere.



martedì 4 luglio 2017

IL CENACOLO MICHETTIANO A SULMONA


Domani sera, 5 luglio, ore 21.00, nella splendida cornice del cortile della Santissima Annunziata di Sulmona rivivranno scene del salotto letterario più famoso d'Italia, 
"Il Cenacolo michettiano"
"A Francavilla su l’Adriatico, alcuni anni fa, nel tempo in cui la casa di Francesco Paolo Michetti accoglieva un florido Cenacolo di pittori, di scultori, di musici e di poeti, Francesco Paolo Tosti , il biondo Apollo Musagete, guidava il coro tra i vasti olivi argentei che ondeggiavano in pace tra l’azzurro del cielo e l’azzurro del mare”. 
I dialoghi, in lingua e in dialetto, secondo una ricostruzione storica delle abitudini di vita nel celebre convento, prendono ispirazione da episodi realmente accaduti, con numerosi spunti comici e iperreali.
A scene di vita quotidiana, tra realtà e fantasia, si alterneranno scene tratte dai romanzi Il Piacere e Trionfo della Morte, introdotte da voci narranti. 
Le musiche romanze di Francesco Paolo Tosti verranno interpretate dal baritono Marco Sperandii, accompagnato al pianoforte da Milena Belousova.

Vi aspettiamo numerosi!

VITTORINA CASTELLANO

venerdì 30 giugno 2017

ARTE: IL 2 LUGLIO, CRAIA E SERAFINI A CANDELARA



2 luglio: una serata d’Arte a Candelara

La Pro Loco di Candelara ha il piacere di invitare la cittadinanza e gli appassionati d’arte domenica 2 luglio 2017 alle ore 21.15 - presso il giardino dell’ex-chiesa di San Francesco all'interno del Castello di Candelara - ad un doppio evento che animerà il magico borgo quattrocentesco. 
Il primo momento vede l’inaugurazione del piatto in ceramica policroma (del diametro di 70 cm) donato al paese dal Maestro maceratese Silvio Craia
La ceramica sarà collocata stabilmente sulla parete esterna prospiciente il giardino esterno alla Sala del Capitano.
Silvio Craia nasce a Corridonia (MC) il 28 febbraio 1937. Frequenta l’Istituto d’Arte di Macerata. È considerato uno degli artisti più significativi della ricerca astratta delle Marche. È un artista che coniuga in sé le istanze ardite delle avanguardie creative della Pop Art, della Neo figurazione, della Land Art e dell’arte Concettuale con quelle della sperimentazione fantastica. Il piatto donato alla comunità di Candelara è un inno al tricolore italiano che si caratterizza per la freschezza e gestualità del colore; il critico Daniele Taddei a proposito afferma: “… pochi segni, leggere tracce, graffi sinuosi come a raccontare una veduta, un paesaggio, il nostro paesaggio che è stato sempre fonte delle sue ispirazioni”.
A questa inaugurazione ne seguirà una seconda, quella della Mostra monografica dedicata all’Artista Leonardo Serafini, terzo appuntamento del “CandelarArte festival”; evento curato da Lorenzo Fattoriche sarà introdotto da Daniele Taddei.
Leonardo Serafini nasce negli anni Sessanta, in un clima di contestazione sociale che forgerà il suo carattere; è un uomo introverso che riesce ad esprimere i suoi sentimenti attraverso le sue pitture. Ha sempre dimostrato una propensione per la pittura anche se ha iniziato a dipingere ed esporre nell'anno 2012, a seguito della morte del padre al quale era molto legato. Il suo linguaggio è di matrice informale, quella che si sviluppa nel Dopoguerra, dove la sofferenza, il malessere, l’insoddisfazione, prendono il sopravvento e guidano nella stesura sulla tela dei propri sentimenti. Nei suoi primi lavori si evince questo stato d’animo mediante i colori: il bianco ed il nero più volte si incontrano e combattono al pari dei momenti della vita dove coesistono il bene ed il male; sono tutti quegli opposti che, nostro malgrado, accompagnano la nostra esistenza. 
La mostra “LOCUS: visioni utopiche della città” di Candelara è dedicata allo studio delle “città oniriche”, ultimo ciclo pittorico affrontato da Serafini; sono esposti quadri dell’inizio di questo percorso e degli altri nuovi realizzati per questa occasione. Il tema dello studio della città è ben radicato nella nostra cultura italica ed in particolare in quella di noi marchigiani. Nel nostro territorio c’è la città di Urbino dove, in epoca rinascimentale, è stato sviluppato il tema della “città ideale”: un insediamento urbano - progettato o solo immaginato - il cui disegno urbanistico riflette, secondo uno schema prevalentemente geometrico, criteri e principi astratti di razionalità, caratteri che spesso si accompagnano ad una tensione ideale e filosofica o ad una forte carica utopica. Ad Urbino il tema della “città ideale” è riassunto - come dice Baldassare Castiglione - in una «città in forma di palazzo» progettata da Francesco Laurana per il duca Federico da Montefeltro. 
Serafini, con la sua poetica pittorica, compie un viaggio introspettivo alla ricerca dei valori morali intrinsechi della propria società, che sono esplicitati nello studio formale dei luoghi in cui la popolazione abita; ecco allora che raffigura queste città, cercando di coglierne le forme essenziali, che sono il cerchio, il quadrato, il rettangolo ed il trapezio, abilmente combinati a ricostruire le complesse architetture del paesaggio urbano contemporaneo. Il risultato è una visione onirica in cui tutto è sintetizzato e razionalizzato. La meta ultima di questa ricerca vede Serafini andare oltre alla reinterpretazione della visione delle città: esse sembrano ormai essere visioni utopiche di un mondo perfetto, immaginato e sperato.
Tecnicamente Serafini predilige supporti in tela dai grandi formati, utilizza colori ad olio, acrilici, stucchi, stesi con spatole e grandi pennelli. Ama anche l’utilizzo dell’oro.
L’esposizione candelarese si compone al piano terra delle grandi tele che emozioneranno il visitatore per la grande forza cromatica della superficie pittorica, mentre nella più piccola sala dell’orologio, al primo piano, è esposto il tesoro di Serafini, le così dette “carte”. Si tratta di opere realizzate su carta fabbricata a mano, prodotta dallo stesso artista attraverso un lungo procedimento; la loro bellezza è data dall’imperfezione dovuta all’artigianalità: nessun foglio può essere uguale all’altro. Già queste carte sarebbero un’opera d’arte ma sono ulteriormente arricchite dal successivo intervento pittorico che valorizza la materica del foglio utilizzato (liscio, scabro o irregolare). 
La Mostra rimarrà allestita presso la Sala del Capitano di Candelara fino a domenica 30 luglio 2017 con il seguente orario di apertura:
·         venerdì, sabato e domenica dalle ore 21 alle 23.
Sarà possibile richiedere visite per singoli o gruppi anche in altri orari contattando il curatore della mostra o la Pro Loco.

Eventi collaterali alla Mostra: domenica 23 luglio, ore 21 Il cimitero: …da luogo dell’oblio a luogo di memoria e arte” visita guidata al Cimitero di Candelara a cura di Alberto Roscetti e conferenza di Valentina D’Aloia con letture tratte dall’antologia “Spoon River” a cura dell’associazione teatrale “Ass. Skenexodia”

Lorenzo Fattori
(curatore “CandelarArte”)



PAROLA AI LIBRI NEI BORGHI D'ABRUZZO

Dalla scrittrice Vittorina Castellano, abbiamo appreso di una bella iniziativa maturata nel contesto dell'Associazione Culturale Teatranti d'Abruzzo di cui è ispiratrice e Presidente.

Parola ai Libri nei Borghi d'Abruzzo

E' un récital con attori e scrittori che daranno voce alle storie della narrativa e della poesia contemporanee da tenersi nei Borghi d’Abruzzo come “medium” per valorizzare e promuovere il patrimonio culturale e artistico, le emergenze monumentali e l’identità del territorio abruzzese.
Un'idea concreta che, itinerando per la bella terra d'Abruzzo, porterà in deliziose cornici, il soffio vitale della Cultura e dell'Arte.
Ecco il calendario degli eventi, che inizieranno da Sulmona il 5 Luglio con 'Il Cenacolo Michettiano':  Roccamorice (il 9 Luglio), San Valentino (il 16 Luglio), Rocca San Giovanni (30 Luglio), Sant'Eufemia (il 2 Agosto), Manoppello (il 4 Agosto), Roccascalegna (il 6 Agosto),  Roccacaramanico (il 17 Agosto), Santa Maria d'Arabona (il 18 Agosto), Catignano (il 21 Agosto), Caramanico (il 23 Agosto).



A beneficio dei nostri Lettori, ecco un breve profilo dell'Artista.
Vittorina Castellano, è nata a Montesilvano, vive a Pescara. Docente di Scienze Naturali, già Presidente dell’Accademia Kronos, è fondatrice e Presidente dell’Associazione Culturale Teatranti d’Abruzzo. Commediografa, attrice e regista, ha scritto e messo in scena numerose commedie. 
Ha pubblicato i libri “Un po’ d’Abruzzo nel cuore”, “Lu ponte de Pescare” e “Niente è come sembra”. 
Le sono stati conferiti numerosi premi tra i quali: Città di Cattolica - Pegasus Literary Awards, Macroproblemi Club Roma, Fondazione Veronesi di Milano, Giulio Natta Politecnico di Milano, Luigi Dommarco di Ortona, Golden Selection di San Marino, Medaglia del Comune di Roma alla carriera e Premio Europeo scrittori delle Associazioni culturali Club Roma e L'Età Verde, Premio alla Cultura Internazionale al World Literary Prize di Parigi. (fonte: Pegasus Edition)