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mercoledì 10 agosto 2016

...IN PARTENZA PER L'AFRICA?

Gli analisti politici, sono per molti aspetti come i future planner in economia: gli analisti, attraverso la disamina di situazioni e comportamenti del contesto socio-politico si affannano non solo a trovare spiegazioni (che abbiano peraltro il pregio di… non smentire gli stessi analisti!) sugli avvenimenti correnti ma anche sugli scenari che conseguenzialmente possano prospettarsi.  Il tutto, comunque in un’ottica di brevissimo/breve periodo, poiché, là dove vi sia instabilità e indecisione del contesto sociale e finanziario, la risultante politica non può che essere debole, e viceversa.                                                                  Gli esperti in ‘pianificazione del futuro’ (ossia, i future planner), studiano i contesti economici, finanziari e politici di tutto il mondo, le tendenze e la stabilità dei mercati, le condizioni dei consumatori/fruitori, dati e statistiche dei flussi di beni e servizi, dopo di che tirano le loro somme per ‘pre-vedere’ quali potranno essere ‘con la massima ragionevole certezza’ gli scenari nei quali si dovranno muovere e confrontare aziende produttrici di beni e di servizi.                   Com’è agevole rilevare, i future planner non possono che essere pochi, poiché le loro particolari caratteristiche ne fanno una schiera ridottissima ma di fortissimo impatto qualitativo: pagati, e giustamente, con cifre da capogiro influiscono considerevolmente sulle linee strategiche di medio/lungo periodo delle aziende che si rivolgono loro, influenzandone le scelte a livello decisionale.      Costoro, non appaiono mai: dotati di elevate capacità, lavorano con efficienza e grande discrezione, custodi dei forti interessi dei committenti. Diversamente dagli analisti politici, che per lo più sono sempre in vetrina.                     Gli analisti politici sono invece tanti (forse troppi… un po’ come gli esperti di calcio: al bar dello sport!)  e troppo spesso si confondono con il ruolo del commentatore politico, seppur di rango.  Si muovono in scenari frenetici, in cui le incognite del giorno dopo sono già considerevoli: così che l’analista politico è diventato più il commentatore di fatti avvenuti o in rapido itinere, che un soggetto in grado di pre-vedere persino in modo approssimato cosa accadrà, quali schieramenti cederanno o si rafforzeranno, oppure che tipo di alleanze si potranno definire.                                                                                                   In sintesi: uno scenario del tutto fumoso e ondivago, che sfugge spesso ai criteri della logica, dove insiste anche la variabile degli analisti schierati a priori ora con questo ora con quel soggetto, così subendo influenze che non possono che rendere inaffidabile la sostanza del loro compito effettivo.     Fintanto che si ragionerà in modo preconcetto, già ideologicamente schierato, non emergeranno soluzioni nell'interesse del Paese: le soluzioni, pur se possono accostarsi ora alle linee concettuali di una parte ora dell’altra, se sono prese nell'interesse di una Nazione non possono avere colore ovvero tendenza. Se così fosse, ognuno che si avvicendi ai vertici, non farebbe altro che tirare fuori da un qualche cassetto polveroso delle soluzioni (o dei sogni irrealizzati…?) datate e molto probabilmente superate – in toto o in parte – dall'evolversi dei tempi e degli scenari complessivi.                                                                                                  Questa premessa potrà agevolare la migliore comprensione quantomeno dei ruoli: tenendo presente che i vertici politici di ogni Nazione si circondano di tutto uno stuolo di esperti… Per così colmare le 'zone d'ombra' della propria preparazione.                                                                                                        Tra poche ore sapremo da Mosca quali intese avranno saputo trovare i leader di Russia e Turchia: sicuramente non si tratta di un incontro banale o solo formale.  Entrambe le parti intenderanno dare prova di determinazione e rapidità decisionale, cercando di ‘sparigliare’ i progetti ovvero i passi già intrapresi da altri, adottando decisioni di forte impatto: ma il più di questo incontro certamente non si saprà, specie se ci sarà una sostanza da salvaguardare ovvero circa la quale si impone cautela. Le reciproche diffidenze di fondo, dovranno essere superate dall'attesa di vantaggi così consistenti da giustificare prese di posizione delicate o forti. Vedremo: personalmente, penso che se qualcosa dovesse accadere, emergerà in coincidenza con le elezioni USA.          Ma a proposito di Turchia…  Qualcuno ha visto o sentito la Germania, in questo momento di forte turbolenza? Quella stessa Germania che non ha guardato in faccia nessuno pur di imporre la preminenza del suo sistema e la prevalenza dei suoi affari, pianificando a proprio vantaggio una serie di azioni economico-finanziarie-imprenditoriali in territorio turco.    Incluso quello ‘strano’ meccanismo di finanziamento da parte della UE alla Turchia – una sorta di pay-per-refugee – per trattenere lì, in sconfinati campi di raccolta, coloro che provengono – in modo incontrollato e pericolosissimo, ancorché inumano – da altre Terre: sembrerebbe che vi siano già ospitati ca. tre milioni di rifugiati.  Una nuova ‘prigione’ per gente senza un futuro certo nella propria Patria, ma dal destino altrettanto incerto.  Una cifra enorme, non facilmente gestibile: ma cosa accadrebbe se il Governo di Ankara dovesse decidere di tagliar corto con le indecisioni europee?    L’Europa, se da un giorno all'altro dovesse essere posta di fronte al dilemma di ‘cosa fare’ e di dove e come ‘accogliere’ questa enorme massa umana, farebbe sicuramente corto circuito: la fine, già segnata da sinistri scricchiolii, sarebbe irreversibile.                                                                            Ma tutto ciò vuol dire anche che - come se niente fosse, con soave leggerezza; come potrebbe chiosare un poeta - si continua con gli errori, specie nelle valutazioni di politica estera: dalla Francia – alla prese con fenomeni serissimi, per molti prodromici ad una sorta di implosione - alla Germania, agli USA – che hanno preferito dare il loro sostegno agli strani nuovi governi di Libia e Ukraine piuttosto che mediare seriamente con Mosca, rispolverando peraltro una nuova ‘guerra fredda’ – e che poco continuano a capire dello scacchiere Orientale e della mentalità araba e musulmana, non riuscendo a calarsi in quella realtà…                                                                                                                  Tutto all'insegna delle bombe, della morte, per combattere altre bombe e altra morte… In una dimensione dove in Afghanistan – probabile palude di americani & C., dopo essere stata palude sovietica - sembra lontanissima la normalizzazione e quindi la pace; mentre anche in Iraq – qui stendendo un velo pietoso sugli ‘errori’ inglesi e quindi USA, che hanno accreditato Saddam di armi chimiche e batteriologiche – la pace è ancora una chimera; pace (se così si può definire) che sembra invece dietro l’angolo ad Aleppo, aprendo spiragli positivi per il regime di Assad…  Tutte mosse e mossette improntate al business, per acquisire vantaggi, come sembra essere l’attuale chiave di lettura anche in Libia: in una terra divisa tra presenze a sostegno di Tripoli e interessi squisitamente francesi a sostegno di Tobruk… con tutto il gioco delle alleanze, tirate in ballo per far sporcare a tutti le mani con la marmellata: marmellata che in realtà in pochi mangeranno…                                                                                                 Rifugiati, profughi, emigranti, clandestini… Nella sostanza, esodi di massa che mascherano e alimentano il business degli sbarchi e dell’accoglienza; veri rifugiati (pochissimi, in percentuale); veri clandestini (la stragrande maggioranza) che vengono con pretese ben chiare e precise, il 75% dei quali – in partenza dalle coste africane verso nord - diretto verso l’Italia e il 25% verso la Grecia, accampando diritti che neanche i cittadini regolarmente residenti hanno; migliaia di minori ‘non accompagnati’ scomparsi, sbarcati ma scomparsi nel nulla, gettati allo sbaraglio, nelle mani degli sfruttatori del mercato delle false adozioni, dei trapianti illegali, delle elemosine, dello sfruttamento più bieco anche sessuale: almeno 10.000 secondo i dati Europol (stampa, Maggio 2016); terroristi mescolati ai clandestini e impossibili da identificare, confusi abilmente nella massa; mercanti di uomini arricchiti dalla sollecitazione al pietismo … Limpido e cristallino il commento di uno di costoro intervistato alla frontiera di Ventimiglia: ‘ma perché ci hanno fatto venire, se non ci sono sbocchi?’: la domanda dovrebbe essere girata alla maggior parte dei politici europei, italiani in testa. I nostri politici sono miopi, seguendo la miopia – ma anche la cattiva fede – di un’Europa incapace di decidere, di sostenerci adeguatamente, di dire ‘basta!’ a questo traffico umano.                                                                     Perché non si può dire che così se si è realmente colpiti dalle decine di migliaia di morti nel corso di questi viaggi di disperati, o di questi ‘nuovi schiavi’ - come qualcuno li chiama – che si muovono sulla direttrice nord-sud -; perché non si può che inorridire di fronte alle migliaia di minori spariti nel nulla, alle migliaia di persone che vanno ad alimentare il mercato del sotto-lavoro, del lavoro nero, della prostituzione, dello spaccio di droghe…                                           Ecco, che allora tutto questo tragico contesto assume nuove forme, con bombe che cadono dal cielo con la stessa facilità con cui il formaggio cade sui maccheroni, terrorismo che presenta il conto a quelle nazioni che hanno confinato nelle periferie delle loro città una sotto-società di fatto di serie B…               Le stesse elezioni americane sono aperte a ogni risultato: anche se il fronte anti-Trump si rafforza, la Signora Clinton non affascina, specie perché agli occhi dell’elettorato non rappresenta alcunché di nuovo. E gli americani, quando votano, votano sempre o per il cambiamento o per mantenere il cambiamento: anche se Obama, e quindi il Partito Democratico, ha saputo dare risposte vigorose alla disoccupazione negli USA, creando milioni di nuovi posti di lavoro, e superando il forte dissesto che aveva colpito le banche e quindi il sistema. Vedremo se il fresco candidato outsider USA, il classico ‘terzo incomodo’, sbaraglierà – ma anche ‘toglierà dagli impicci’ – repubblicani e democratici.                  Ma mentre il mondo scricchiola paurosamente, in Italia siamo lacerati dalla questione Roma (chi ricorda lo slogan 'AMA-ROMA'?); dal prossimo Referendum (vota SI, vota NO… senza chiarire ai poveri cittadini cosa comporterà votare per il SI e cosa votando per il NO); da una ripresa lentissima (già in ritardo di almeno tre anni rispetto al resto d’Europa: è stata sempre tenue e fragile e oggi è di fatto piegata su se stessa, ferma); dalla falsa speranza che per le elezioni qualcosa si rompa davvero a sinistra; da un fetore insopportabile che si alza da giardini, piazze e strade d’Italia, mutate in fogne a cielo aperto da chi sostiene che questa è la nostra vera realizzazione, la nostra chiave per il futuro… Cercando di convincerci che tutto ciò si chiama ‘accoglienza’, e che stiamo svolgendo una indeflettibile missione ‘di salvamento’.             Personalmente, ferma restando la correttezza morale e quindi materiale di una Chiesa che mette in pratica i propri enunciati più sacri, mi sorge il dubbio che per ciascuno di questi soggetti ‘salvati’, che hanno percorso su barconi sgangherati il corridoio di mare che dalle coste libiche li porta in Italia, in realtà io possa essere anche solo moralmente potenziale complice di chi in pratica sfrutta costoro, facendone tratta e sottoponendoli anche a violenze; sono complice se  questi poveri esseri andranno ad infoltire le schiere del crimine; sono complice di coloro che indirizzeranno le donne alla prostituzione o allo spaccio; sono complice di chi, senz'anima e senza coscienza, non si fa scrupolo di fare commercio con le più giovani di queste creature: con i bambini.                      Gli indifesi per eccellenza!                                                                           E forse ce la siamo meritata questa ‘chiave’, questa ‘soluzione’ di cui ci dicono che non possiamo né potremo fare a meno…                                                  A meno che… a meno che non ci mettiamo in coda, per vivere il fenomeno inverso, lasciando questa nostra terra che rischia di divenire inospitale: per prendere il primo barcone che dall'Italia potrebbe portarci sulle coste africane.         In fondo, secondo la teoria delle ‘sette mamme’, il DNA mitocondriale pare che ci riconduca ad una ‘mamma’ africana: centro-sud africana; per noi, in effetti, si tratterebbe di un possibile ritorno alle origini.

Roma, 9 Agosto 2016                  Giuseppe Bellantonio

NOTA : A SEGUITO DI UN COMMENTO, IN DATA 10 AGOSTO E' STATA INVIATA LA SEGUENTE RISPOSTA

Grazie, Carlo, per il gradito commento.
Colgo l'occasione per rispondere anche a qualche Lettore che mi ha fatto pervenire le proprie perplessità sul concetto di INTEGRAZIONE.
A mio avviso, il concetto viene sostenuto ad oltranza: da chi ha funzioni socio-politiche, piuttosto che non dalla 'gente comune'.
L'INTEGRAZIONE è fallita, ed i risultati sono sotto gli occhi di tutti: Francia, Germania... persino in quell'Inghilterra che seppe impostare un contesto migliore di altri.
Oggi possiamo parlare solo di una società MULTIETNICA piuttosto che non di INTEGRATI ad un sistema sociale e politico preesistente. a possibile attività di ARMONIZZAZIONE deve tenere conto che i flussi sono composti da persone provenienti da contesti diversi, comunque caratterizzati da inquadramenti sociali-religiosi-economici molto diversi dai nostri e che queste persone portano con sè ovunque vanno. Non parliamo poi del retaggio che caratterizza la loro considerazione della condizione della Donna: distante anni-luce da ogni contesto occidentale.
Queste persone seguono ancora lo schema dei gruppi sociali e famigliari, che fanno riferimento ad una figura forte di riferimento, a sua volta in strettissimo contatto con chi presiede agli affari, alla dimensione religiosa, all'indirizzo e gestione della polis e quindi politico. E tra di loro, queste persone si controllano a vicenda: seguendo i rispettivi comportamenti e persino segnalando chi non segue disposizioni, ordini e precetti, e soprattutto i precetti delle 'scritture' di loro riferimento.
Quando lasciano le loro terre, queste persone si portano dietro questo e non altro modello: che è stato valido e indiscusso per centinaia di anni prima di loro. Quindi, come potrebbe INTEGRARSI - e limitatamente a cosa, eventualmente - chi porta con sè questo bagaglio, questo modello, anche nel nuovo e diverso contesto in cui non 'si' inserisce, ma 'viene' inserito?
Anzi, chi con tanta capacità ci governa - specie a livello europeo - sembra non voler capire che proprio l'attaccamento al modello delle proprie radici è il sostegno di queste persone.
Il discorso in sè sarebbe ancora più lungo, ma siatene certi: l'accoglienza e tutto ciò che vogliamo metterci vicino, andrebbe a carte quarantotto se dovessero fermarsi i sostegni finanziari che vengono erogati/riconosciuti.
Un cordiale saluto a tutti e... buona pausa feriale.
G.B.

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domenica 12 luglio 2015

IO STO CON LEONIDA...


... che alle Termopili - nel 480 a.C. - era a capo di una contingente greco di circa 5500 armati, resistette a carissimo prezzo alla enorme pressione sviluppata dalla grande armata guidata dal re persiano Serse, consentendo così ad Atene di potersi meglio difendere e respingere quindi l'invasore.

          Ecco, i Greci hanno recentemente compiuto una serie di atti che ricordano - per coraggio, dignità e senso della Patria - quello di Leonida: solo che, contrariamente a questi, i moderni cittadini dell'Ellade non hanno avuto alleati nelle fila di quel contesto di cui erano pur membri.

           Gli appoggi, a tempo scaduto, sono frutto di una intesa USA-Francia, entrambe preoccupate dal degenerare di una situazione che avrebbe potuto e dovuto essere risolta diversamente, e da tempo.

           Gli USA, partner significativi nell'ambito della NATO, temono che un cedimento della complessiva tenuta greca possa non solo aprire inediti scenari di partnership tanto con la Russia che con la Cina. ma anche una eccessiva flessione nella consistenza (per tagli ai relativi bilanci) dell'esercito greco tale da poter fare ipotizzare possibili ripercussioni sul confine con la Turchia. La Francia - che pure è riuscita, unica, a sforare il tetto massimo del deficit programmato in area UE - sostiene ora con più forza la Grecia, per così difendere se stessa; ma anche per aderire alle sollecitazioni di Washington per aiutare la Grecia in questo delicatissimo momento.

             Delicatissimo per tutti... Ma non per Berlino che, apparentemente, pensa solo a parlare di 'rigore' nulla cedendo a quelle critiche che si fanno sempre più aperte e cocenti nei suoi confronti.

            La Germania... Ma la Germania in quale misura esprime lo spirito europeista dei Padri Fondatori?
             La più parte degli osservatori ormai concorda che l'odierna Unione Europea poco ha a che vedere con l'antico spirito di questi Grandi.
             E la critica più aperta, dapprima a malapena confessata, poi affermata con sempre più marcata energia, è che la Germania - utilizzando soprattutto la leva economica-finanziaria, ma anche una leva politica costante quanto poco appariscente - bada solo ai suoi affari: gli affari e l'economia di una Nazione cui sono stati di fatto sottoposti - o sottomessi - gli altri Stati.
            Oltre lo scatto d'orgoglio della Grecia, Berlino in primis ha subìto l'onta del fallimento della politica imposta in ambito comunitario nei confronti dell'ormai incontrollata immigrazione di massa in atto sulle direttrici sud-nord e est-ovest: Budapest,  ha deciso di costruire una barriera che faccia cessare la massiccia immigrazione clandestina (in nome del mantenimento della propria identità nazionale), a Calais si assiste all'assalto dei tir per poter passare dalla Francia all'Inghilterra, in Italia è sotto gli occhi di tutti - ma non di chi ci governa - lo scempio delle città diventate bivacchi e dormitori all'aperto nel nome di un erroneo concetto di 'accoglienza' e di 'solidarietà' (concetti pienamente condivisibili sotto l'aspetto religioso, ma non sotto quello sociale: che, in quanto tale, deve tenere conto di tutti i fattori e di tutte le priorità della societas e della polis). Quante pacche sulle spalle ci hanno dato: 'bravi', ci hanno detto tante volte, 'generosi' è la qualità riconosciutaci.   
            Ma stiamo pagando a caro prezzo tutto ciò.
            Ma allora: non sarebbe più 'normale' cambiare la graduatoria di questa nostra 'solidarietà', di questa nostra 'accoglienza'?
            Per primi dovremmo aiutare i nostri concittadini italiani 'realmente' poveri, poi quelli più indigenti, quelli rimasti senza lavoro, quelli che cercano lavoro; esaurito ciò possiamo pensare anche a spezzare quel che resta del nostro pane con i famosi 'migranti'. 
             Che tali non sono.
             Sono 'migranti' quei gruppi, anche di diversa specie,   che partono da un luogo per migrare in altro luogo per poi tornare - anche periodicamente - nel primo luogo di partenza.
             Gli altri, nella migliore della ipotesi, sono emigranti: che pochissimo o nulla si lasciano alle spalle, se non le radici della loro terra natia; radici alle quali chi vuol veramente aiutare deve fare di tutto per far restare collegati a costoro, senza invogliarli ad affrontare altre incognite enormi: per loro stessi e per chi i accoglie.
            Ecco, allora: visto che siamo tutti 'Cittadini dell'Europa Unita' (sic!) dovremmo pensare ai nostro confratelli europei in difficoltà, o no?
            Se la Grecia sta affrontando una prova durissima, se il Popolo greco è realmente (ossia, al di là del panorama a tinte fosche che ne dipinge la stampa (manovrata?) allo stremo, perché non aiutarlo con generi di prima necessità e medicine: c'è e qual è la differenza tra uno dei tanti terremoti che hanno colpito disastrosamente l'Ellade e questo terremoto finanziario-economico?
            Se differenza c'è è solo nell'origine del disastro (ma non sugli effetti): in un caso è effetto della Natura, nell'altro dell'uomo; con l'aggravante che, nel secondo caso, altri piccoli uomini continuano a scuotere le fondamenta greche, cercando di non permettere ai Greci neanche di rialzarsi e riprendere l'equilibrio.
            La tecnica è sempre quella, adottata dagli scenari bellici: quella del 'secondo colpo'; il primo tramortisce, il secondo annichilisce (se non uccide).
            Quello che sta avvenendo non ci è del tutto sconosciuto: in Italia, valenti Magistrati e Forze dell'Ordine fronteggiano quotidianamente i fenomeni dell'estorsione e dell'usura, con tutte le loro implicazioni; ecco, ci vorrebbe il loro piglio per valutare se quello che sta subendo la Grecia (e che domani potrebbe colpire noi... o qualche altro Stato della UE) possa essere assimilabile a quelle fattispeci di reato.
            L'Italia subisce pesantissime perdite per le mancate esportazioni in Russia (sotto embargo... ma questa è un'altra storia), il nostro premier dice qualcosa di improntato alla mediazione politica e 'toc' parte la bacchettata di Obama: ma ecco che 'tac' la fatina germanica colpisce tutti di sorpresa stipulando un vantaggiosissimo accordo con la Russia.     Alla faccia delle sanzioni e dell'embargo (che vale però per tutti...meno che per Berlino)!
             Guarda caso, contemporaneamente, la russa Gazprom disdetta l'intesa con la nostra Saipem proprio mentre la prima piattaforma italiana si sta posizionando per iniziare le prospezioni in acque russe...  Lavoro perso, guadagni persi, per noi Italiani: guarda caso, quasi in contemporanea con il vantaggioso affare tedesco: possiamo dire o no, filosoficamente, che ciò sia da attribuire ai 'casi delle vita'?
              Non ho però sentito le strida di una qualche governante per questo scandaloso agire! Tutti sotto anestesia german-europeista?
             Questo episodio sembra proprio parente dell'altra scandalosa decisione comunitaria, più anti-italiana che altro: si potrà fare il formaggio...senza latte, bensì utilizzando la polvere di latte.   Che non è la stessa cosa.
              A me, uomo della strada, tutto sembra irreale: come se una mano invisibile ci schiacciasse da dietro la nuca, per impedirci di risollevarci.
             L'ultima novità è che, nel pacchetto per poter 'benedire' da Berlino l'aiuto in extremis alla Grecia, potrebbe entrare la concessione da parte di Atene di una vasta area portuale - gestita esclusivamente da Berlino, come fosse una sorta di enclave -, da utilizzare come fanno Russia e Cina con le loro due analoghe strutture portuali.
              Se mai ve ne fosse bisogno, conferme dell'agire tedesco: esistiamo solo noi, e gli altri si devono adeguare; e chi non è con noi, è contro di noi.
              Un elemento gravissimo, che - andando indietro nel tempo - risale all'esplodere della bolla speculativa USA con il dramma-truffa di mutui e c.d. 'derivati', è che non è stato adottato alcun meccanismo borsistico per bloccare sul nascere quella speculazione che si scatena in situazioni similari.
              Chi ha dato un eccellente esempio all'Occidente evoluto e capitalista? Pechino! I governanti cinesi hanno dimostrato in poche mosse non solo la loro capacità ma anche che - volendo - si può arginare la speculazione che si muove attraverso il sistema delle Borse.
              Ecco, parafrasando le recentissime (e per molti, scomodissime) parole di Papa Francesco, è la speculazione che emana quel tanfo greve che viene dallo sterco del Diavolo!

Roma, 11 Luglio 2015                                      Giuseppe Bellantonio


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venerdì 10 luglio 2015

LA MIA GRECIA

L'odierno numero de  "La Persona" - trimestrale del periodico "Il Riflettere" - organo ufficiale dell'A.I.A.C. (Associazione Internazionale di Apostolato Cattolico www.aiac-cli.org ) presieduta dall'eclettico Gennaro Angelo Sguro, è dedicato interamente alla Grecia.     La '...mia Grecia' come nostalgicamente ama porre l'accento il Presidente Sguro, ricordando le origini dei suoi Familiari.
Gli accenti sono ora accorati ora fortemente critici: ma domina una nota di profonda tristezza di fronte a quella che l'Autore non esita a definire una nuova barbarie.
Sottoponiamo volentieri l'articolo anche all'attenzione dei nostri Lettori, certi della loro attenzione a questa tematica più che attuale, contraddistinta da una carenza di obiettività nell'informazione per così dire 'ufficiale'.
Buona lettura, quindi.
Roma, 10 Luglio 2015                                       Giuseppe Bellantonio
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Cari Amici, Amiche e cari Lettori, la Grecia è stata deturpata come l'Italia dai nuovi barbari, che non mi sento di definire "politici".
I grandi Padri Fondatori dell'Europa hanno intuito dopo i massacri della II° Guerra Mondiale, l'indispensabilità di un’autentica Unione Politica, no quella odierna solo economica.
Bisogna ricordare quanto fu fatto a favore della Germania in termini economici per riunirla.
 
Sta di fatto che a prescindere dalle ruberie del politichese la Grecia non è un paese industrializzato e che la sua maggiore consistenza economica la trae dal
turismo.
 
Opportuno chiedersi ma è questa l'Europa che volevamo e che vogliamo? ...
Sono da sempre un convinto europeista, ma nel senso giusto e equilibrato: cosa inesistente oggi.
Ricordo tra l'altro la cosiddetta "Primavera Araba", che nulla ha avuto di primavera, se non la sistematica destabilizzazione del Mediterraneo.
L’esempio che l'Europa politica non esiste, basti ricordare la Francia che autonomamente (appoggiata dagli U.S.A.) si precipitò a bombardare la Libia.
Guasti che hanno lasciato le condizioni ideali per l'Isis che terrorizza e impera.
Ciò sembra non avere connessione sulla situazione Greca, ma fa capire che l'Europa non agisce insieme.
Così come l’Europa per i confini non accettando, come dovrebbe, le difficile problematiche dell'Italia che geograficamente ha confine sud nel Mediterraneo.
In Grecia sono state ridotti stipendi e pensioni e il Popolo è ormai alla fame. Bisognerebbe trovare un giusto e equo equilibrio per consentire la ripresa e la permanenza della Grecia in Europa. Ma credo che non ci sono né persone ne condizioni sopra accennate per un tale miracolo. Trovo l’attuale questione della Grecia importante e attinente al discorso politico-economico-finanziario.
 
Soprattutto per le possibili conseguenze a tutti i livelli finanziari mondiali. Ma questa è
un’altra storia. Infatti la Grecia non dovrebbe essere solo una questione di
denaro.

La domanda: “Si è chiesto l'occidente quale risultato darebbe oggi
questo referendum” ? … Credo che il risultato non sarebbe così scontato,
visto soprattutto le condizioni del popolo affamato nel corpo e quindi nella
dignità.

Quali sono e dove sono finiti i Diritti Umani? … Bisogna che in Europa
finisca il “RIGORE” e inizi la CRESCITA.
L'Europa suo malgrado dovrà a breve dare un seria e accettabile risposta di autentico cambiamento.

Vi chiedo è mai possibile lasciare la Grecia fuori dall’Europa? ...
Il mio profondo convincimento è NO! …
La mia Grecia è stata ed è la Patria della Politica, della Filosofia, della Matematica ecc.
Comunque vada ci ha donato una occasione molto importante, sia di Democrazia che di Libertà.
Basta in Europa scegliere, come spesso si è fatto fuori dal democratico voto popolare, le persone che
possono essere più idonee per perpetrare ingerenze, interessi e ingiustizie.
L'Europa suo malgrado dovrà a breve dare un seria e accettabile risposta di autentico cambiamento.

A quanto ammonta il debito culturale dell’Europa e del mondo verso la Grecia?
La Giustizia non ha prezzo, ma ha solo bisogno di VERITA’! E la LOGICA è VERITA’, anche se oggi non usata e sconosciuta soprattutto dai burocratici e politichesi.
Grazie mia cara e amata Grecia per questa ulteriore lezione di Democrazia! … Amen! …

                                                                            Gennaro Angelo Sguro
                                                                                     Presidente
                                                          Associazione Internazionale di Apostolato Cattolico

lunedì 9 febbraio 2015

VENTI DI GUERRA


Gent.mi Lettori,
desidero segnalare alla Vs. cortese attenzione i contenuti di un interessante articolo scritto dal Dr. Giampiero Cannella per il sito 'Destra.it'.
L'articolo affronta da una diversa e particolare angolazione uno degli spetti del conflitto che vede comunque come protagonista la c.d. ISIS.
La lettura offrirà spunti di riflessione su una tematica certamente importante.
Di seguito il link per poter accedere direttamente alla pagina web:
http://www.destra.it/isis-orrore-integralista-ma-musulmani-non-sono-tutti-uguali/  
A quest'articolo ho proposto un mio modesto riscontro - visibile in calce allo stesso - domandandomi
come debba essere valutata e quindi interpretata realmente la lunga, lunghissima, crisi che attanaglia un'area sempre più vasta: dallo stretto di Gibilterra, passando per l'Africa mediterranea, il Medio Oriente, l'Ucraina.
Le diplomazie internazionali si dovrebbero interrogare - con la voce dei rispettivi Popoli - sul loro effetti vo ruolo, su cosa abbiano fatto e come, se avessero potuto operare diversamente e come, e quant'altro ...
Siamo realmente certi che le armi possano risolvere ogni problema? O ne creano altri?
Non è che il modo meno sbagliato di affrontare certe questioni - con tutti i "se" ed i "ma" che aleggiano su questo soggetto - sia quello posto in essere da Anonymous?
Ad esempio, ho avuto modo di dialogare con degli Ucraini i cui figli sono impegnati su fronti contrapposti: passato il primo momento, dove - specie per i modi ed i toni con cui la stampa occidentale dipingeva la vicenda - tutto sembrava "quasi" chiaro, ora la situazione sembra non sono meno univoca ma addirittura equivoca.   
Genitori preoccupatissimi per la vita dei rispettivi figli che - e chi può escluderlo? - potrebbero trovarsi uno di fronte all'altro con il dito sul grilletto, pronti a uccidere per non essere uccisi. 
Obbedendo a chi ha dato gli ordini.
Come accade in tutte le guerre.
Solo che, chi morrà, sarà forse morto per una Patria "incerta".
E chi sopravviverà, avrà forse il dubbio se ha ucciso qualcuno che conosceva, e se la parte per cui combatte sia quella giusta.
Già... combatte; ma siamo sicuri che sia il termine giusto? o quello più corretto è "lo fanno combattere"?
Grazie per la Vostra cortese attenzione e un cordiale saluto.

Roma, 9 Febbraio 2015                                                            Giuseppe Bellantonio

Nota del 14-2-2015 : a poche ore da una tregua - quella Ucraina - che si preannuncia già essere precaria, c'è da chiedersi con preoccupazione in che cosa consista realmente l'Europa Unita e come debba essere correttamente rappresentata e da chi; c'è da chiedersi che fine abbia fatto la sovranità degli Stati membri e - conseguentemente - quella dei Cittadini di ognuno di essi; c'è da analizzare con attenzione come si sia determinata la crisi Ucraina, le motivazioni delle parti in causa e quelle dei rispettivi sostenitori, e se è proprio inevitabile che un lungo conflitto si instauri in questa regione: così sommandosi a quelli già in corso e che infiammano parti importanti del Mondo anche a noi prossime - qui ricordo - da Gibilterra alla Libia, dall'Egitto allo Yemen, dalla Siria all'Ucraina. dall'Iraq all'Afghanistan...
Soprattutto mi interrogo se in realtà non vi siano macroscopici, perduranti ed esiziali  errori nella gestione della politica estera di Nazioni che - pur invocando temi importanti come "democrazia", "libertà", "pluralismo", "emancipazione", " diritti umani", "autodeterminazione" - danno il "disco verde" a chi adotti il loro stesso criterio di attribuzione  di valori (o almeno, faccia finta - con serietà - di adottarli), ed attribuiscano il "disco rosso" a chi possa pensarla diversamente.
Si possono eliminare le divisioni, le discriminazioni e quant'altro, creandone di nuove?
Continuo a sostenere che, nel prendere atto delle attuali condizioni del mondo, ogni Popolo, ogni Nazione, debba trovare in sé stessa la forza di regolarsi ossia auto-regolarsi ossia auto-regolamentarsi.  In politica si chiama "auto-determinazione", e credo che se dall'esterno non vi sia chi - a torto od a ragione - "soffi sul fuoco", continui ad essere l'unico modo per un Popolo di trovare, o ri-trovare, la propria dimensione reale.  
Le armi risolvono ben poco, salvo il creare sacche di soggetti che sparano su altri e che - un domani - potrebbero rivolgere quelle stesse armi verso chi, magari, le abbia fornite.
Certo è più sbrigativo mandare armi (specie se i destinatari possano stare dal lato opposto del Mondo) piuttosto che non battersi veramente e quindi con ogni mezzo per la Pace ( che so, anche stabilendo specie di cordoni-sanitari attorno ai focolai di guerra affinché questa non si dilati, adoperando unicamente le risorse disponibili attraverso l'ONU, con i suoi "caschi blu" di interposizione, creando blocchi informatici per l'uso di macchine belliche, ecc.).
Siamo certi che questo sia il modo migliore o unico per abbattere le tirannie, per aiutare le Genti più povere?
Gli interrogativi crescono ogni giorno di più, specie in chi - in questa nostra bella e stremata Italia - si confronta con la realtà imposta dalle difficoltà  quotidiane ed il balletto di chiacchiere e di pessimi comportamenti che continua a venire da un mondo sempre più lontano dal reale: quello della politica.
Oggi, gli stessi soggetti che fino a quindici, venti, giorni fa ci assicuravano che l'Italia non corre che modesti rischi a causa di possibili azioni terroristiche, pur con parole delicate e prudenti indicano sempre più marcati i rischi che provengono dai bacini di coltura del terrore e, in particolare, dalle emigrazioni di massa con sfogo sull'asse Sud-Nord.      Sono gli stessi allarmi (non raccolti) che tanta parte d'Italia ha lanciato già da tempo: così che non si possa escludere (ma, anzi, potrebbe essere considerato più che possibile) che le feroci componenti che inneggiano alla violenza e alla rivoluzione attraverso l'uso delle armi, oggi sulle coste della Libia, nel momento in cui minacciano l'Italia e lo Stato della Città del Vaticano, ma anche San Marino (quindi tre Stati: praticamente guardandoci negli occhi, attraverso i pochi Kilometri di mare che ci separano) che possano già fare affidamento su soggetti già stabilitisi più o meno clandestinamente nel nostro Paese grazie ai massicci flussi di così detti "migranti" collegati con loro.    Mi riferisco in special modo a quelli fuggiti dai Centri di temporanea accoglienza senza poter essere stati filtrati dalle Autorità preposte alla Pubblica Sicurezza. 
E' lecito chiedere al nostro Governo, proprio perché in presenza di un palese e forte pericolo, che venga immediatamente rivisto il nostro approccio con la questione dei c.d. "migranti" (che tali non sono: il migrante è colui che lascia temporaneamente la sua terra di origine, non chi l'abbandona definitivamente), dichiarando a gran voce la cessata tolleranza ad accogliere altri sbarchi proprio in funzione di un pericolo incombente sovrastante ogni possibile valutazione umanitaria: se azione umanitaria deve essere espletata (cure o altro) dovrà essere ridotta al tempo clinico obiettivamente necessario per poi reinviare i soggetti nel paese di provenienza (quello da cui è partito il mezzo clandestino): così come deve essere impostata una immediata azione, non violenta, di contrasto all'immigrazione incontrollata e incontrollabile di natura clandestina.
Dobbiamo proteggerci in questa fase, e non possiamo aspettare che lo faccia una Unione Europea tiepidissima sul tema e palesemente inadeguata in questa fase, dopo la cessata (e anche nobile) parentesi italiana di Mare Nostrum.
E il proteggersi dalla fattispecie terroristica non conosce mezze misure.
E' proprio la Russia, oltre agli Stati Uniti,  una delle Nazioni che ce lo insegnano con maggiore importanza: tolleranza "zero".    Niente buonismi o pietismi (spesso ipocriti): basta camminare per le strade d'Italia per vedere come si stia stravolgendo la realtà etica del nostro Paese, a vantaggio di comunità che in ogni caso si chiudono formando piccole enclave, ancora una volta a conferma che il cavallo dell' "integrazione" non è mai andato al galoppo né al trotto, ed anzi si è azzoppato da tempo.
Se mai, si deve parlare ormai di società "multietnica", originata dall'evolversi di un Mondo (purtroppo?...) globalizzato, rapido nelle sue continue mutazioni (spesso poco controllate e controllabili, ma sicuramente strumentalizzate), perennemente connesso, 24 h. al giorno.
Ecco che allora quella tolleranza che sconfina nella "tolleranza dell'abuso altrui" non può essere più esercitata: chi è in Italia DEVE adeguarsi alle nostre Leggi, rispettandole.   Non si possono sempre e solo pretendere diritti: ancor prima di essi vengono i doveri ed il loro rispetto, poiché se non si rispetta non si può pretendere dio essere rispettati.
Roma, 14 Febbraio 2015  h. 23,55                                Giuseppe Bellantonio
  


PER  UNA  STAMPA  LIBERA  E  INDIPENDENTE
FOR   AN   INDEPENDENT  AND FREE  PRESS
POUR  UNE  PRESSE  LIBRE  ET  INDEPENDANTE


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