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lunedì 8 aprile 2024

VENEZIA 11 APRILE: IMPORTANTE CONVEGNO SU "VIOLENZA DI GENERE - LA FINE DELL'IMPUNITA' "

 

VIOLENZA DI GENERE – LA FINE DELL’IMPUNITA’

Venezia 11 aprile 2024 ore 15.00
presso la “Cittadella della Giustizia” di Piazzale Roma
Tribunale Penale di Venezia

Un incontro di livello assoluto è quello in programma a Venezia,  giovedì 11 Aprile alle ore 15.00 presso il modernissimo Tribunale Penale di Piazzale Roma che, per l’occasione, aprirà le porte non solo a professionisti della materia ma anche al pubblico che già si prevede notevole su un tema scottante: “La violenza di Genere – La fine dell’Impunità” con la partecipazione straordinaria di Isabelle Rome, Magistrata di Francia, già Ministro per l’Uguaglianza di Genere e le Pari Opportunità del governo francese, e oggi Primo Presidente di Camera della Corte d’Appello di Versailles.

L’evento di Venezia, chiude la trasferta di tre giorni in Italia dell’importante Magistrata francese protagonista sia a Novara che Milano e ora a Venezia di una battaglia di giustizia e libertà contro la violenza di genere.

L’evento è stato fortemente voluto da Paola Bergamo, Presidente del Centro Studi MB2, Monte Bianco – Mario Bergamo per dare un tetto all’ Europa, in co-organizzazione con il Tribunale Penale di Venezia nella persona del Presidente dei GIP Luca Maria Marini.

Non è la prima volte che Isabelle Rome e Paola Bergamo conducono insieme una battaglia di giustizia e uguaglianza e, nel comune sentire europeista, intendono, anche in una comparazione tra ordinamenti giuridici, segnare la via per porre rimedio ad un problema grave, che non ha certo confini nazionali, e che funesta, sul piano socio culturale la società. Diventa perciò fondamentale e urgente individuare i percorsi che vedono proprio nello strumento giuridico, non solo uno strumento preventivo, coercitivo e dissuasivo ma uno strumento capace di trasformare la società ponendo rimedio ad un grave allarme sociale, frutto di una costruzione secolare , basata sul modello del potere maschile sul femminile.

E’ appena stato pubblicato in Francia l’ultimo libro di Isabelle Rome, “La fine dell’Impunità”, che poi dà anche il titolo all’Evento di Venezia ed è ormai prossima anche l’edizione in Italia. Isabelle Rome è la paladina di una battaglia condotta per la tutela dei diritti delle donne, a favore dell’uguaglianza di genere, della fratellanza nonché della lotta contro la violenza non solo coniugale. La violenza contro le donne deve essere punita. Nessuno può restare impunito. Questo è il punto focale.
Per l’importanza dei temi trattati e per l’assoluto livello dei relatori l’incontro è stato adottato dall’Ordine Forense ed è valido per i crediti di formazione. 

Il Veneto, di recente, anche con il triste caso di Giulia Cecchettin, è salita alla ribalta per un dramma che ha tenuto l’Italia tutta con il fiato sospeso, e che, poi si è concluso con un tragico epilogo.

Accanto a Isabelle Rome, ospite d’onore dell’evento, ci sarà Salvatore Laganà per i saluti istituzionali e relatori, l’Avvocato penalista Silvia Masiero del Foro di Venezia, che si occuperà di Stalking, il Presidente Luca Maria Marini che tratterà di Tutela Preventiva e Giurisdizionale, l’Avvocato Gianni Di Santo del Foro di Roma che tratterà del diritto penale italiano in tema di violenza sulle donne. Conducono e moderano l’incontro Paola Bergamo, Presidente del Centro Studi MB2 e Luca Marini, Presidente dei GIP del Tribunale Penale di Venezia.

Si ringrazia l’artista Veneziano Tobia Ravà, co-fondatore con Paola Bergamo del Centro Studi MB2 ,  per aver concesso l’utilizzazione della sua opera “Anima Celeste”, in raso acrilico, per la veste grafica dell’Evento.

[Ingresso libero fino a esaurimento dei posti]

Nota: Si ringrazia la Dott.ssa Paola Bergamo - Presidente del Centro Studi MB2 Monte Bianco e animatrice del Circolo Culturale 'La Caduta' - per averci reso partecipi - grazie al Comunicato di cui sopra -  dell'eccellente iniziativa, arricchita dalla partecipazione straordinaria di Isabelle Rome, Magistrata di Francia, già Ministro per l’Uguaglianza di Genere e le Pari Opportunità del Governo Francese, e oggi Primo Presidente di Camera della Corte d’Appello di Versailles. 

A quanti plaudono al significativo e importante evento, si unisce anche l' 'Accademia di Alta Cultura' per il tramite del proprio Presidente, Giuseppe Bellantonio.

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Oltre ciò - specie per le parti informative a contenuto storico e/o divulgativo - i Lettori, ovvero quanti comunque interessati alla materia, che possano ritenere ciò utile e opportuno, potranno suggerire delle correzioni e/o far pervenire qualche proposta. Proposte che saremo lieti di valutare ed elaborare.  


mercoledì 9 marzo 2022

PROFEZIA E DIVINAZIONE (Traduzione e Prefazione di Barbara de Munari - 2022)



Ciò che caratterizza il profeta è una vocazione particolare, soprannaturale e imperativa, che lo rende atto, mediante una forma di rapporto diretto con la divinità, a penetrarne le intenzioni e i disegni e che lo obbliga a renderli noti. Il profeta è essenzialmente un mistico.

Così definita, la missione profetica rappresenta l’esaltazione di una personalità “invasa” dallo spirito religioso.

I profeti per eccellenza sono i grandi fondatori o riformatori delle religioni; essi hanno un temperamento fortemente mistico, unito alla foga e alla capacità di agire.

Le persone soggette a queste manifestazioni erano “profeti” nel vero senso etimologico del termine, cioè “parlatori in luogo” di Dio, di cui essi si presentavano come interpreti o strumenti vocali, e il loro carattere morale, sia nell’antico profetismo sia nel nuovo, si riassumeva nei due capisaldi: fede e culto spirituale dell’unico dio Jahweh; pratica della giustizia individuale e sociale in virtù della religione di Jahweh.

Del primo caposaldo rendono testimonianza moltissimi episodi dell’antico profetismo: ne è una prova, ad esempio, quasi tutta l’attività di Elia.

Così anche del secondo caposaldo, sempre nel profetismo antico, esistono prove eloquenti: ad esempio, il profeta Nathan rinfaccia al re David il suo adulterio con Bethsabea e la sua ingiustizia nei confronti di Uria; mentre il profeta Elia redarguisce il re Acab per il suo misfatto ai danni di Naboth.

Spesso, poi, i due capisaldi si compenetrano: ad esempio, il profeta Achia predice a Geroboamo che succederà a Salomone nella maggior parte dei suoi dominii, in punizione dell’idolatria di Salomone, ma anche del suo fiscalismo oppressivo che gli aveva alienato gli animi di moltissimi sudditi.

In mezzo a quella società, essenzialmente teocratica, si faceva avanti il profeta, affermando che veniva da parte di Jahweh e per “parlare in luogo di lui”; da qui anche la sua autorità presso i suoi ascoltatori, i quali, come membri di una società teocratica, non potevano negare credito – almeno in teoria – al “parlatore in luogo di”.

Nulla perciò – sempre in teoria – sfuggiva alla sua autorità spirituale.

Davanti a lui, i re e i sacerdoti di Jahweh non valevano più del pastore che adorava Jahweh pascolando il suo gregge; la reggia e il tempio di Gerusalemme potevano riecheggiare delle invettive di un profeta che rinfacciava abusi e corruzione; il profeta poteva presentarsi improvvisamente in una festività pubblica e proclamare castighi divini, rinfacciando a tutti i comuni delitti o la colpevole negligenza per il decoro del tempio.

Il profeta era, infatti, l’uomo di Dio.

Ciò che diceva era un detto di Dio stesso, era un oracolo di Jahweh, e dunque la parola di Jahweh.

I profeti autentici, a differenza degli pseudo-profeti, furono spesso in contrasto con l’opinione pubblica, in forza appunto della loro missione.

Quando la purezza della religione jahvistica era inquinata da culti sincretistici e da pratiche idolatriche, quando il popolo riponeva una fiducia feticistica su oggetti e riti liturgici, il profeta proclamava che tutte queste cose non valevano nulla per se stesse e potevano essere distrutte e abolite da Jahweh, che solo ricercava attraverso di esse lo spirito e la purezza di cuore; quando, a scapito del carattere nazionale-religioso del popolo di Jahweh, si stringevano alleanze con potenti regni idolatrici, e quando agli austeri costumi del puro jahvismo subentrava la corruzione morale dell’individuo e dunque della società, il profeta interveniva, esecrando quelle alleanze, denunciando la corruzione, annunciando gli imminenti castighi divini sugli individui e sulla società.

Naturalmente, questa incessante censura dava fastidio e spesso, nonostante la sua indiscussa autorità morale, il profeta veniva ucciso: il parlatore in nome di Dio proseguiva imperturbabile a parlare, minacciando ed esecrando, e il popolo, a un certo punto, fingeva di dimenticare il carattere e la natura di quel parlatore e lo lapidava o lo rendeva oggetto di continue persecuzioni.

Era nota la prospettiva che attendeva il profeta nella sua missione e ciò può spiegare la titubanza o la riluttanza di qualche profeta ad assumere la missione profetica.

Amos mostra stupore per essere stato scelto come profeta, da pastore qual era; Giona manifesta una vera riluttanza alla missione profetica; Geremia si lamenta del peso del suo compito, vorrebbe quasi liberarsene, e chiama Dio il suo “seduttore” (Geremia, XX, 7-9).

Però poi tutti si arrendono, perché la “parola di Jahweh”, che costituiva l’impulso della loro missione, era “nel cuore come un fuoco divoratore, racchiuso dentro le ossa” (Geremia, XX, 9), cui nessuno poteva sottrarsi.

Poiché “…se il Signore Jahweh parla, chi non profetizzerà?” (Amos, III, 8).

Quanto vi fu di più nobile nell’ebraismo fu salvato principalmente dai profeti e da essi trasmesso alle epoche successive.

Di questa somma importanza spirituale erano consci i profeti, ma anche il popolo, tra l’uno e l’altro di quei suoi scatti furiosi che finivano con la lapidazione del profeta.

I profeti avevano più volte paragonato la loro missione a quella delle vedette che dall’alto delle torri spiano il nemico, o delle sentinelle notturne che vigilano sulla sicurezza dell’accampamento; così il popolo sapeva per esperienza che, nei momenti decisivi della vita nazionale, compariva inesorabile il profeta, che redarguiva, minacciava, correggeva, esortava.

E fu così che quando, con il tramonto del profetismo, quelle voci si udirono sempre più raramente e poi tacquero, il popolo rimase smarrito, e ripensò a loro con desiderio accorato, e ne venerò sempre più la memoria e i sepolcri.

Il profeta Isaia parla molto del futuro, però questa non è l’essenza del suo ruolo. L’essenza del ruolo in senso biblico è che il profeta è qualcuno che “parla nel nome di Dio” e il rapporto tra Dio e il suo popolo è basato su un’alleanza: “Il patto”.

Il profeta è qualcuno che richiama il popolo di Dio a rispettare i termini dell’alleanza, stabilita da Dio.

Lo sfondo del libro di Isaia è il libro del Deuteronomio, che è la base della letteratura profetica poiché è il libro del patto dell’alleanza.

Le parole pronunciate da Isaia sono chiare e richiamano il popolo a rispettare questa Alleanza: “Venite quindi e discutiamo assieme, dice l’Eterno, anche se i vostri peccati fossero come scarlatto, diventeranno bianchi come neve; anche se fossero rossi come porpora, diventeranno come lana”.

[“Discutiamo”, in termini ebraico-giuridici, significa “presentiamo la nostra causa” (Isaia 34:8)];

“Poiché è il giorno della vendetta dell’Eterno, l’anno della retribuzione per la causa di Sion”;

(Isaia 41:11): “Ecco, tutti quelli che si sono infuriati contro di te saranno svergognati e confusi; quelli che combattono contro di te saranno ridotti a nulla e periranno”.

Isaia non è un libro facile da leggere, perché tanti sono i nomi: nomi di paesi, di regni, di popoli e spesso si fa fatica a capire il contesto storico.

Isaia comincia a descrivere la sua vocazione con il dire (Isaia 6:1): “Nell’anno della morte del re Uzziah, io vidi il Signore assiso sopra un trono alto ed elevato, e i lembi del suo manto riempivano il tempio”.

Per noi questa frase non ha significato, perché non sappiamo chi fosse il re Uzziah, e non sappiamo quando sia vissuto, ma è comunque molto importante (Isaia 7:14): “Perciò il Signore stesso vi darà un segno. Ecco, la vergine concepirà e darà alla luce un figlio e gli porrà nome Immanu’el”.

Anche se questa è una profezia messianica, in realtà Isaia ha dato questa profezia al re Acar, quindi questa profezia è iniziata allora, in quel momento, e questo ci fa comprendere che la profezia di Dio è radicata nella storia e consiste principalmente nel rispettare il patto di alleanza.

Poi, affinché il momento della sua manifestazione tra gli uomini non si perdesse nel tempo mitico o fosse proiettato in un lontano futuro, Dio lo rivelò al profeta Daniele. Fu durante il suo soggiorno alla corte di Babilonia, nel 538 a.e.v., che gli fu predetto quando il Messia si sarebbe presentato, l’opera che avrebbe compiuto e il momento della sua morte.

Il testo sacro recita così:

“Sappilo dunque e intendi. Dal momento in cui è uscito l’ordine di restaurare e riedificare Gerusalemme fino all’apparizione del Messia, vi sono sette e sessantadue settimane di anni. Egli stabilirà un saldo patto con molti, durante una settimana di anni; e in mezzo alla settimana (sessantadue settimane di anni) il Messia sarà soppresso, nessuno sarà per lui. Egli (il Messia) farà cessare la trasgressione, metterà fine al peccato, espierà l’iniquità, stabilirà una giustizia eterna, suggellerà visione e profezia e ungerà un luogo santissimo” (Daniele 9:25, 27, pp. 26, 24 ss.).

La profezia è inoltre apprendimento, rivelato da Dio, della sapienza divina della Torah e della sua parte nascosta, la Qabbalah e il profeta è tale sia per elevazione intellettuale e spirituale sia per visioni di angelie di manifestazioni divine o di Dio stesso, nella Shekhinah.
In questo senso, rispetto alla conoscenza ordinaria, la profezia introduce una “frattura”: la missione del profeta è diretta anzitutto al popolo, sotto forma di predicazione e di impegno di guida politica da parte del profeta.

Da questo punto di vista, inoltre, sembra non valere l’equazione tra profezia e predestinazione; il quadro provvidenziale, simbolo della prescienza divina, lascia spazio alla libertà dell’uomo, come mostra la profezia di Giona, nella quale la condotta umana (degli abitanti di Ninive, cui viene profetizzata la distruzione della città) “cambia” il corso degli eventi profetizzati – per quanto si tratti di un cambiamento comunque conosciuto da Dio dall’eternità.

Mentre, sul piano filosofico, la profezia incrocia argomenti quali la compatibilità tra prescienza divina e futuri contingenti, tra predestinazione e libero arbitrio, e la responsabilità morale dei propri atti.

Concludiamo con le parole di Isaia (Isaia 9, 1-6):

Il popolo che camminava nelle tenebre

vide una grande luce.

Su coloro che abitavano una terra tenebrosa

una grande luce rifulse … 


Nota: ringraziamo la Dott.ssa Barbara de Munari per averci cortesemente concesso di pubblicare una breve anticipazione della sua fatica di Traduttrice, 'Profezia e Divinazione', dal testo originale dello Scrittore Alfred Guillame. Il testo tradotto dalla Dott.ssa de Munari, sarà edito per la fine di Aprile 2022 ed è molto atteso dagli appassionati: tanto per l'alto profilo dei contenuti che per la qualità della Traduzione, nella quale la Dott.ssa de Munari ha saputo trasfondere la sua notevole capacità.  Il piano dell'opera è estremamente significativo e ricco di richiami, e l'attenta opera di Traduzione ne mette in grande rilievo lo spirito, esaltandolo con la sua accuratezza. Se si pensa che la Prima Edizione in lingua inglese - Prophecy and Divination Among the Hebrew and Other Semites, London, per Hodder & Stoughton - è del 1938 e che la Prima Edizione in lingua francese - Prophetie et Divination, a cura di Jacques Marty, Paris, per Payot - è del 1941, si può avere un'indea del grande valore che rappresenterà questa Prima Edizione in lingua italiana.
La Dott.ssa de Munari è Presidente e Direttore Editoriale di ETICA Edizioni, è traduttrice editoriale, scrittrice, bookblogger, ghostwriter e apprezzata giornalista.
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martedì 20 luglio 2021

LIBERTE’! ALLEZ, ENFANTS: ALLEZ! MARCHONS!

Le forti agitazioni che scuotono oggi la Francia sono testimonianza certa del profondo malessere che pervade l’Europa, ma direi il Mondo, in modo sempre più palese, producendo scuotimenti sempre più energici in un contesto dove la spaccatura tra potere centrale e cittadini è ormai divenuta un abisso che pare difficilmente superabile. L’unione tra Stati propugnata dai Padri Fondatori – Alcide De Gasperi, Altiero Spinelli, Jean Monnet, Robert Schuman, Joseph Bech, Konrad Adenauer, Paul-Henri Spaak – mostra peraltro i segni di un profondo logoramento, visto lo stato in cui è: un coacervo di interessi portati avanti con minacce, ricatti, obblighi, troppo spesso con il fine di favorire ovvero far predominare tornaconti tali che è difficile poter indicare come essere il reale ‘interesse dei popoli’.  Questo ci riporta alle imponenti manifestazioni di popolo che hanno segnato quest’ultima settimana: tutte all’insegna della protesta contro i governi, accusati – tra le altre cose – di pesanti inosservanze delle rispettive Costituzioni, con violazione di tutti quei diritti fondamentali che riconducono alla sfera delle LIBERTA’, personali e non. A prescindere da quelle altrettanto imbonenti di Dublino, Londra, Atene e Algeri – per citarne alcune -, la manifestazione che mi ha colpito di più è proprio quella di Parigi, in cui decine e decine di migliaia di cittadini hanno palesato disagio, insoddisfazione, timore per il presente, paura per il futuro.                                      
Il grido comune che è risuonato alto e possente nell’aria è quel LIBERTE’ che proprio il 14 Luglio del 1789 – ‘quel’ 14 Luglio, assurto a festa nazionale in Francia e vessillifero di ‘rivoluzione per la libertà’ in tutto il mondo – si è alzato proprio dalle strade di Parigi, divenendo un simbolo inequivocabile e difficilmente mistificabile ovvero interpretabile a seconda degli umori del governante di turno. A far data da ’quel’ 14 Luglio, i Francesi hanno saputo dimostrare di essere Popolo, piuttosto che non ‘un insieme di genti o di campanili di provincia’, in grado di mobilitarsi con sorprendente rapidità, riempiendo vicoli, strade e piazze per protestare senza indugio, specie a salvaguardia dei propri non negoziabili diritti.                                  
Un simbolo storico di grande valenza, quindi, ‘quel’ 14 Luglio; così com’è ancora fortissima l’impronta storico-simbolica lasciata da ‘quei’ dieci giorni (dal 7 al 16 Luglio 1647: ben 142 prima della ‘presa’ della Bastiglia!) durante i quali circa 500.000 napoletani si ritrovarono unanimi e solidali nell’obbedienza ed esecuzione (per dirla con il futuro papa Clemente X) degli ordini impartiti da quel Tommaso Aniello d’Amalfi, detto Masaniello, per ribellarsi all’insopportabile pressione fiscale (ma non solo…) imposta dal viceré di Napoli, Rodrigo Ponce de León, che governava Napoli per conto di Filippo IV di Spagna.  Proprio quest’anno vi è stata la ricorrenza dei 400 anni dalla nascita di questo eroico napoletano, perito a seguito di una congiura, anche se una coltre d’oblio l’ha contraddistinta: segno che in Italia – patria d’origine di Masaniello - la conoscenza della Storia, il ricorrere delle date più significative, la celebrazione dei simboli più veri e autentici, il contenuto stesso di parti significative del corso degli eventi, si stanno opacizzando sotto la spinta costante e distruttiva di chi non ama insegnare la Storia (prediligendo storielle al ‘sapore di storia’), di chi scavalca a piè pari le ricorrenze più significative della vita di una Nazione, di chi tenta di distruggere le Tradizioni smantellandone Simboli e Valori (per lo più attraverso l’imposizione di nuovi e diversi pseudo-valori, spesso fantasiosi, arbitrari e persino mostruosi).                                                      
Per Masaniello e la massiccia rivolta popolare di Napoli del Luglio 1647, sono trascorsi 374 anni, numerosi restano gli interrogativi: soprattutto sul ruolo di questo personaggio ormai entrato nel mito, le sue pulsioni personali e soprattutto di come sia riuscito a trasmetterli con grande enfasi e significativa capacità al mezzo milione di napoletani che allora parteciparono ai moti rivoluzionari, accettando con rispetto, fierezza e obbedienza l’autorità di comando di quell’umile ma volitivo venditore di pesce. Un uomo che la stessa Chiesa – cui egli all’epoca fu estremamente rispettoso – indicava come moderato, prudente e assennato.  Anche allora risuonò alta la parola LIBERTA’, poiché solo attraverso la LIBERTA’ i Popoli riescono ad agire reagendo, a esprimersi, crescere, combattere per la propria stessa sopravvivenza.         
Meno interrogativi – in linea di massima – sussistono per le ragioni determinanti la presa della Bastiglia, la Rivoluzione Francese la stessa era dei Lumi e le conseguenze che esse hanno avuto nel mondo contemporaneo e nello sviluppo della sfera dei diritti della persona, stimolate dal classico trinomio LIBERTE’ - EGALITE’ - FRATERNITE’ acquisito ormai in ogni dove: direi che lo status di Democrazia riporta a tali principi.                                                                       
Ho indicato ‘in linea di massima’ poiché, documenti alla mano, la presa fu in realtà un episodio modesto e di tutt’altra valenza: non fu atto scaturito da una volontà di popolo e non vide una mobilitazione di massa, ma fu in realtà un evento-simbolo intorno al quale venne costruito dalla propaganda contestataria il mito stesso della Rivoluzione Francese.  In realtà, fu un’azione che vide uniti alcuni piccoli gruppi di soggetti senza arte né parte a dei disertori, penetrati – ma senza l’uso della forza, né atti particolarmente bellicosi, salvo una scaramuccia contro la guarnigione svizzera, poiché il governatore di Parigi aveva ordinato di aprire la porta di ingresso alla fortezza – per rubare delle munizioni, una piccola parte delle quali, incautamente maneggiate, esplosero.  La popolazione parigina, in realtà si tenne ben alla larga da tale avvenimento: niente marcia travolgente, niente scariche di fucileria o scontri all’arma bianca, niente sventolìo di bandiere su barricate improvvisate, niente inneggiamenti alla LIBERTE’ mentre si liberavano i prigionieri politici… anche perché al momento dei fatti non vi era alcun prigioniero da liberare! Quindi, da fatti tanto modesti – sapientemente enfatizzati e abilmente manipolati dai capi della Rivoluzione e acquisiti solennemente dagli organi istituzionali dell’epoca - nacque il mito della cruenta battaglia dei rivoltosi parigini per la conquista della famosa e tetra fortezza! Un’impresa dipinta e tramandata come coraggiosa, che da epopea divenne Storia e quindi mito, perno stesso della Rivoluzione Francese.                
Fa impressione oggi sentire riecheggiare, com’è avvenuto emblematicamente a Parigi, il grido LIBERTE’… Ma allora, quello che in molti chiamano oggi ‘progresso’ o ‘transizione’ verso un qualcosa di più che positivo, in realtà equivale a un ritorno al passato? Siamo alla soglia di un Medio Evo prossimo venturo?  Francamente, anche se non mancano reiterati, preoccupanti, segnali, la reazione che si sta sviluppando e rafforzando a livello umano, è da considerarsi positivamente: come la reazione di un organismo vivente che, per non soccombere, fa appello a ogni sua forza, ben comprendendo che ciò che avverrà, ciò che si potrà fare, si ripercuoterà per generazioni. Tentiamo quindi di leggere i fatti con occhi positivi, reattivi, perché ciò che avviene ci coinvolge TUTTI, a ogni latitudine. 
Dobbiamo credere con tutte le nostre forze in una RIGENERAZIONE, nella RIPRESA, in una nuova CRESCITA: ma questa DEVE coinvolgere TUTTE LE GENERAZIONI – anziani, giovani, soggetti maturi e giovanissimi – trovando la giusta ispirazione nella FORZA del proprio spirito, del proprio ‘sé’, così da poter esprimere la propria natura creativa, costruttiva.   
Perché? Ma perché lo sviluppo globalizzato, all'insegna del materiale, del potere, del denaro, della sopraffazione, ha accelerato la crescita, sicuramente pilotata, di 'falsi valori' come di 'falsi miti', andando letteralmente a smantellare quei 'valori reali' alla base dello sviluppo - lento, metodico, sedimentato - di genti e popoli. Intorno a noi ci sono tali e tanti problemi da incutere terrore! Ma non è nutrendoci di caramellose e vacue ‘verità’ che potremo risolvere qualcosa: solo andando alla radice potremo estirpare tutta la gramigna che soffoca il ‘vero’ nutrimento, il grano del corpo, della mente e dello spirito.                          
Classi dirigenti carenti di esperienza e di formazione (quasi sempre 'create' a bella posta, a tavolino, dai loro reali 'padri': occultamente ben presenti alle loro spalle), difficoltà nel lavoro, aziende in crisi che non reggono il cambio rapido degli scenari, il gioco crudele delle delocalizzazioni, la consapevolezza che occorra sanare gli squilibri interni e internazionali, la certezza che non è con le armi che si possano risolvere i contenziosi o tenere in scacco intere nazioni, la necessità di rafforzare il valore ed il concetto stesso di PATRIA nonché l'ente FAMIGLIA, quale unico caposaldo alla tenuta di quel che resta di essenziali valori etici e sociali, e quindi equilibri...  Ecco, tutto ciò ha alle spalle la pletora di soggetti che, fors'anche privi di cultura, proprio rifacendosi (ma solo a parole…) ai Lumi e alle diverse (rispetto a prima) energie veicolate dalla Rivoluzione Francese, si riempiono la bocca (e tentano di riempire i nostri cervelli, tentando di forzare la nostra logica, il nostro sentire, attraverso ragionamenti artificiosi e speciosi) con 'nuovi' pseudo-valori incentrati (sempre a parole…) sul classico trinomio LIBERTÀ - UGUAGLIANZA - FRATELLANZA. Valori certamente di enorme portata, ma ormai troppo 'rimodellati' ad uso e consumo di chi è impegnato in operazioni di manipolazione.       
Ma se il trascendente viene cancellato da una visione pragmatica e ormai laicista, mi dite voi come può esistere (e mi rifaccio anche alla - solo apparente - antitesi tra FIDES e RATIO) un progresso, un'era all'insegna dei Lumi, senza la presenza di un ingrediente essenziale qual è il ricondursi al Trascendente, al Divino?           
Certo, l'uomo ha 'inventato' altri elaborati, altri schemi, tentando di surrogare la zoppìa di spiritualità. Ma ormai i nodi sono giunti, prepotenti e numerosi, al pettine! Una cosa è la 'dea ragione' che intellettualmente possa sostenere i nostri processi intellettivi e di crescita, una cosa è operare in modo agnostico, senza il supporto costante di un modello spirituale e fideistico, priva di un’Entità Superiore, prodiga di insegnamenti.     Le nostre strenue fatiche umane, le nostre costanti vicissitudini sono meglio sopportabili con i valori di tutta una vita e con gli insegnamenti che in essi sono insiti: ma l'indignazione (sovente ‘pilotata’ e quindi strumentale) per eccessi, squilibri e ingiustizie, non possono farci sostituire detti valori con surrogati posticci, simil-veri, ma dagli evidentissimi limiti. Ecco perché - fermo restando il fervore creativo scaturito all'epoca dai Lumi, quale ribellione alle ingiustizie e soprattutto ai limiti fino ad allora imposti da nobiltà e clero (il 'terzo stato' era costituita dai contadini, poi in gran parte sostituiti dalla borghesia), oggi non si può più concedere a questo processo intelletual-creativo (caduto, evidentemente, in mani sbagliate…) il potere di surroga ai valori dello spirito, dell'anima, della fede nel trascendente. E questo - sempre secondo la mia ottica, certo - priva ormai la Francia di quel plusvalore derivatole dall'essere (stata) patria del movimento dei Lumi.    
Anche perché come può ancora sostenere questi valori una nazione che ha fortissimi interessi coloniali e che è preminente nella fabbricazione e vendita di armi? Un non-senso: reso fascinoso dal ricondursi, sempre e comunque ma solo a parole, ai valori del trinomio originario.     Ecco quindi che, a mio avviso, al classico trinomio LIBERTÀ - UGUAGLIANZA - FRATELLANZA possiamo, anzi dobbiamo, aggiungerne un altro: LIBERTA’ – GIUSTIZIA - EQUITA’ e un altro ancora SPERANZA - DIGNITÀ - RISCATTO.       Non dimenticando che è proprio la DIGNITÀ il valore dei valori, quello che si riferisce direttamente all'esistenza dell'uomo e che rispecchia il senso del divino e tutti i principi in esso insiti.                   
Noi che ancora crediamo alla nobiltà di Tradizioni e Valori,  continuiamo a porre l’UOMO al centro di tutto: non i robot, non i tralicci, non gli automatismi, non i computer; sostenendolo e arricchendolo con i frutti del progresso piuttosto che non privandolo – con la scusa di ‘farlo stare meglio’ – delle sue nobili e faticose conquiste.                                          
Chi saprà farsi carico di questi Valori, anche quale forte movimento di opinione, guidando genti e popoli assetati di pace e di giustizia sociale, chiuderà per sempre la pagina - già superata - dei Lumi... che, evidentemente, non riescono più a 'illuminare' neanche un sottoscala; eviteremo così il pericolo di inciampare!       

Roma, 19 Luglio 2021  - Giuseppe Bellantonio

Nota: in apertura ‘E’ possibile la comprensione dell’essere?’, acrilico su tela 100x80, Opera del M° Korradi Könner. Riproduzione per gentile ed esclusiva autorizzazione dell’Artista. ‘Questa è l'intima essenza di Korradi. Come lo scrittore ama disporre in buon ordine le parole, lui ama il buon ordine delle sue forme e dei suoi colori, nei labirinti della creazione’: così lo stesso Autore ha voluto commentare questa sua pregevole Opera. La creatività, l’accesa e dinamica cromìa che accompagna le linee e le forme espressive di questo Artista della Pop Art, intrigano l’osservatore, attirandolo in un vortice di profonde sensazioni.


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domenica 4 luglio 2021

4 Luglio 1776 - 4 Luglio 2021

 


 Anniversario della Dichiarazione di Indipendenza degli Stati Uniti d'America

     Un anniversario è una ricorrenza che richiama grande attenzione: specie se a festeggiarlo è una Nazione, un Popolo.  Specie se la Nazione sono gli Stati Uniti d'America e il Popolo è quello Americano.

      Rifarsi agli anni delle sanguinose battaglie con cui i combattenti degli originari tredici stati – che trovarono alleati che, con loro, ne condivisero gli Alti Ideali -  contrastarono vittoriosamente le truppe avversarie; concentrarsi sulle decisive battaglie di Saratoga e di Yorktown; ricordare tutte le fasi della Dichiarazione d'Indipendenza, i militari che combatterono sul campo, gli uomini politici ed i presidenti che via via si sono susseguiti fino ad oggi, è un esercizio eccellente e tale da richiamare alla memoria eventi tanto importanti alla cui radice c'è la ricerca della Libertà attraverso l'abbattimento della tirannia e la fine di una sofferta  occupazione, sostenute dal fortissimo desiderio di conseguire una ben precisa, libera e decisa identità.

       Il mio personale desiderio però non è quello di unirmi al coro di quanti – negli anni – per questo evento sono avvezzi ripetere frasi belle ed importanti; non perché non le condivida, anzi: ma perché non amo la retorica, specie da parte di chi usa un identico bla-bla- per tutte le occasioni.                

    Ma penso, da studioso, che un Anniversario così prestigioso, per essere degnamente onorato, deve ricordare l'importante - e talvolta – esiziale tributo di sangue e di vite umane che il Popolo Americano ha versato nel Mondo alla causa della Libertà e per la liberazione di molti Popoli, a loro volta mortificati da odiose forme di oppressione e di coercizione: fisica e non.

  Certamente possono esservi stati degli errori: ma fanno parte dell'amministrazione e della politica di un Paese, ed è quindi meglio affidarli alla bilancia della Storia. Ma mai, questi, possono far passare in seconda linea – ovvero, far dimenticare – questo oneroso tributo versato dal Popolo Americano.

        Questo è il miglior modo che io ho oggi per salutare una Nazione che celebra l'Anniversario della propria Indipendenza: onorandone i Suoi Caduti per la propria e l'altrui Libertà.

                 Caduti che – ne sono più che certo – in grande numero erano culturalmente allineati su Valori, Ideali, Tradizioni di elevato livello personale come familiare. Una testimonianza di come si possa celebrare la propria Patria tenendone con fierezza alto il nome,  e di come questi Uomini di Elevati Ideali abbiano senz'altro sentito ancora più forte di altri il bisogno di offrirsi per consentire ad altri di conseguire la meta più ambita e da loro già raggiunta.

               La Libertà.

      I tempi cambiano con una grande velocità, cui l'Essere Umano tenta di adattarsi: il più delle volte non riuscendovi, quasi sempre subendo il corso di quegli eventi che altri determinano ovvero contribuiscono a determinare, sovente in modo pedissequo, passivo. Ma se i tempi cambiano, i Valori di base - ancorché mistificati o barbaramente involgariti - restano: e sono destinati a tornare prepotentemente a galla, come turaccioli in un mare in tempesta, che solo sembra sommergerli e portarli negli abissi.  

         La Libertà, tutti i Valori fondanti, potranno essere attaccati, sviliti, stravolti, violati e violentati, ma sono destinati dalla Storia e dal Diritto Naturale a venire prepotentemente a galla, a risorgere. 

        La Storia è piena di tentativi di sopraffazione e coercizione contro gli Esseri Umani: credo di non sbagliare sostenendo che è stata la forza, la violenza, la lotta per la stessa sopravvivenza, a caratterizzare le prime tappe dell'evoluzione umana; ma subito dopo, sempre più forte, è stata la naturale esigenza di costituirsi in gruppi più o meno numerosi. Ma la Storia è anche piena delle ribellioni dell'Uomo contro la sopraffazione e la violenza, contro tutto ciò che lo poteva rendere schiavo di un qualcosa o di un qualcuno. E sempre la Storia, la Grande Maestra che taluno tenta disperatamente di ignorare, ci dice che è solo questione di tempo, e che il Male non prevarrà, pur se (solo) camuffato da Bene.

Roma, 4 Luglio 2021                                                                            Giuseppe Bellantonio. 

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martedì 1 giugno 2021

S.O.S. PINI DI ROMA !

ATTENZIONE !!!


S.O.S. Pini di Roma.

Dal 2018 i nostri pini sono colpiti dalla Toumayella parvicornis un parassita che si riproduce a grande velocità generando fumaggine che ricopre l'albero, impedendo la fotosintesi e facendolo morire in breve tempo. La cura, per evitare questa malattia, trovata all'Università Federico II di Napoli dopo anni di ricerche, è disponibile e autorizzata . E' urgente che gli organi competenti la utilizzino prima possibile. L'endoterapia, verificata efficace ha salvato numerosi pini. Può essere applicato agli alberi che ci circondano e dà ottimi risultati in breve tempo. Purtroppo le istituzioni, sollecitate da associazioni e comitati, si stanno muovendo con lentezza, causando un danno ambientale di enorme portata. I pini di Roma e del litorale (tra privati, sulle strade e nei parchi) sono stimati intorno al milione di esemplari. Partecipiamo per salvare pini che portano salute e bellezza. Inviamo sollecitazioni per velocizzare l'inizio cura su larga scala, per investire delle energie e risorse. Mandiamo messaggi Pec al Comune di Roma, alla Regione Lazio ed al Ministero delle politiche agricole e forestali. Il contenuto proposto è: “Siamo cittadini che seguono con preoccupazione la salute dei pini. Ci interessiamo della cura del verde e riteniamo urgente che la Regione Lazio, il Comune di Roma coadiuvati dai Municipi intervengano con la cura endoterapica per salvare i pini malati nella nostra città. La "commissione bilancio" del Comune, per tale priorità, mobilizzare fondi programmi su abbattimenti e potature a cure necessarie per alberi che mitigano il clima e l'inquinamento. I pini sono benefici per la cittadinanza, curarli vuol dire tenere un patrimonio di inestimabile valore. Non c'è più tempo, investiamo risorse nella prospettiva di un benessere condiviso per noi e le generazioni future!” 

Indirizzi PEC a cui inviare il messaggio: 

Comune di Roma

protocollo.infrastrutture@pec.comune.roma.it  protocollo.tutelaambientale@pec.comune.roma.it  protocollo.gabinettosindaco@pec.comune.roma.it 

Regione

protocollo@regione.lazio.legalmail.it 

Direzione regionale capitale. parchi e aree protette

direzioneambiente@regione.lazio.legalmail.it 

Segreteria ministero - Capo segreteria

aoo.gabinetto@pec.politicheagricole.gov.it aoo.gabinetto@pec.politicheagricole.gov.it 

Per informazioni, e possibile raccolta fondi per cure dirette telefono 3281805609 o scrivi alla pagina Facebook Zona Verde Villa Pamphilj

giovedì 22 ottobre 2020

LE MELODIE DEI CANTORI DEL VIRUS

 LE MELODIE DEI CANTORI DEL VIRUS

SEMPRE PIU' POLITICI, SEMPRE MENO SCIENZIATI, SEMPRE MENO OBIETTIVI E TERZI.

In un'intervista di poche ore fa, il virologo Fabrizio Pregliasco dà manforte ai politici non senza aver assicurato che la situazione “è diversa da prima” poiché “ogni giorno riusciamo a fare più tamponi”: ambizione primaria, in uno all'imposizione delle mascherine, al divieto di socializzare, alla fissazione di sottoporci a vaccinazioni.

Ma aggiunge “Penso sia giusto andare nella direzione di una chiusura netta degli ingressi esterni” perché “dobbiamo essere pronti a quella ipotesi” (del lockdownn: situazione già prevista fin da Giugno, poichè era facile fare i maghi con uno spartito governativo già scritto e che si sta materializzando con puntualità).

Soggiunge, l'emulo di Gates e degli amanti del terrore sanitario, di “prepararci psicologicamente a scenari peggiori, ma senza l’ansia e il senso di vuoto di quella notte di pre-lockdown”. 

Bella frase da psico-dramma, che non ci spiega sulla base di quali REALI dati sanitari (numero di ricoverati con sintomi, morti PER coronovirus, se e con quali patologie pregresse - ossia quale complicanza sopravvenuta) e con quali mezzi diagnostici SERI tale diagnosi sia stata formulata (visto che i famosi, anzi 'famigerati', tamponi NON sono un mezzo diagnostico e che danno risultati non affidabili al 100%: anzi, forse neanche al 40-50%).

Potrebbe anche spiegare - a noi scientificamente ignoranti, rispetto a lui - come mai due o tre centri di ricerca italiani, a fronte di una specifica ricerca, hanno stabilito che NO: PORTARE LA MASCHERINA NON ARRECA CONSEGUENZE ALLA SALUTE (dato amplificato dalla corte dei cantori del virus attraverso un sistema di comunicazione affatto scrupolosa e accertativa, prima di diffondere una qualche notizia). Strano che ricerche nella Confederazione Elvetica e in quel CDC negli USA dove il guru Fauci la fa da padrone, sostengano l'opposto. Portare la mascherina, specie per non brevissimi periodi, espone a rischi consistenti.

L'esperto di scienze mediche Pregliasco (che non nasce scienziato in sociologia, o in etica kantiana o freudiana, oppure esperto dei fenomeni sociali, e che non ha certo frequentato una scuola di politica), sostiene poi l'esigenza che va vada “sottoscritto un grande patto sociale. Un grande sforzo collettivo per ridurre i contatti al minimo indispensabile. Scuola, lavoro: il resto ora va stornato”.

Un esercizio che esula totalmente dalla sua discrezionalità di sanitario esperto di virologia, che suona come premonizione, ovvero anticipazione di ciò che potrebbe avvenire sabato o domenica o tra qualche giorno.

Forse non un blocco totale, ma tanti blocchi che - in ogni caso - avrebbero la stessa conseguenza: devastare ancor più il tessuto sociale e produttivo di questa nostra amata Italia.

Ma con sofisticata metodologia: non sarebbe il potere centrale a ‘chiudere e bloccare’, ma – guarda caso – le singole Regioni…

L’effetto è lo stesso, ma lo ‘scaricabarile’ è assicurato.

Si dirà, così come è avvenuto fino adesso: lo facciamo per voi, per il vostro bene, per la vostra salute.

Peccato che fino a oggi nessuna risposta sia arrivata ai tanti che hanno sollecitato di avere dati CERTI circa: il numero reale dei deceduti PER coronavirus, se e quali patologie pregresse avessero, perché sia stata data disposizione di non eseguire le autopsie – metodo insostituibile per conoscere le vere cause di un decesso - , come mai tanta indeflettibile volontà circa la necessità di somministrare un vaccino, e perché mai vi sia tanta ostinazione nel procedere così come ad oggi fatto eludendo il confronto aperto e pubblico con chi possa sostenere, e motivatamente, tesi diverse: con ciò seguendo  quel principio di cautela e di opportunità che pur è presidio collaudato e certo specie nei casi di valutazioni e/o interpretazioni tra loro contraddittorie, quando non incerte.

Un medico non potrebbe e non dovrebbe parlare della necessità di un qualche ‘patto sociale’ che possa intercorrere tra ‘carnefice’ e ‘vittima’, ossia tra chi vuole imporre delle misure restrittive e chi tali misure deve subire: quasi che chi dovesse/potesse subirle possa egli stesso sollecitarle!

Se patto sociale deve esservi, e peraltro è di per sé già implicito, è che lo Stato operi nell’interesse ESCLUSIVO dei Cittadini, per il loro benessere fisico, psichico e materiale, oggi messi tanto a dura prova: checché possano dirne guitti e soubrettine nel contesto di un’informazione drogata e tossica, parziale e omissiva, menzognera.

Roma, 16 Ottobre 2020

Giuseppe Bellantonio

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martedì 11 febbraio 2020

SANITÀ PUBBLICA: NON TUTTO E' PERDUTO.


Trattare di Sanità Pubblica, significa addentrarsi in un ginepraio dove spesso si assiste ad un fuoco incrociato verso gli operatori del comparto. Fissare appuntamenti, effettuare visite, confrontarsi con medici e personale infermieristico, per molti costituisce un insuperabile slalom: tale da convincerli a rivolgersi a quella sanità privata che è ben lieta di poterli seguire.
Quindi, ogni eccezione a tale situazione, da un lato pare ‘confermare la regola’ di fondo, ma dall'altro costituisce vivificante e tonica tematica per chi vede nel settore pubblico il naturale punto di riferimento della comunità.
Nei giorni scorsi, presso l’Ospedale romano CTO-Via S.Nemesio-Poliambulatori, ho effettuato una visita presso l’Ambulatorio di Pneumologia; nell'attesa del mio turno, grande è stata la mia sorpresa nell’ascoltare i commenti positivi (e, confesso, anche favorevolmente meravigliati) di chi usciva dopo essersi sottoposto alla visita. Commenti più che favorevoli, tanto per il Medico che effettuava la prestazione sanitaria che per chi l’assisteva sotto il profilo infermieristico.
Devo dire che, quando è toccato a me sottopormi alle visite, sono entrato non senza curiosità: ma confesso che sono stati sufficienti pochi minuti per rendermi conto di quanto corretti fossero i commenti ascoltati poco prima: un Medico – la Dott. Loredana Martone – competente, gentile e paziente nell'ascoltare il paziente, e un’assistente – l’Infermiera professionale  Antonella Manetti – altrettanto gentile e paziente. Entrambe dotate di una non usuale sensibilità unita a un livello di educazione che raramente ho riscontrato in contesti simili.
Un’isola felice, che mi ha fatto fare delle belle considerazioni: nella consapevolezza che molti siano i Medici e gli Infermieri che, come loro, siano professionalmente e umanamente bravi!
Queste sono le Persone che ci riconciliano con realtà a volte ostiche e spesso spinose, e sono Persone che confermano un vecchio assioma: al di là della pur necessaria preparazione medica o paramedica, a fare la differenza è sempre l’Uomo, l’Essere Umano, che – con intelligenza ed educata disponibilità – ha sempre presente di trovare come interlocutori degli altri Esseri Umani; persone o pazienti che dir si voglia.
Mi sono sentito in dovere di narrare e segnalare la mia esperienza perché è giusto, in un contesto sociale che spesso ci induce a ritenere che tutto stia per perdersi, dare atto che ‘non tutto è perduto’: e ciò proprio grazie alla professionalità di personale medico e paramedico che onora il camice che porta e la categoria professionale cui appartiene.
Roma, 11 Febbraio 2020
Giuseppe Bellantonio

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