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sabato 4 maggio 2019

PAPA FRANCESCO VISITA LA BULGARIA


Dagli Amici dell'ASSOCIAZIONE ARTEMIDIA e BIENNALE ARTEMIDIA, brillantemente presiedute dalla Illustre Presidente ANNA MARIA PETROVA GHIUSELEV - conosciuta, affermata e apprezzata giornalista e producer italo-bulgara - riceviamo e volentieri diffondiamo il seguente Comunicato-stampa:

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Cari colleghi!

In occasione della imminente visita di Papa Francesco in Bulgaria vi inoltriamo la poesia a lui dedicata di una artista, giornalista e poeta italo-bulgara, 
Lei che ha nel cuore tutte e due le sue Patrie ha espresso la forte volontà di far avere al Papa la sua dedica in questo momento difficile per tutto il Mondo e per la Bulgaria.
La poesia fa parte della silloge italiana dell'autrice uscita nel 2015 in Italia con la Bertoni Edizioni di Perugia, 
mentre la traduzione bulgara sarà inclusa nella nuova silloge che dovrebbe uscire di stampa in Bulgaria a settembre 2019.
Auguriamo un buon viaggio e buona riuscita della visita Papale in Bulgaria! E siamo con lui!
La poesia è bilingue ed è allegata in due formati. 
Vi auguriamo buon lavoro e ringraziamo in anticipo in caso questa informazione potesse trovare spazio nei vostri reportage!
Cordialmente!

Staff Artemidia e Biennale Artemidia
Boris Iliev
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A Papa Francesco!


Oh, Argentina!
Terra della mia gioia e spensieratezza.
Terra promessa, terra sognata e sofferta dai miei avi.
Argentina, terra di sentimenti forti,
di fiduccia, di passioni e di grandi delusioni...
Terra di salvezza e progetto di nuova vita.
Oh, Argentina,
che mi hai reso felice e quasi nata sulla Luna!

Ci hai mandato qui oggi il nostro Padre,
quello di tutti, lui che aspettavamo.
Quello fiero e degno delle nostre speranze e sofferenze.
Lui è arrivato!
Dal Paese di un grande popolo
che unisce tutti ora intorno a lui.
Paese di un popolo altero che abbraccia
il secolo intero di terra ferita dagli uomini.
E' lui,
il nostro Pastore è arrivato da noi appena in tempo,
prima che annegassimo nella nostra mediocrità ...
Non è ancora troppo tardi, no.
Dobbiamo essere degni di lui.
Benvenuto, salvaci e resta con noi, Padre!
Tu, il nostro Papa Francesco!

Anna Maria Petrova-Ghiuselev
giornalista & producer italo-bulgara
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mercoledì 4 aprile 2018

IL DIVERSO CRISTIANESIMO DI ROMA CREA SCONCERTO E DUBBI.





















Dichiarazioni, azioni, prese di posizione, comunicati, notizie, e soprattutto fatti... 
I Cristiani - e soprattutto la comunità Cattolica - sono sottoposti da qualche tempo ad un vero e proprio bombardamento. 
Cui non sono estranee anche le notizie di massacri, violenze, intolleranze e insofferenze a danno dei Cristiani, nel Mondo.
Se prima la Fede era un'ancora cui riferirsi ed aggrapparsi nei momenti più difficili attraversati dalle persone e dai popoli, oggi un certo qual sconcerto fa divenire contraddittorie talune circostanze, andando a costituire così persino elemento di disturbo per l'esercizio della propria Fede. 
Quantomeno, così come essa è stata impostata seguendo i classici canoni che per secoli ne hanno costituito sicuro riferimento, specie se le si accostano i testi canonici di Vangelo e Bibbia, come pure le norme emanate per i Fedeli Cristiani dalle autorità più ed elevate ed eminenti della loro assemblea di fedeli.
Sono in molti a 'non capire', a 'non capacitarsi', a 'non credere' a ciò che avviene e, soprattutto, a chiedersi sempre più fermamente 'perchè': domanda cui segue il rituale 'cui prodest?'.
L'articolo qui riproposto ed a firma del giornalista Magdi Cristiano Allam, potrà attirare considerazioni persino contrastanti, ma è fuor di dubbio che propone riserve e quesiti di tutto rilievo, sostenuti da fatti.  
Non si tratta quindi di interpretazioni di parte, fors'anche intrise da una qualche possibile vis personale o altro: si tratta di fatti.
Abbiamo troppo rispetto per i nostri Lettori per aggiungere o sottrarre alcunché al testo, ovvero per fare un qualche commento.
Lasciamo alla loro intelligenza, alla loro analisi, valutare e trarre le proprie libere, autonome, impressioni.
Roma, 4 Aprile 2018
G. Bellantonio
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Magdi Cristiano Allam

Papa Francesco ha nuovamente baciato i piedi di due carcerati musulmani. Mi auguro che capisca che per loro significa sottomettersi all’islam. In quest’epoca di decadenza, il Papa dovrebbe prodigarsi per salvare la civiltà cristiana su cui si è fondata l’Europa

Buongiorno amici. Scusatemi ma io non ce la faccio proprio ad accettare l’immagine del Papa che lava e bacia i piedi dei carcerati musulmani. C’è qualcuno tra i suoi collaboratori in grado di spiegargli che un Papa che bacia i piedi dei musulmani per loro significa che si sottomette all’islam? Ma soprattutto il Papa dovrebbe sapere che la sua missione è di convertire anche i musulmani alla fede cristiana, non di legittimare l’islam a prescindere da ciò che Allah prescrive nel Corano, da ciò che ha detto e ha fatto Maometto, da ciò che da 1400 anni i musulmani perpetrano per sottomettere anche l’Europa all’islam.
Ancora una volta ieri, nel rito della lavanda dei piedi del Giovedì Santo, Papa Francesco per la sesta volta dall’inizio del suo pontificato, ha lavato i piedi a dodici detenuti, questa volta del carcere romano di Regina Coeli, e tra loro c’erano due musulmani.
Io non sono un teologo cattolico ma da cristiano per scelta, dopo essere stato musulmano per 56 anni, mi permetto di far rilevare a Papa Francesco cinque realtà. Le realtà si sostanziano di fatti. E i fatti sono fatti.
Innanzitutto Allah nel Corano e Maometto nei suoi detti e nei suoi fatti condannano di miscredenza l’ebraismo e il cristianesimo, legittimano l’uccisione degli ebrei e dei cristiani, ordinano ai musulmani di combattere fino a quando l’islam non sottometterà l’intera umanità. Pertanto il Papa che va a baciare i piedi di un musulmano, dal loro punto di vista, è la conferma della sottomissione del cristianesimo all’islam. Nessun musulmano bacerebbe mai i piedi, ma neppure le mani, di un ebreo o di un cristiano perché sarebbe un tradimento dell’islam.
«O voi che credete, non sceglietevi per alleati i giudei e i nazareni, essi sono alleati gli uni degli altri. E chi li sceglie come alleati è uno di loro. In verità Allah non guida un popolo di ingiusti...» (5, 51)
«Sono certamente miscredenti quelli che dicono: “Allah è il Messia, figlio di Maria!”. Mentre il Messia disse: “O Figli di Israele, adorate Allah, mio Signore e vostro Signore”. Quanto a chi attribuisce consimili ad Allah, Allah gli preclude il Paradiso, il suo rifugio sarà il Fuoco. Gli ingiusti non avranno chi li soccorra!..» (5, 72)
«Combatteteli finché non ci sia più politeismo e la religione sia tutta per Allah...» (8, 39)
In secondo luogo, sempre al riguardo del comportamento nei confronti dei nemici del cristianesimo, il Papa farebbe bene ad approfondire la realtà del comportamento di San Francesco d’Assisi, da cui ha preso il nome papale, che nel 1219 a Damietta incontrò il Sultano d’Egitto Malik al Kamil e gli chiese di convertirsi al cristianesimo. San Francesco era al seguito della Quinta Crociata indetta da Papa Onorio III per recuperare Gerusalemme caduta nelle mani degli islamici.
In terzo luogo, Gesù lavò i piedi ai suoi dodici apostoli, non ai suoi nemici. E lo fece per far loro comprendere che il migliore degli apostoli sarà il più umile.
« Quando dunque ebbe lavato loro i piedi e riprese le vesti, sedette di nuovo e disse loro: Sapete ciò che vi ho fatto? Voi mi chiamate Maestro e Signore e dite bene, perché lo sono. Se dunque io, il Signore e il Maestro, ho lavato i vostri piedi, anche voi dovete lavarvi i piedi gli uni gli altri. Vi ho dato infatti l'esempio, perché come ho fatto Io, facciate anche voi. » (Giovanni 13,12-15)
In quarto luogo, Gesù non esitò a impiegare la forza per cacciare i mercanti dal Tempio, concepiti come nemici della vera fede in Dio. Così come si sottomise alla condanna a morte tramite crocifissione ordinata dal Governatore romano Ponzio Pilato. L’insistenza con cui Papa Francesco immagina un’umanità affrancata dalla violenza, concepisce la pena detentiva come puramente rieducativa e non sanzionatoria di un reato perpetrato, sottintende l’immagine dell’uomo come naturalmente buono e prefigura un modello di società tollerante e comprensiva anche nei confronti dei crimini più efferati. Eppure lo stesso Stato del Vaticano adottò la pena di morte fino al 2001.
In quinto luogo Papa Francesco dovrebbe sapere che l’islam è sempre stato il nemico storico dell’Europa da 1400 anni. Possibile che non sappia che persino le Mura che cingono lo Stato del Vaticano, che si chiamano Mura Leonine perché furono edificate dal Papa Leone IV nell’847, furono edificate un anno dopo la seconda invasione islamica di Roma e il secondo saccheggio della Basilica di San Pietro (la prima volta fu nell’830), perpetrando delle atrocità tra la popolazione romana?
Concludo auspicando che ci sia qualcuno in seno ai vertici della Chiesa, che abbia l’onestà intellettuale e una fede cristiana integerrima, in grado di far capire a Papa Francesco di smetterla di lavare e baciare i piedi ai musulmani e, piuttosto, di prodigarsi per la loro conversione alla fede in Gesù Cristo. In ogni caso, in questa fase storica cruciale, in cui l’Europa decadente rischia di scomparire e di essere sottomessa all’Islam, un Papa dovrebbe ergersi a difensore della civiltà cristiana su cui si è fondata l’Europa. Forse servirà un miracolo. Ma se si crede nella Resurrezione di Gesù, si deve credere anche nei miracoli.

domenica 20 agosto 2017

NEO-NEGAZIONISMO



FINO A IERI, NESSUNO SAPEVA CHI FOSSE ADA COLAU IN SPAGNA.
PIU' PRECISAMENTE, NESSUNO SAPEVA CHE ADA COLAU FOSSE IL SINDACO DI BARCELLONA.
COSI' COME NESSUNO SAPEVA CHE LA CITTA' MORTALMENTE FERITA DI BARCELLONA, AVESSE COME SINDACO ADA COLAU.
ORA LO SI SA.
LA COLAU, PUR CON IL CIGLIO UMIDO - MINIMO OMAGGIO ALLE 16 VITTIME DEL RAID TERRORISTICO ALLA RAMBLA DI BARCELLONA - HA OSTINATAMENTE DETTO NO A MISURE DI PREVENZIONE ANTITERRORISMO - SEGNATAMENTE, BARRIERE E DISSUASORI ANTINTRUSIONE CON MEZZI PESANTI - DIMOSTRANDOSI SENSIBILE A NON STIGMATIZZARE PIU' DI TANTO L'IMPRONTA ISLAMICA, ANZI DELL'ISIS, NELL'EFFERATO CRIMINE.
GLI USA AVEVANO GIA' AVVERTITO DELLA POSSIBILITA' DI QUESTO TIPO DI ATTENTATO A BARCELLONA: COSA SI E' FATTO DI QUESTE NOTIZIE?
PUR IN PRESENZA DI UN ALLARME COSI' FORTE NON ERANO STATE PRESE MISURE DRASTICHE DI PREVENZIONE A TUTELA DI CITTADINI E TURISTI?
PUR IN PRESENZA DI TANTE VITTIME E DELLA CHIARISSIMA MATRICE ISLAMICA DELL'ATTENTATO TERRORISTICO, COME MAI NON SI SOTTOLINEA IL CRESCENTE, ESPONENZIALE PERICOLO?
PERCHE' NON SI E' DATA ATTENZIONE MASSIMA AI SEGNALI IMMEDIATAMENTE ANTECEDENTI?
COME MAI IL SINDACO COLAU, INVECE DI DIMETTERSI PER L'INEFFICIENZA DELLA PROPRIA AMMINISTRAZIONE, SI E' DIMOSTRATO COSI' TIEPIDO NELLA REAZIONE E NELLA CONDANNA DI AUTORI E MANDANTI DELL'ATTENTATO?
CREDO CHE PER INQUADRARE CORRETTAMENTE QUESTO TIPO DI ANOMALE REAZIONI, E DELL'ANOMALIA COMPLESSIVA DI TUTTO QUEL MONDO DI CULTURA E SOTTOCULTURA FILO-ISLAMICA CHE PROPUGNA LE POLITICHE DI SOSTITUZIONE E DI INTRUSIONE AD OLTRANZA DI CLANDESTINI IRREGOLARISSIMI,  MISTIFICANDO I SERVIZI DI TAXI-BOAT OFFERTI CON IL COMODO ALIBI DEL 'SOCCORSO IN MARE'', OCCORRA RICORRERE AD UNA NUOVA E DIVERSA IMMAGINE STORICO-SOCIOLOGICA.
EBBENE... A DISTANZA DI 72 ANNI DALLA FINE DELLA SECONDA GUERRA MONDIALE, C'E' CHI ANCORA NEGA IL TRAGICO CONSUMARSI DELLA PERSECUZIONE ANTI-EBRAICA E DELLA SHOAH.
UN TERMINE HA COMUNEMENTE INDICATO QUESTO FENOMENO: NEGAZIONISMO.
ECCO, IO CREDO CHE DI FRONTE ALLA TRAGEDIA EPOCALE DI QUESTA IMPONENTE MIGRAZIONE - PIU' O MENO SPONTANEA - DI GENTI, DI QUESTI TRAGHETTAMENTI FATTI DA MERCANTI DI UOMINI, DI QUESTA TENACE VOLONTÀ' DI 'NON VEDERE' O MINIMIZZARE IL PERICOLO DERIVANTE DA QUESTI FLUSSI MARCATAMENTE PERVASI DI PERSONE DI FEDE ISLAMICA, E DI FRONTE ALLE INGIUSTIZIE VERSO I PROPRI CONCITTADINI, PROPUGNANDO UNA IMPOSSIBILE E NON VOLUTA (PRINCIPALMENTE DAGLI STESSI ISLAMICI) INTEGRAZIONE, CONCEDENDO L'INCONCEPIBILE, SOVVENZIONANDO LA PERMANENZA A CODESTI SOGGETTI A CONDIZIONI NEGATE AI PROPRI CONCITTADINI...
ECCO CREDO CHE OGGI, PER COSTORO CHE NEGANO AD OLTRANZA E PERSINO STIZZITI L'ESISTENZA DI QUESTO PERICOLOSISSIMO FENOMENO  SI POSSA ATTRIBUIRE LA QUALIFICA DI '''NEGAZIONISTI''' O MEGLIO, PER NON CONFONDERLI CON QUELLI DEGLI ULTIMI 72 ANNI, CI TROVIAMO DI FRONTE A DEI ''''NEO-NEGAZIONISTI'''.
QUAL'E' IL SINDACO DI BARCELLONA ADA COLAU.
QUAL'E' ANCHE IL NOSTRO PREMIER GENTILONI, CHE CON TONI PACATI HA CONDANNATO IL CRIMINE DI BARCELLONA, MA CHE HA AVUTO LA FORZA DI ALZARE IL TONO PER DIRE CHE IN PRATICA INDIETRO NON SI TORNA, RIALZANDO ANZI LA POSTA CON LA RI-PROPOSIZIONE DELLO IUS SOLI. SEGUITO A MENO DI 24 ORE DI DISTANZA DA PAPA FRANCESCO.

Roma, 20 Agosto 2017
Giuseppe Bellantonio 
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martedì 2 maggio 2017

LA RIFORMA DELLA CHIESA: LA SFIDA DI PAPA FRANCESCO

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Come già anticipato alla cortese attenzione dei nostri Lettori, nei giorni scorsi si è tenuta una Sessione tenuta dal Prof. Rocco D'Ambrosio - della Pontificia Università Gregoriana – che ha presentato il suo libro    “Ce la farà Francesco? La sfida della riforma ecclesiale".
L’evento, curato dalla Prof.ssa Fiorella Ialongo - Università degli Studi di Roma Tre - ha avuto luogo nella splendida cornice dell'Istituto Portoghese di Sant'Antonio in Roma – di cui è Rettore Monsignor Agostino Da Costa Borges -, sotto l'alto patrocinio di S.E. l'Ambasciatore del Portogallo presso la Santa Sede - Dott. Antonio De Almeida Riberio - con a latere Padre Nuno Da Silva Gonçalves, S.J. - Rettore della Pontificia Università Gregoriana -.
Dopo un caloroso indirizzo di benvenuto da parte di S.E. l’Ambasciatore Antonio De Almeida Riberio, altre parole di benvenuto – ma anche di introduzione alla serata – sono state indirizzate ad un pubblico attento e selezionato, tra cui spiccavano S.E. l’Ambasciatore di Albania e S.E. l’Albasciatore di Timor Est, dal ‘padrone di casa’ Mons. Agostino Da Costa Borges,  da Padre Nuno Da Silva Gonçalves, S.J., dall’Autore e dalla Prof.ssa Fiorella Ialongo.                             Questa, ha unito all’ultima fase dell’introduzione, l’inizio vero e proprio della Sessione, porgendo al Prof. Rocco D'Ambrosio una serie di quesiti, suscitati dalla lettura del libro da lui scritto.
        Alle domande, stimolanti e garbate, poste dalla Prof.ssa Ialongo, il Prof. D’Ambrosio ha risposto sempre con capace e seria profondità – d’altronde, il tema del libro da lui scritto, era estremamente qualificato -: ora approfondendo ora collegandosi ad altri argomenti comunque pertinenti la tematica comunemente esaminata.
        Al termine della Sessione, i molteplici ringraziamenti indirizzati all’Autore hanno esaltato sì i contenuti della sua opera, ma eminentemente hanno posto in una luce più completa e corretta – agli occhi esterni, ma non solo -  l’opera di Papa Francesco, e lo spirito che la permea.
        In questa sede, chi scrive ed era presente in rappresentanza dell'Accademia di Alta Cultura, qui porge alla c.a. dei Lettori taluni dei contenuti recepiti nel corso dell’importante incontro, ampliate da proprie valutazioni personali.
        Al quesito dell’Autore – “Ce la farà Francesco?...” -, che scaturisce a più di mille giorni dall'elezione di Papa Francesco a Vescovo di Roma, hanno fatto da contorno le molte domande incentrate sul di Lui Pontificato e le risposte che, quali chiavi di lettura, l’Autore stesso ha offerto con il piglio dello studioso (qui ricordiamo come egli si occupi di logiche istituzionali, in particolare degli aspetti filosofici di queste: tematica peraltro già dallo stesso affrontata in precedenti saggi), attraverso analisi  e approfondimenti.
        Innanzitutto, va posto nella luce più corretta e genuina come il Papa non stia seguendo certo logiche correlate a teorie di tipo ‘rivoluzionario’: Egli opera invece per il Popolo, per favorirne l’elevazione spirituale, sociale, etica e morale, affrancandolo dalle logiche di sfruttamento e sopraffazione cui possa essere sottoposto, ovunque nel Mondo.                                                                                               Il Papa delle Genti parla alle Genti con un linguaggio preciso e ben comprensibile, che non lascia adito a dubbi e che, proprio per questo, può aver dato ‘fastidio’ a molti: anche all’interno delle mura Vaticane.
        L’Ill.mo ed Ecc.mo Pontefice, a ben vederne l’opera sin qui espressa, si muove – al pari dei Suoi Illustri predecessori – in linea con quanto stabilito dal Concilio Vaticano II°, concorrendo così con la propria azione al conseguimento degli stessi obiettivi conciliari.              
Certamente un’azione di tale spessore, che si muove su piani temporali complessi e molto, molto, diversi per l'impatto sociale, abbisogna di tempi adeguati, ma molto molto lunghi.
Nel suo scritto, l’Autore,  si propone dichiaratamente di sperimentarsi in un'approfondita e ragionata analisi istituzionale della Chiesa Cattolica nel pontificato di Papa Bergoglio. E l’augurio che tutti hanno fatto – più o meno palesemente – è che il Pontefice riesca a compiere un buon tratto del lungo percorso stabilito nel Concilio Vaticano II°, e che soprattutto Egli riesca a concretizzare le riforme che ha posto in essere nell'interesse della Chiesa di Roma, ma anche e soprattutto nell'interesse dei Fedeli che a lui guardano con speranza come ad un innovatore nel solco della Tradizione.
Il Papa – ricordava il Prof. D’Ambrosio nell'offrirci un quadro ampio e variegato di tutto il contesto – ci insegna e ci esorta a guardare avanti, stigmatizzando nel contempo le incrostazioni, le sovrastrutture, i comportamenti profittevoli o amorali  che hanno deturpato il vero volto della Chiesa.  
Un Papa da amare, da sostenere nella sua opera con il contributo che ciascuno di noi potrà offrire, così comprendendo e facendo meglio comprendere le difficoltà che Egli affronta quotidianamente nell'esecuzione del Suo ministero: che è d’ordine disciplinare, teologico, normativo, fideistico e sociale.
Tutti sono rimasti colpiti da questa interessante e compiuta serata, e soprattutto dai contenuti così mirabilmente espressi dall'Autore.  Contenuti che sicuramente rafforzano e meglio indirizzano la Fede di ciascun Cattolico, ma che riportano alla mente di chi scrive anche la secca esortazione di Papa Francesco: "Meglio non credenti che credenti ipocriti"...
... ecco, dunque, aiutiamo l'azione del Papa da credenti, da fedeli, da buoni cristiani: con i fatti.                                                                                  Le tante, le troppe parole e persino le critiche, lasciamole agli incerti, ai pavidi, ai tiepidi: a chi, in definitiva, 'crede a modo suo', ma non 'Crede'.

Roma, 2 Maggio 2017
Giuseppe Bellantonio
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lunedì 30 novembre 2015

FRANCESCO, DALL'AFRICA A ROMA

      Molti sono gli aspetti - spesso in contraddizione con altri - che hanno contraddistinto la visita di Papa Francesco in Africa.
      Un viaggio apostolico per dare principio all'Anno Santo da un luogo martoriato dalla feroce e sanguinosa contrapposizione di Cristiani e Islamici.
      La Porta Santa aperta tra il giubilo dei presenti, non era ornata di ori ed argenti, non era guarnita di pannelli di bronzo o rame cesellati da questo o quel celebre Artista: era costruita con il materiale usato per primo dall'Uomo, il legno, con listelli distanti l'uno dall'altro; ed era la giusta simbologia per rappresentare la Porta che custodiva il Gregge di Dio dall'attacco dei lupi famelici di Satana.
      Un itinerare lungo il quale il Papa si è posto come Umile tra gli Umili, Povero tra i Poveri, Malato tra i Malati, Ultimo tra gli Ultimi: mai gente fu più felice e commossa di quella che lo ha accolto e accompagnato.
      Ma è anche vero che mai la Veste di un Papa fu più Candida, mai il trono di Pietro ha avuto tanto ritrovato splendore, mai la Chiesa di Roma è stata così prossima ai Popoli, specie se sofferenti.
     Un viaggio che - tolta la cerimonia di ieri, per la funzione solenne dell'apertura della Porta Santa nella semplice, essenziale, bellissima Cattedrale di Bangui: costruita in classici mattoni - mai sarà dimenticato da quelle Genti d'Africa, poiché è già nella Leggenda, così come le parole del Papa entreranno nella vera Storia dei Popoli.
     Parole solenni improntate all'Amore Universale, alla Fratellanza, alla Solidarietà e alla Pace; ma anche parole dure quando non aspre nei confronti di chi attenti alla Pace attraverso il linguaggio delle armi, di chi venda armi alimentando le guerre, di chi mascheri i propri interessi per procedere a interventi militari che altro non sono se non vere occupazioni a fini militari e commerciali: e quindi a fini di speculazione e di profitto.  E in questo suo perverso agire, cerca il coinvolgimento altrui, per così meglio dissimulare tanto il proprio vero disegno quanto  i propri gravissimi errori di fronte alla Storia. 
     Non è quindi un caso se alle dure ed accorate parole di Papa Francesco, nei suoi ultimi interventi più solenni, neanche 12 ore dopo ha fatto da eco il sibilo dei razzi, il tuono degli aerei, il fragore delle bombe.
     Quindi, giusto e anzi giustissimo - e non sono certo io il solo a dirlo - il vero e proprio anatema da lui lanciato ricordando come siano "... benedetti gli operatori di pace... " e quindi "...maledetti gli apportatori  di guerra...".
      Le televisioni italiane, salvo la diretta di ieri dalla Cattedrale di Bangui, hanno dato in definitiva scarso spazio al viaggio papale ed a tutte le sue sfaccettature, specie al possente innesco di emozioni, sentimenti, vibrazioni, riflessioni, determinatosi in quelle Terre già così ricche di quei profondissimi umori che riportano alla stessa comparsa dell'Uomo.
        Purtroppo, un deteriore e sfrenato laicismo - ma anche dissennato, quantomeno sulla base delle nostre Tradizioni - continua a corrodere la nostra bella Italia e l'animo stesso dei suoi Cittadini e della Società: in nome di concetti vacui che ruotano attorno a parole quali  'politicamente corretto', o 'non urtare le sensibilità' altrui, o 'disponibilità a mediare', si sono svenduti altri di quei capisaldi che facevano pur bella parte della nostra vita e di quel perno assoluto che è la famiglia. 
        Famiglia letteralmente a pezzi, concettualmente ma non solo,  sotto i fieri colpi di soggetti ora riformisti ora controriformisti, ora progressisti ora arroccati su posizioni vetuste e persino antistoriche, ora titolati a parlare di democrazia ora abili a violarla e violentarla...
        Sono in molti ad essere infastiditi dalla Chiesa di Roma, vista come pericolosissima 'concorrente': una concorrente che visibilmente e fattivamente - pur se squassata dalle tentazioni del Maligno, e quindi complessivamente in fase di disintossicazione - tende la mano ai bisognosi, ai derelitti, ai profughi delle guerre, agli ultimi, così non limitandosi alla sola - quanto straordinaria ed eccezionale - presenza di Missionari e Volontari cattolici.   Se è vero che la Chiesa - quale forma di governo - possa aver commesso nel corso della sua storia degli errori, è pur vero che ha formato schiere di Uomini e Donne intellettualmente e socialmente 'sani', dal pensiero spesso illuminato, modellandoli su valori non certo banali ed astratti, anzi essenziali e fondanti.  Ma è anche vero che la Chiesa di Roma, pur a distanza di 'qualche' anno non sta trascurando di ammettere alcune proprie erronee valutazioni: così emendandole di fronte alla Storia.
         Ed è l'unica ad averlo fatto ed a farlo.
         Penso e spero che l'eggregore che dalle Terre d'Africa si è saldato intorno al Papa, collegando le migliori Energie terrene a quelle celesti, possa donargli ancora più energie.
         Mai come in questo drammatico frangente storico c'è bisogno di chi possa indirizzarsi al Mondo con voce chiara e forte, non solo ammonendolo ma anche indirizzandolo affinché giri le spalle a Satana ed alle sue diaboliche creature, per volgere fiducioso lo sguardo verso quel Dio che è sempre pronto a sorreggerci.
         Misericordioso e Amorevole, che solo può portarci alla Pace.
         Uniamo quindi, anche le nostre, di Energie, in questo possente compito: che potrebbe essere uno degli ultimi di una Umanità preda delle tentazioni, delle imposizioni e delle brame dei tanti piccoli uomini meschinamente legati a Satana.  
 
Roma, 30 Novembre 2015                               Giuseppe Bellantonio 


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mercoledì 25 novembre 2015

IL PAPA IN AFRICA. MA IL MONDO BRUCIA.

In queste ore Papa Francesco ha già raggiunto il Kenya, prima tappa in terra d'Africa, così mantenendo il proprio impegno di dar principio all'Anno Santo da quelle Terre.  E ciò nonostante le vocie le pressioni - anche autorevoli -  affinché rimandasse tale evento, in nome della salvaguardia della propria incolumità.
Certamente, il momento è gravissimo e fluido - anzi, volatile - nei sui sviluppi rapidissimi, negli eventi imprevedibili quanto cruenti: di fatto c'è una sorta di follia collettiva che serpeggia subdolamente, malignamente, trovando però chi l'apprezza e sembra far di tutto per dare il proprio negativo, pessimo, contributo.
Satana sta ancora una volta diabolicamente manovrando, servendosi degli uomini quali duttili strumenti della propria perfida volontà: e il Bene sembra soccombere.
Sembra.
Ma non perdiamo la Fede e la Speranza: e proprio questo credo che stia a significare la volontà di Papa Francesco nel mantenere i suoi impegni, nel segno della Misericordia: virtù morale ma mai come in questo periodo fortemente contigua al materiale.
Il Papa ha sollecitato in noi il compimento di opere di pietà, di misericordia, verso il nostro prossimo; prossimo di cui, con sentimento compassionevole (compatire = patire cum, soffrire insieme a), dovremmo alleviare le umane miserie, tanto materiali che spirituali.
Ma credo che oggi il messaggio abbia assunto una valenza diversa: di fronte alle tante carneficine di innocenti; di fronte alla follia di vittime immolate sull'altare di uno 'strano' dio, spietato e sanguinario; di fronte alle rivolte di gente senza pane, acqua, medicine, patria; di fronte alla spavalderia di chi pensa solo a fare affari vendendo armi o comprando petrolio color del sangue; di fronte alla pochezza di piccoli uomini che agiscono in nome di una politica pressapochista, incerta e arruffona; di fronte a uomini che - in nome della Pace e di un qualche supposto diritto - smaniano di scendere in guerra contro altri uomini... di fronte a tutto ciò, l'appello di Papa Bergoglio  alla Misericordia è ormai rivolto verso Dio, e ci chiede di unirci a Lui in questa invocazione.
Quel Dio Creatore fonte di infinito Amore, Pace, trascendente Bontà e Provvidenza - ma anche di Verità e Giustizia! - di cui viene invocata la Misericordia verso l'Uomo e le sue quotidiane follie, perpetrate con le motivazioni più  varie e abbiette, comunque nel segno del Male.
Papa Francesco - affidandosi, ma anche affidandoci, a Dio ed alla Sua Volontà, così come cristianamente deve essere - ha affrontato questo suo viaggio insegnandoci che, pur se sono trascorse centinaia e centinaia di anni da allora, anche oggi si può marciare nel Segno della Croce con la stessa sicurezza, Fede e certezza, dei tanti Martiri.   Da quelli di epoca romana del Cristianesimo delle origini a quelli che oggi affrontano la morte, perseguitati con ferocia per la loro Fede.
L'augurio più vivo è che questo Viaggio di Pace del Papa, prosegua nel segno dell'Amore, piuttosto che non del rancore e dell'odio più cieco.
Ma il mondo, purtroppo, continua a bruciare...
E anche i 'pompieri' che si cimentano in tale difficile ruolo, spesso sembrano sortire effetto opposto e contrario.
Ci si interroghi severamente sugli avvenimenti.
Ci si chieda dove, come e chi, abbia sbagliato ed in quale misura.
Ci si chieda chi abbia favorito la malattia, e poi l'infezione, il contagio, il terrorismo.
Ci si chieda chi lo favorisca, chi lo fiancheggi, chi lo alimenti: anche al di là di rassicuranti parole. 
Ci si chieda se siano corrette - nel 2015, alle soglie del 16° anno del XXI° secolo! - le pulsioni di quanti possano intendere procedere in nome di una sorta di neo-colonialismo alimentato da un post-illuminismo di tipo predatorio o bellico che intende combattere un  oscurantismo 'di ritorno'.
Ci si chieda come combattere in modo reale e concreto  le povertà, gli abusi, le violenze, le disuguaglianze.
Si prenda atto del fallimento delle varie politiche tese ad una - improbabile, se non impossibile: ma certamente dispendiosa - finalità integrativa di genti troppo disomogenee, diverse e/o compatibili tra di loro, premiando invece l'affermarsi di una pacifica società multietnica nel cui contesto nessuno debba sentirsi mortificato o prevaricato o, ancor peggio, mal tollerato. Si dia spazio ad una corretta solidarietà dei poli verso altri popoli meno fortunati.
Si prenda atto che non si possono piangere solo 'certi' morti, piuttosto che non 'tutti' i morti: vittime sì per mano del terrore, ma in realtà vittime di quella povertà che è fertile humus in cui è facile cogliere disperati, preda dei rancori e in cerca di vendetta.
Si chieda di far cessare le ipocrisie: dal denaro elargito per accogliere o gestire il fenomeno dell'immigrazione, ai canti fondamentalisti mentre si ricordano i morti uccisi per mano proprio di uguali fondamentalismi;  dai missili tirati con eccesso di zelo, alle sventagliate di mitraglia che colpiscono facili ed inermi bersagli umani appesi ad un paracadute per poi ribadire - sottolineandolo, anzi - quanto siano buoni i rapporti con quello stesso Stato - definito alleato e buon confinante - cui i bersagli umani appartenevano per nazionalità.
Si chieda che l'Europa sia realmente unita e che le volontà siano comuni e non certo quelle di questo o quel componente: specie se questi possano aver commesso errori macroscopici che si continua a camuffare con altri errori.
Che i Popoli facciano sentire la loro voce di Pace, che le stragi ed il terrore vengano immediatamente affrontati con ogni strumento possibile, ma che tutto si svolga con rapida efficacia senza portare il Mondo all'angoscioso bivio di una Quarta Guerra Mondiale - la Terza, a mio avviso, è quella, lunghissima, guerreggiata fin dalla fine della Seconda Guerra Mondiale e fino ad oggi -.
Che si avvii un'opera di riqualificazione dei tanti cresciuti nell'odio, per generazioni.
Il Mondo brucia... e si continua a bruciare il possibile futuro di intere generazioni, prima immolate sull'altare della più bieca speculazione finanziaria e mercantile ed ora messe di fronte all'incertezza dello stessa loro vita.
L'unico mezzo è sedersi, tutti, attorno ad uno stesso tavolo: rapidamente... senza alzarsi se non allorché si sia raggiunta una soluzione.
Comune, condivisa, trasparente: comunque equilibrata.
Queste le istanze comuni che potranno rafforzare l'opera dei portatori di Pace, di coloro che le Scritture ci indicano come 'benedetti dal Signore'.

Roma, 25 Novembre 2015                           Giuseppe Bellantonio
 

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