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martedì 20 luglio 2021

LIBERTE’! ALLEZ, ENFANTS: ALLEZ! MARCHONS!

Le forti agitazioni che scuotono oggi la Francia sono testimonianza certa del profondo malessere che pervade l’Europa, ma direi il Mondo, in modo sempre più palese, producendo scuotimenti sempre più energici in un contesto dove la spaccatura tra potere centrale e cittadini è ormai divenuta un abisso che pare difficilmente superabile. L’unione tra Stati propugnata dai Padri Fondatori – Alcide De Gasperi, Altiero Spinelli, Jean Monnet, Robert Schuman, Joseph Bech, Konrad Adenauer, Paul-Henri Spaak – mostra peraltro i segni di un profondo logoramento, visto lo stato in cui è: un coacervo di interessi portati avanti con minacce, ricatti, obblighi, troppo spesso con il fine di favorire ovvero far predominare tornaconti tali che è difficile poter indicare come essere il reale ‘interesse dei popoli’.  Questo ci riporta alle imponenti manifestazioni di popolo che hanno segnato quest’ultima settimana: tutte all’insegna della protesta contro i governi, accusati – tra le altre cose – di pesanti inosservanze delle rispettive Costituzioni, con violazione di tutti quei diritti fondamentali che riconducono alla sfera delle LIBERTA’, personali e non. A prescindere da quelle altrettanto imbonenti di Dublino, Londra, Atene e Algeri – per citarne alcune -, la manifestazione che mi ha colpito di più è proprio quella di Parigi, in cui decine e decine di migliaia di cittadini hanno palesato disagio, insoddisfazione, timore per il presente, paura per il futuro.                                      
Il grido comune che è risuonato alto e possente nell’aria è quel LIBERTE’ che proprio il 14 Luglio del 1789 – ‘quel’ 14 Luglio, assurto a festa nazionale in Francia e vessillifero di ‘rivoluzione per la libertà’ in tutto il mondo – si è alzato proprio dalle strade di Parigi, divenendo un simbolo inequivocabile e difficilmente mistificabile ovvero interpretabile a seconda degli umori del governante di turno. A far data da ’quel’ 14 Luglio, i Francesi hanno saputo dimostrare di essere Popolo, piuttosto che non ‘un insieme di genti o di campanili di provincia’, in grado di mobilitarsi con sorprendente rapidità, riempiendo vicoli, strade e piazze per protestare senza indugio, specie a salvaguardia dei propri non negoziabili diritti.                                  
Un simbolo storico di grande valenza, quindi, ‘quel’ 14 Luglio; così com’è ancora fortissima l’impronta storico-simbolica lasciata da ‘quei’ dieci giorni (dal 7 al 16 Luglio 1647: ben 142 prima della ‘presa’ della Bastiglia!) durante i quali circa 500.000 napoletani si ritrovarono unanimi e solidali nell’obbedienza ed esecuzione (per dirla con il futuro papa Clemente X) degli ordini impartiti da quel Tommaso Aniello d’Amalfi, detto Masaniello, per ribellarsi all’insopportabile pressione fiscale (ma non solo…) imposta dal viceré di Napoli, Rodrigo Ponce de León, che governava Napoli per conto di Filippo IV di Spagna.  Proprio quest’anno vi è stata la ricorrenza dei 400 anni dalla nascita di questo eroico napoletano, perito a seguito di una congiura, anche se una coltre d’oblio l’ha contraddistinta: segno che in Italia – patria d’origine di Masaniello - la conoscenza della Storia, il ricorrere delle date più significative, la celebrazione dei simboli più veri e autentici, il contenuto stesso di parti significative del corso degli eventi, si stanno opacizzando sotto la spinta costante e distruttiva di chi non ama insegnare la Storia (prediligendo storielle al ‘sapore di storia’), di chi scavalca a piè pari le ricorrenze più significative della vita di una Nazione, di chi tenta di distruggere le Tradizioni smantellandone Simboli e Valori (per lo più attraverso l’imposizione di nuovi e diversi pseudo-valori, spesso fantasiosi, arbitrari e persino mostruosi).                                                      
Per Masaniello e la massiccia rivolta popolare di Napoli del Luglio 1647, sono trascorsi 374 anni, numerosi restano gli interrogativi: soprattutto sul ruolo di questo personaggio ormai entrato nel mito, le sue pulsioni personali e soprattutto di come sia riuscito a trasmetterli con grande enfasi e significativa capacità al mezzo milione di napoletani che allora parteciparono ai moti rivoluzionari, accettando con rispetto, fierezza e obbedienza l’autorità di comando di quell’umile ma volitivo venditore di pesce. Un uomo che la stessa Chiesa – cui egli all’epoca fu estremamente rispettoso – indicava come moderato, prudente e assennato.  Anche allora risuonò alta la parola LIBERTA’, poiché solo attraverso la LIBERTA’ i Popoli riescono ad agire reagendo, a esprimersi, crescere, combattere per la propria stessa sopravvivenza.         
Meno interrogativi – in linea di massima – sussistono per le ragioni determinanti la presa della Bastiglia, la Rivoluzione Francese la stessa era dei Lumi e le conseguenze che esse hanno avuto nel mondo contemporaneo e nello sviluppo della sfera dei diritti della persona, stimolate dal classico trinomio LIBERTE’ - EGALITE’ - FRATERNITE’ acquisito ormai in ogni dove: direi che lo status di Democrazia riporta a tali principi.                                                                       
Ho indicato ‘in linea di massima’ poiché, documenti alla mano, la presa fu in realtà un episodio modesto e di tutt’altra valenza: non fu atto scaturito da una volontà di popolo e non vide una mobilitazione di massa, ma fu in realtà un evento-simbolo intorno al quale venne costruito dalla propaganda contestataria il mito stesso della Rivoluzione Francese.  In realtà, fu un’azione che vide uniti alcuni piccoli gruppi di soggetti senza arte né parte a dei disertori, penetrati – ma senza l’uso della forza, né atti particolarmente bellicosi, salvo una scaramuccia contro la guarnigione svizzera, poiché il governatore di Parigi aveva ordinato di aprire la porta di ingresso alla fortezza – per rubare delle munizioni, una piccola parte delle quali, incautamente maneggiate, esplosero.  La popolazione parigina, in realtà si tenne ben alla larga da tale avvenimento: niente marcia travolgente, niente scariche di fucileria o scontri all’arma bianca, niente sventolìo di bandiere su barricate improvvisate, niente inneggiamenti alla LIBERTE’ mentre si liberavano i prigionieri politici… anche perché al momento dei fatti non vi era alcun prigioniero da liberare! Quindi, da fatti tanto modesti – sapientemente enfatizzati e abilmente manipolati dai capi della Rivoluzione e acquisiti solennemente dagli organi istituzionali dell’epoca - nacque il mito della cruenta battaglia dei rivoltosi parigini per la conquista della famosa e tetra fortezza! Un’impresa dipinta e tramandata come coraggiosa, che da epopea divenne Storia e quindi mito, perno stesso della Rivoluzione Francese.                
Fa impressione oggi sentire riecheggiare, com’è avvenuto emblematicamente a Parigi, il grido LIBERTE’… Ma allora, quello che in molti chiamano oggi ‘progresso’ o ‘transizione’ verso un qualcosa di più che positivo, in realtà equivale a un ritorno al passato? Siamo alla soglia di un Medio Evo prossimo venturo?  Francamente, anche se non mancano reiterati, preoccupanti, segnali, la reazione che si sta sviluppando e rafforzando a livello umano, è da considerarsi positivamente: come la reazione di un organismo vivente che, per non soccombere, fa appello a ogni sua forza, ben comprendendo che ciò che avverrà, ciò che si potrà fare, si ripercuoterà per generazioni. Tentiamo quindi di leggere i fatti con occhi positivi, reattivi, perché ciò che avviene ci coinvolge TUTTI, a ogni latitudine. 
Dobbiamo credere con tutte le nostre forze in una RIGENERAZIONE, nella RIPRESA, in una nuova CRESCITA: ma questa DEVE coinvolgere TUTTE LE GENERAZIONI – anziani, giovani, soggetti maturi e giovanissimi – trovando la giusta ispirazione nella FORZA del proprio spirito, del proprio ‘sé’, così da poter esprimere la propria natura creativa, costruttiva.   
Perché? Ma perché lo sviluppo globalizzato, all'insegna del materiale, del potere, del denaro, della sopraffazione, ha accelerato la crescita, sicuramente pilotata, di 'falsi valori' come di 'falsi miti', andando letteralmente a smantellare quei 'valori reali' alla base dello sviluppo - lento, metodico, sedimentato - di genti e popoli. Intorno a noi ci sono tali e tanti problemi da incutere terrore! Ma non è nutrendoci di caramellose e vacue ‘verità’ che potremo risolvere qualcosa: solo andando alla radice potremo estirpare tutta la gramigna che soffoca il ‘vero’ nutrimento, il grano del corpo, della mente e dello spirito.                          
Classi dirigenti carenti di esperienza e di formazione (quasi sempre 'create' a bella posta, a tavolino, dai loro reali 'padri': occultamente ben presenti alle loro spalle), difficoltà nel lavoro, aziende in crisi che non reggono il cambio rapido degli scenari, il gioco crudele delle delocalizzazioni, la consapevolezza che occorra sanare gli squilibri interni e internazionali, la certezza che non è con le armi che si possano risolvere i contenziosi o tenere in scacco intere nazioni, la necessità di rafforzare il valore ed il concetto stesso di PATRIA nonché l'ente FAMIGLIA, quale unico caposaldo alla tenuta di quel che resta di essenziali valori etici e sociali, e quindi equilibri...  Ecco, tutto ciò ha alle spalle la pletora di soggetti che, fors'anche privi di cultura, proprio rifacendosi (ma solo a parole…) ai Lumi e alle diverse (rispetto a prima) energie veicolate dalla Rivoluzione Francese, si riempiono la bocca (e tentano di riempire i nostri cervelli, tentando di forzare la nostra logica, il nostro sentire, attraverso ragionamenti artificiosi e speciosi) con 'nuovi' pseudo-valori incentrati (sempre a parole…) sul classico trinomio LIBERTÀ - UGUAGLIANZA - FRATELLANZA. Valori certamente di enorme portata, ma ormai troppo 'rimodellati' ad uso e consumo di chi è impegnato in operazioni di manipolazione.       
Ma se il trascendente viene cancellato da una visione pragmatica e ormai laicista, mi dite voi come può esistere (e mi rifaccio anche alla - solo apparente - antitesi tra FIDES e RATIO) un progresso, un'era all'insegna dei Lumi, senza la presenza di un ingrediente essenziale qual è il ricondursi al Trascendente, al Divino?           
Certo, l'uomo ha 'inventato' altri elaborati, altri schemi, tentando di surrogare la zoppìa di spiritualità. Ma ormai i nodi sono giunti, prepotenti e numerosi, al pettine! Una cosa è la 'dea ragione' che intellettualmente possa sostenere i nostri processi intellettivi e di crescita, una cosa è operare in modo agnostico, senza il supporto costante di un modello spirituale e fideistico, priva di un’Entità Superiore, prodiga di insegnamenti.     Le nostre strenue fatiche umane, le nostre costanti vicissitudini sono meglio sopportabili con i valori di tutta una vita e con gli insegnamenti che in essi sono insiti: ma l'indignazione (sovente ‘pilotata’ e quindi strumentale) per eccessi, squilibri e ingiustizie, non possono farci sostituire detti valori con surrogati posticci, simil-veri, ma dagli evidentissimi limiti. Ecco perché - fermo restando il fervore creativo scaturito all'epoca dai Lumi, quale ribellione alle ingiustizie e soprattutto ai limiti fino ad allora imposti da nobiltà e clero (il 'terzo stato' era costituita dai contadini, poi in gran parte sostituiti dalla borghesia), oggi non si può più concedere a questo processo intelletual-creativo (caduto, evidentemente, in mani sbagliate…) il potere di surroga ai valori dello spirito, dell'anima, della fede nel trascendente. E questo - sempre secondo la mia ottica, certo - priva ormai la Francia di quel plusvalore derivatole dall'essere (stata) patria del movimento dei Lumi.    
Anche perché come può ancora sostenere questi valori una nazione che ha fortissimi interessi coloniali e che è preminente nella fabbricazione e vendita di armi? Un non-senso: reso fascinoso dal ricondursi, sempre e comunque ma solo a parole, ai valori del trinomio originario.     Ecco quindi che, a mio avviso, al classico trinomio LIBERTÀ - UGUAGLIANZA - FRATELLANZA possiamo, anzi dobbiamo, aggiungerne un altro: LIBERTA’ – GIUSTIZIA - EQUITA’ e un altro ancora SPERANZA - DIGNITÀ - RISCATTO.       Non dimenticando che è proprio la DIGNITÀ il valore dei valori, quello che si riferisce direttamente all'esistenza dell'uomo e che rispecchia il senso del divino e tutti i principi in esso insiti.                   
Noi che ancora crediamo alla nobiltà di Tradizioni e Valori,  continuiamo a porre l’UOMO al centro di tutto: non i robot, non i tralicci, non gli automatismi, non i computer; sostenendolo e arricchendolo con i frutti del progresso piuttosto che non privandolo – con la scusa di ‘farlo stare meglio’ – delle sue nobili e faticose conquiste.                                          
Chi saprà farsi carico di questi Valori, anche quale forte movimento di opinione, guidando genti e popoli assetati di pace e di giustizia sociale, chiuderà per sempre la pagina - già superata - dei Lumi... che, evidentemente, non riescono più a 'illuminare' neanche un sottoscala; eviteremo così il pericolo di inciampare!       

Roma, 19 Luglio 2021  - Giuseppe Bellantonio

Nota: in apertura ‘E’ possibile la comprensione dell’essere?’, acrilico su tela 100x80, Opera del M° Korradi Könner. Riproduzione per gentile ed esclusiva autorizzazione dell’Artista. ‘Questa è l'intima essenza di Korradi. Come lo scrittore ama disporre in buon ordine le parole, lui ama il buon ordine delle sue forme e dei suoi colori, nei labirinti della creazione’: così lo stesso Autore ha voluto commentare questa sua pregevole Opera. La creatività, l’accesa e dinamica cromìa che accompagna le linee e le forme espressive di questo Artista della Pop Art, intrigano l’osservatore, attirandolo in un vortice di profonde sensazioni.


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martedì 14 luglio 2015

RIVOLUZIONI E CONFRONTO


     Lo scenario che da almeno cinque anni si presenta intensamente ai nostri occhi di Italiani, di Europei, è dei più controversi e meno confortanti.


     Libertà dichiarate a gran voce, in realtà non sono più tali; democrazie storicamente sostenute, mostrano segni di cedimento poggiando su cardini più deboli; molte Nazioni non hanno più che una sovranità molto, molto, limitata; numerose sono le genti che si dolgono di chi li governa, ma costoro non sono altro che il prodotto delle urne: così che le genti - in definitiva - non possono rammaricarsi se non di se stesse, delle loro scelte o, peggio, delle loro non-scelte; importantissimi consessi internazionali, poco politici ma molto economico-finanziari più che primeggiare spadroneggiano, a scapito di quelli che chiamano alleati ma che trattano come comparse comunque strumentali ai loro giochi di potere...


       Se questo è il prodotto ultimo di quell'enorme slancio che nel 1789 ebbe come sfondo la Rivoluzione Francese - ma anche tutti quei moti che ad essa si ispirarono, o ne furono motivati - e che ebbe nell'Illuminismo la sua più concreta espressione, ebbene non possiamo che affermare ancora una volta che oggi l'Illuminismo ha esaurito non solo la sua spinta migliore, ma proprio la propulsione tutta quale movimento generatore di crescita, sviluppo, cambiamenti radicali e profondi all'insegna della libertà più autentica.

       Anzi, per molti versi, l'età contemporanea non è squarciata dai lampi del progresso e della civile convivenza, ma anzi ondate di tenebre vanno ad occupare gli spazi già conquistati.    Tenebre profonde, cui concorre altra abbondante materia oscura:  violenze di ogni genere, guerre, disparità laceranti, povertà indegne.  

        Quando nel suo recente viaggio Papa Francesco ha condannato con  fermezza certi particolari squilibri, una sequela di osservatori  ha fatto di tutti per affibbiargli etichette di ogni tipo (sport prettamente italiota, quello di catalogare e classificare...): tra queste, i parallelismi con l'attività dei c.d. teologi della liberazione nonché quella di un atteggiamento di tipo comunista.

         Riandando però proprio agli ideali di quell'Illuminismo di cui in molti ancora si in-bibitano, il confronto con i contenuti del classico trinomio Liberté-Egalité-Fraternité si porrebbero in modo più corretto alla comune attenzione.

          I contenuti dei discorsi - ferventi, accorati, energici e talvolta taglienti come il filo della spada della Verità – non erano né usuali né comuni: in ogni caso, meritavano riflessione e considerazione.

         Quanto un’altissima Dignità di una Chiesa parla, è indubbio che si esprima in termini che – passando dal linguaggio tipicamente ecclesiastico – comunque possono toccare aspetti della vita di uno o più Popoli: se è vero che la Chiesa rivendica per sè il primato di essere Universale, anche il linguaggio che essa adopera lo è.

        Ma, in definitiva: il Pontefice non ha forse parlato di Uguaglianza al pari della Pace? Non ha parlato forse di Fratellanza al pari di una maggiore equità nella distribuzione di ricchezze e risorse? Non ha poi parlato dello strumento della Libertà, della democrazia e della libera espressione quali strumenti-cardine per poter percorrere la via del miglioramento dello status-quo dei Popoli di oggi e delle generazioni che seguiranno?
       Ebbene: è questo il linguaggio ‘sovversivo’ o ‘eversivo’ che può consentire agli addetti alle comunicazioni di osare di definire ‘comunista’ o ‘rivoluzionario’ un Papa o dei suoi atteggiamenti?
       Allora vuol dire che si è capito poco e compreso ancor meno di tutti i valori che – in ogni caso – ci offrono il vissuto della Storia e della Cultura collettivi.
      Di rivoluzionario c’è forse solo il tono piuttosto che non i contenuti, e ciò che il Papa ha denunciato nel suo ultimo viaggio non vale solo per quelle Terre: è un messaggio più ampio, poiché vale per tutte le situazioni dove l’Uomo sia mortificato e piegato dall’altrui sopraffazione.
     Ecco, allora, torniamo alle considerazioni iniziali: se ‘la’ Rivoluzione per eccellenza – quella Francese, appunto, e quelle successive che da essa hanno ripreso le energie e lo spirito battagliero – non ha più nulla o quasi da trasmetterci in positivo; se chi ci governa - nel mondo - non ha compreso i tremendi errori fatti negli ultimi anni (evidentemente, si celebrano i 100 anni dalla Prima Grande Guerra, ma non se ne è tratto insegnamento alcuno. Anzi si ripetono alcuni errori che l'hanno innescata);  se la spinta dell’Illuminismo è esaurita o – peggio – degenerata, di fronte alle tenebre non vi è altra speranza se non di ricorrere ad una nuova Rivoluzione.   
      Affatto cruenta, ma ricca di fermenti ed umori, ricca di cultura ed esperienze, che cancelli le storture (o, meglio: il cumulo di storture) attuali, procedendo anche a coraggiosi ma celerissimi cambiamenti.

      Allora, forse, ci sarà ancora una speranza.

      Diversamente, lasceremo tutto in mano ai barbari di ieri e di oggi (ma anche a quelli di domani: di fronte ai quali saremo sempre più inermi).

Roma, 14 Luglio 2015                                   Giuseppe Bellantonio  

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mercoledì 1 ottobre 2014

RESISTENZA, CON ORGOGLIO.


            La Francia, alle prese con una crisi interna e di mercato non meno dura di quella italiana - specie se si vanno a valutare quei "fondamentali" sulla cui base, anche sotto il pieno assalto dei panzer camuffati da spread e delle divisionen che erano lanciate alla conquista camuffate da rating, le italiche condizioni erano migliori - ha dato una lezione di orgoglio a quell'Europa fiacca e molle che sembra tenere in grande considerazione chi ha "tradito" lo spirito e la lettera degli Accordi di Roma alla base della nascita di quell' "isola felice" che avrebbe dovuto e potuto essere l'Europa unita. 
          Non solo; chi ha "tradito" non ha solo tradito degli accordi, delle carte, dei protocolli, delle relazioni tra Stati: ha "tradito" la più parte dei Cittadini d'Europa, costringendoli alla fame, all'impoverimento, a cedere i loro beni (ancorchè a livello nazionale), a svendere/chiudere/cedere le loro imprese.
          La Francia, che anche nei peggiori frangenti storici non ha mai cessato di essere Nazione e Popolo, è una di quelle poche Nazioni dove l'orgoglio nazionale è stato sempre un gradino più in alto degli interessi particolari della classe politica: ne ha dato prova l'Esecutivo di François Hollande tirando rapidamente le somme dopo i pessimi risultati elettorali riscossi: la Le Pen e la destra sono candidati ufficiali alla successione, spinti da un'onda montante di consensi; la disaffezione dell'elettorato gauchiste è più che tangibile; il  crollo della popolarità e quindi del gradimento del Presidente Hollande è pesantissimo (meno del 30%); l'ingravescenza della crisi ecomomico-finanziaria si tocca ad ogni angolo; crescono le tensioni nelle periferie, ossia le tensioni con quell'ampia fascia di residenti provenienti dai Territori d'Oltre Mare; questo tanto per dare un quadro seppur incompleto della situazione.   
        Pur in questi angusti spazi di manovra, la Francia, con lo spettro di doversi "adattare" - e molto - alle sicure pretese di Bruxelles spinta dalle  insopportabili pressioni di Berlino (lo abbiamo già ricordato quando all'orizzonte europeo sembrava sorgere un asse Parigi- Berlino: storicamente, Francia e Germania sono "geneticamente" contrapposte); certa della probabile nomina di censori/tutori; non disponibile alla possibile cessione di pezzi importanti della propria macchina produttiva e quant'altro, ha deciso di sottrarsi all' "abbraccio mortale" prendendo le distanze anche da chi, almeno a parole, dimostrava/assicurava solidarietà negli intenti e nell'azione. 
        Ciò che è accaduto alla Grecia, a Cipro, alla Spagna e all'Italia, ha seguito procedure talmente chiare da costituire ormai un modello, uno schema, che la Francia ha forse valutato prossimo all'applicazione nei suoi confronti: bacchettate, moniti, consigli bonari, censure, compiti da fare, misure imposte, si sarebbero susseguiti in un vortice sempre più incontrollabile, mentre l'operazione "schiacciamento" avrebbe avuto il via libera.
          Questa impennata di orgoglio forse non salverà il destino elettorale di Hollande, ma gli farà recuperare in prestigio, consegnandone forse il nome ai libri di Storia: non come il Presidente che inviò bombardieri in Iraq o in Libia o in Mali, ma il Presidente che evitò (o tentò di evitare) il collasso della Francia sotto le spinte aggressive di uno stato estero che si serviva dell'apparato amministrativo/burocratico dell'Unione Europea per imporre metodi e condizioni  vessatorie agli altri Paesi aderenti.
          Viva la Francia, allora! 
         La Marianna invita perentoriamente i Cittadini alle barricate per resistere, per non soccombere schiacciati da un nemico meno visibile che non nel 1789, ma ancor più pericoloso perchè subdolo, camuffato di perbenismo, segnato da falsità e sorrisi rassicuranti, e certamente sostenuto da fiancheggiatori e complici utilitaristi e untuosi pronti a tessere lodi e mirabilie di quanti stanno via via assurgendo al ruolo di nemici dopo quello di avversari, con ciò mostrando il loro vero volto.
         Viva la Francia, allora!   Viva quei Francesi che con coraggio invaderanno le piazze per testimoniare il loro appoggio al Presidente e al suo Governo e per rendere visibile e tangibile che la misura, in Europa, è ormai colma: sempre e solo sacrifici, niente sbocchi lavorativi, perdita delle sovranità nazionali, povertà crescente o imminente, quando non affrontate hanno quegli sbocchi che è la Storia a insegnarci...
          Che il suo coraggio di Nazione possa oggi spronare anche altri ad averne di simile.

Roma, 1° Ottobre 2014                                  Giuseppe Bellantonio



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