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sabato 4 luglio 2015

CONTINUO AD ESSERE GRECO

A poche ore da quel referendum che riguarderà il pronunciamento dei Greci su un 'inutile' quesito (quello, superato, sulle misure sollecitate da Bruxelles e ormai scadute), e su un altro più utile quesito (un test sullo stati d'animo di un Popolo, quindi sul loro livello di sopportazione), personalmente continuo a sentirmi ancora più a fianco dei Greci.
Quindi, continuo ad 'essere greco': riprendendo così un termine coniato all'indomani della strage in Francia, presso il periodico Charlie Hebdo.
Una certa Europa, che identifico in quelle stesse componenti che fecero dell'Italia un banco di prova di pressioni e indebite ingerenze, nonché di Governi con rappresentanti non nominati dal Popolo, mira ad ottenere un pronunciamento che - letto come una volontà (?) di restare nell'Europa dell'Euro -  metta fuori gioco Tsipras e la sua squadra, aprendo la strada ad un Governo assoggettato a Bruxelles e docile ai diktat di Berlino.
Un'altra Europa, temebonda e vile come il Don Abbondio di manzoniana memoria, in cuor suo vorrebbe poter imitare ed affiancare Tsipras; ma non ne ha la forza, poiché non è il coraggio a dominare in certe Cancellerie.
E se qualche volta questa seconda tipologia ha provato a sostenere - in modo quasi spavaldo, all'insegna di quel cerchiobottismo mai morto  - una qualche tesi greca, ovvero una posizione meno intransigente a livello europeo (anche riferita alla questione Ucraina), da Bruxelles o dagli USA (per quegli accordi maturati in sede di G8) arrivava la bacchettata e la messa in riga di 'discoli' e 'linguacciuti'.
Questo a ricordare che ormai la parola 'sovranità nazionale' è relegata in un angolino buio ed angusto...
Tutto questo gioco di concertazioni ed orchestrazioni a più voci, alimentata da quei mezzi di comunicazione che aiutano a propalare poca informazione ma tante paure e timori, durerà ancora poco per poi riprendere con altra melodia presa sempre dallo stesso spartito: la cui musica è suonata altrove e le cui note sono pennellate dalla finanza internazionale (ossia, da chi ha in mano le decisioni di banche e speculatori).
Se i Greci votassero con una maggioranza tutto sommato pro-Europa (e, inevitabilmente, pro-Euro), questo verrebbe trionfalmente letto come la fine di un lungo bluff condotto da Tsipras e annullato dalla paura dei suoi connazionali: ma questo vorrebbe solo dire che, in cambio di qualche pomposa concessione da parte della UE e del FMI, sui Greci si abbatterà la mannaia di riforme durissime, fatte adottare con lo stile dello schiacciasassi.
Diversamente, una prova di orgoglio, ancorché di misura, lascerebbe invariati molti quesiti: ma potrebbe essere Tsipras - in questo caso, di fatto riconfermato alla guida della Grecia - a rendere la pariglia a Berlino, formulando una serie secca di proposte tanto al FMI che a Bruxelles.   Del tipo: ora tocca a voi, se volete che restiamo, certamente non a queste condizioni bensì a quest'altre.
E le altre condizioni dovrebbero essere non all'insegna di denaro che arriva per pagare rate di debito insolute, creando solo altri debiti e così postergandoli.
Questa volta la Grecia deve dire: denaro per affrontare anche delle riforme (non giugulatorie) nel tempo, ma soprattutto per creare investimenti e lavoro.
Solo in questo caso l'Europa potrebbe richiedere di poter verificare costantemente l'effettività degli investimenti.
Diversamente...
... già, diversamente: ma sullo scacchiere la questione è sempre più articolata, con quella parte di Ucraina con governo filo-occidentale, che all'indomani degli incontri di Putin dapprima con Tsipras e poi con altri leader occidentali, ha richiesto la fornitura di 'armi pesanti' per contrastare i 'separatisti filo russi'.
Si è chiesto l'occidente quale risultato darebbe oggi un referendum 'reale' fatto in questa parte di Ucraina 'liberata'? Credo che il risultato non sarebbe così scontato: visto soprattutto che le condizioni del popolo non sono affatto migliorate dopo 'la grande svolta' verso Ovest.
L'Occidente farebbe bene ad interrogarsi e correre ai ripari per chiarire ruoli e posizioni, eliminando inutili e dispendiose conflittualità, utili non al trionfo della 'libertà' e della 'democrazia' ma solo a smaltire surplus produttivi di armi. 
Meglio indirizzare ogni risorsa, di tipo economico ma anche di uomini e mezzi, per contrastare il terrorismo in ogni sua forma e per tagliare i rami che portano linfa a questa causa.
E per ottenere risultati, occorre unire le forze: di tutti, con tutti.
E credo che non ci sia rimasto molto tempo per operare.
In questo giorno dedicato nel più grande dei Paesi di Occidente - gli Stati Uniti d'America - a ricordare solennemente la propria Indipendenza, proprio da qui potrebbe venire un segnale forte e  univoco, letto da tutto il Mondo come un grido di insofferenza verso tutto ciò che è guerra, chiedendo a gran voce la collaborazione di tutti per pervenire ad una Pace equa, equilibrata e duratura.
D'altronde questa è una vecchia regola: depotenziare i conflitti è l'unica via verso la Pace.   Diversamente, si alimenta solo la guerra.
E questo vale anche per la 'guerra economica' che una parte d'Europa ha dichiarato all'altra parte: non si va avanti se una sola parte vuole decidere tutto, al grido di 'l'Europa sono io (e la mia parte)'.
Basta con l'Europa del 'rigore ad ogni costo': occorre puntare tutto sulla crescita; diversamente i 'creditori' si troveranno le casseforti piene di cambiali inesigibili per l'avvenuta morte dei debitori!
Un'occasione, forse l'ultima, per smetterla di dare la colpa a questo o quello per le cose che 'non fa' o per come 'dovrebbe farle' o per piazzare nei governi gli 'uomini giusti'  (secondo loro ed i loro interessi) per farle: l'Europa comunitaria di oggi si guardi allo specchio e cerchi di modificare profondamente l'immagine  pessima e surreale che ne rimanda.
 
Roma, 4 Luglio 2015                                        Giuseppe Bellantonio
 

lunedì 29 giugno 2015

GREXIT ?

          Ma come! 
         Fino a ieri, tutte le cancellerie di quell'Europa comunitaria che di fatto è sottoposta al tallone tedesco, si esibivano in gesti di sufficienza nel trattare del pericolo che la Grecia - Stato membro della UE - potesse non trovarsi in condizione di rimborsare la rata dovuta per uno dei prestiti concessile decidendo anche di non accettare il frustrante piano di riforme suggerito/imposto, come pure facevano spocchiosamente spallucce di sufficienza (del tipo "e chi se ne importa?") all'ipotesi che la Grecia potesse - per decisione autonoma o de facto - porsi al di fuori del sistema Euro, riprendendo la propria sovranità e tornando alla Dracma. 
          Da più parti si sbandieravano "piani B" già pronti e utili ad ammortizzare ogni possibile contraccolpo ad una ipotesi ritenuta comunque 'improbabile', e se proprio fosse successo il 'fattaccio' tutto era pronto per fare a meno dei 'cattivi', senza patire alcunché.  
          Nostri altolocati soggetti, serissimi, rassicuravano che non esistessero problemi, tantomeno pericoli di 'contagio' da una possibile insolvenza (o default) da parte Greca
          Ora...
           ... ora, a sentire le dichiarazioni più che allarmate di questi 'saggissimi' a poche ore dallo scadere di ogni termine utile concesso alla Grecia, sembrerebbe che questi "piani B" potessero essere solo dei ballon-d'essai (ma non credo per la Germania e per la Francia, forse più preparate a gestire i momenti di flessione del trend di crescita alemanno), o - se volessimo essere quasi irriverenti - il "lato B del piano A". 
          ... ora, anche in presenza dei risultati negativi delle Borse (frutto dello scatenarsi di una speculazione prontissima a trarre vantaggio da ogni circostanza, incurante degli umani destini) - altra schiera di 'piagnoni' (a comando?), dà la stura alle lamentazioni: per criminalizzare i greci incoscienti, per paventare il crollo dell'economia dell'area Euro, per prevedere il crollo della moneta unica europea, e quant'altro...   Domani, chissà, ci sarà qualcuno che forse ci dirà che la colpa è della Russia, o di una qualche altra trama complottista.
            Non ci sarà nessuno che dirà che la colpa è da attribuire in buona parte alla protervia, all'egoismo, con cui è stata gestita in questi ultimi anni l'Unione Europea: vantaggi per pochi a scapito di molti, ricchezza per pochi povertà per molti, produttività per pochi crollo per gli altri, shopping di aziende e terre per pochi fallimenti e svendite miserevoli per molti, grasse e poco scrupolose rendite per pochi mentre altri morivano di fame o suicidi perché oberati di debiti o perché incapaci di sfamare i propri figli.
             Ecco, questo deve pesare su chi fino ad oggi ha governato in Europa  e su chi ne abbia, in qualsivoglia modo, sostenuto il disegno.
             ... ora le diplomazie tentano di riprendere il ruolo che la politica schiava dell'economia e delle banche ha loro tolto: incontri frenetici, telefonate, colloqui, si intersecano da un lato all'altro del Mondo, per tentare il possibile ma - più che altro - l'impossibile.
             ... ora ci sarà forse qualcuno che proverà con la Grecia la stessa operazione fatta con le banche: non farle fallire, a scapito degli interessi dei loro correntisti ed a dispetto delle incapacità ovvero dei favoritismi gestionali: raramente puniti.
             Domani, forse, ci sarà chi offrirà alla Grecia soluzioni 'ricche' e 'vantaggiose', ricordando con voce stentorea che questa Nazione è pur sempre un Paese del ricco e (in)fallibile Occidente, del fronte militare avanzato occidentale per la difesa nord-atlantica.    Forse anche solo per dimostrare che non solo si fanno errori, ma che - volendo - si riesce ancora a far delle cose buone.
             Ma, in ogni caso, il 'giocattolo' europeo, la 'meravigliosa macchina da guerra' oggi targata Germania (e un po' Francia, che non voleva perdere contatto con la capofila) è inceppata e sarà difficile che possa riprendere 'come se niente fosse'.
             Anche perché, a parità di avvenimenti e di azioni, il caso Grecia sarà solo il primo di altri simili.    E cadranno anche le teste di molti sapientoni e sapientini.
             Quanto avevano visto lungo, lunghissimo, i governanti di Londra, nel non aderire alla moneta unica!!!
             Saprà la nostra classe politica, tuttora rappresentata da non-eletti e quindi da soggetti politicamente lontani dalla volontà popolare, reagire in modo intelligente a favore degli interessi, della sovranità e dell'integrità nazionale?
             Sono in molti a chiederselo, ed anche a sperare che ci possa essere un sussulto di dignità, di onestà intellettuale ancorché materiale, che ridia a tutto il Popolo Italiano l'orgoglio di poter rialzare la testa, di poter confidare nel lavoro e in una ritrovata qualità della vita.
             Altri, invece, temono più di ieri: temono che con una delle solite manovrette, tipo quella che autorizza a fare il formaggio... senza latte, l'Europa dei ricchi burocrati di Bruxelles spalmi la cambiale impagata  greca su tutti gli altri Paesi, specie su quelli più deboli che - per pochezza di energie o di coraggio - sono più propensi a dire dei frettolosi 'sì' piuttosto che dei motivati 'no'.   
              E questo potrebbe significare un'ulteriore perdita di sovranità nazionale e altre tasse.
 
Roma, 29 Giugno 2015                                                    Giuseppe Bellantonio



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sabato 27 giugno 2015

IO SONO GRECO

Le notizie - troppe delle quali 'filtrate' oltre che sapientemente redatte - che giungono dalla Grecia, danno per prima cosa una immagine: la dignità ma anche la ribellione di un Popolo allo strangolamento finanziario ed economico che, lentamente, sta uccidendo questa nobile Nazione.
L'orgoglio con cui si lotta per la salvezza comune, dovrebbe rappresentare uin esempio oltre che un forte monito.
Un Popolo che lotta per non perdere la propria residua sovranità, che si oppone alla sopraffazione di quella barbarie contemporanea che si chiama 'speculazione': quella che non esita a nutrirsi delle peggiori miserie del mondo, del traffico di armi e di uomini, che parla di pace mentre vende armamenti, che commercializza il petrolio mischiato al sangue degli innocenti, che distrugge le famiglie per imporre nuovi modelli sociali...  
Una lotta che dovrebbe essere comune a tutta l'Europa, specie a quelle Nazioni che fino ad oggi non sono state risparmiate né dalla speculazioni più becera e forsennata né dallo schiacciamento di quegli Stati forti che hanno steso l'ombra di una falsa ala protettrice per dissimulare un predominio economico, politico e finanziario dal passo pesante.
Altrove si combattono con armi e munizioni guerre assurde e feroci, persino anti-storiche, dove le colpe di un certo Occidente non sono inferiori a quelle dei pazzi  sanguinari (o sono abili calcolatori? O sono solo strumenti, manodopera di un diverso e perverso gioco?).  Dalle Colonne d'Ercole alla Tunisia, alla Libia, all'Egitto, al Sudan, all'Iraq, alla Siria... Ora l'Europa, una vecchia e malferma Europa, è circondata da guerre e povertà: che, quasi in una nemesi, tendono a risalire... creando pressioni... soffocanti salti indietro nel tempo... nuove povertà... perdita di identità secolari...
Un fronte comune - scoprono in molti, ora - contro il terrore... Già!
Ma non un fronte comune contro le povertà umane!
Sanzioni contro la Russia... emettendo gemiti di sorpresa quando la Russia replica con delle contro-misure... Ignorando quanto possa essere prezioso quell'aiuto proprio contro il terrore.
Se a tutto ciò aggiungiamo la pericolosa nebulosa che circonda i segretissimi accordi in corso tra pochi gerarchi europei (in nome di tutta l'Europa comunitaria, però: che poi impegneranno...) e gli USA, per i nuovi accordi commerciali.
Che poco terranno conto delle difficoltà della maggior parte dell'Europa: Italia in testa, già economicamente mortificata dalle mancate esportazioni in Russia, a causa dell'embargo delle merci.
l'America, gli States: il simbolo dell'Occidente più evoluto... quanti errori hanno compiuto in politica estera!... che eredità sta lasciando Obama al suo successore? Dire pesante, è dir poco!
Vecchi, antichi e desueti modi di fare politica... assai simili a quelli che segnarono il fallimento delle diplomazie poco prima della deflagrazione tremenda della Prima Guerra Mondiale... un sistema troppo intento a premiare i trasversalismi, facendone una sorta di nuovi modelli sociali e civili-
Sembra che la storia si ripeta, come peraltro accade frequentemente, ciclicamente: la colpa non è mai di chi governa, ma - tirando in ballo qualche teoria del complotto, bell'e pronta in fondo a qualche cassetto - è sempre di qualcun altro... dei massoni... degli ebrei... dei mercati e dei mercanti...
Certa gente non impara mai: men che meno quei politici che nascondono i 'soliti' politici e la 'solita' politica sotto abiti nuovi e modi nuovi di apparire - e mentire - mutuati dalle tecniche di comunicazione e di marketing.
Ma non impara anche chi vota o nomina i politici...
Viva la Grecia, quindi!
Viva i Greci che resistono con orgoglio al bombardamento dei ricatti!
Viva i Greci che palesano apertamente l'insopportabile e schiacciante pressione che, in nome del mantenimento delle ricchezze altrui, pretende l'altrui povertà e persino l'austerità nella povertà!
Se c'è qualcuno che ha tradito lo spirito con cui i Padri Fondatori dell'Europa posero delle entusiasmanti premesse, non è certo la Grecia, o l'Italia o la Spagna o il Portogallo...
Pensate a quanti economisti plauderebbero l'uscita dall'Euro e la ripresa della piena sovranità delle Nazioni... Proprio adesso che, con tenace caparbia, all'ordine del giorno di Bruxelles c'è proprio un altro tentativo di farne perdere dell'altra ai vari Stati.
Ci pensate quanto si risparmierebbe solo non mantenendo più la macchina-da-guerra costituita dalle centinaia e centinaia di burocrati, funzionari, impiegati e  politici che gravitano in quel grande coacervo chiamato Unione Europea?
Che bel risparmio: risorse preziose in questi anni tragici, miliardi e miliardi di Euro che anziché finanziare scartoffie e nodi scorsoi finanziari ed economici, potrebbero finanziare la crescita o la ricrescita.
Eh sì! ... Perché senza mezzi finanziari 'reali' (inclusa la stampa di banconote) l'economia non si mette veramente in moto, e se non si mette in moto niente assunzioni, niente lavoro.
E quindi ancora povertà e fame.
Ancelle elette della 'speculazione'!
Viva la Grecia, quindi! La Grecia del coraggio estremo!
Viva quei Popoli che risveglieranno il proprio orgoglio nazionale, lottando contro la tirannia dei burocrati!
Viva quei Popoli che getteranno alle ortiche quei politicanti che somministrano loro bugie su bugie!
Tutto questo, se accadesse, sì che darebbe il via ad un profondo rinnovamento !!!
Lo stesso che pretendiamo noi Italiani, continuamente presi in giro da un pugno di politici inossidabili e fortemente legati a chi sta alimentando quel disastro che è sotto gli occhi, i sensi di tutti: città ridotte a latrine e letamai, invase da u na massa incontrollata e - apparentemente - incontrollabile, che assorbe le residue risorse di cui disponiamo.
Risorse sottratte a chi ha lavorato tutta una vita e pagato le tasse, a chi ambisce ad un lavoro e ad una vita dignitosi.
Quando qualcuno - e, ovviamente, non intendo toccare quelle Autorità religiose, che altro non fanno se non adottare i propri precetti - si gonfia il petto con parole quali 'solidarietà' e 'accoglienza', facendo leva sulla comune generosità delle nostre genti, dovrebbe vergognarsi: in realtà, così come stiamo facendo, stiamo aiutando i mercanti di uomini, gli schiavisti, i trafficanti di carne umana e di quant'altro: basti pensare a quella enorme massa di minori non accompagnati che sbarca sulle nostre coste.
Aiutiamo sì questa gente, ma nei Paesi dove ha le proprie radici: diversamente continueremo ad essere complici di questo scempio; uno scempio dove carnefici e vittime finiscono per avere lo stesso volto.
Immigrazione clandestina, non 'migranti' come recita il neo-termine (ricordate il cambio di termine, con cui gli 'operatori ecologici' sostituivano i 'netturbini'?): gli uccelli migrano, andando e tornando da un luogo all'altro, questa gente purtroppo è destinata a non tornare mai più nelle terre dove pochissimo avevano e niente lasciano.
Abbiamo invece un obbligo preminente: il dovere di aiutare concretamente i nostri connazionali che annaspano nelle difficoltà, schiacciati dalle banche e dalla miopia di chi - complessivamente - ci governa.
Le fredde statistiche indicano che più di 500 sono i suicidi tra gli imprenditori ed artigiani giunti allo stremo psicofisico...
... più di 501, con l'imprenditore Egidio Maschio... che, purtroppo, non sarà l'ultimo... grazie banche, grazie istituzioni: grazie a tutti e soprattutto grazie a quei miopi accecati da antichi rancori, da ideologie becere e consunte, dal sogno di dominare a lungo o per sempre questa fiacca Italia.
Ed io continuerò a sentirmi Greco!
Vicino ai nostri Fratelli Greci, schiacciati da questa arrogante Europa delle carte e delle percentuali, senza anima, ma che combattono con dignità e con quella stessa fierezza che Omero, tra gli altri,  ci ha così ben descritto. 
 
27 Giugno 2015                                                      Giuseppe Bellantonio
 


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domenica 7 dicembre 2014

SANTA LUCIA

L'Ambasciata di Svezia in Roma, per il quinto anno, organizza i festeggiamenti per la ricorrenza di Santa Lucia.
Un appuntamento 'diverso' quanto intenso e ormai tradizionale per la Città di Roma, che - anno dopo anno, specie nella cerimonia conclusiva - vede convergere un pubblico sempre più numeroso nell'ormai consueta cornice di Piazza di Pietra, davanti alla suggestiva maestosità del Tempio di Adriano.
Un "grazie" di cuore agli Amici Svedesi - ma anche al magistrale coordinamento offerto dalla loro Ambasciata a Roma di concerto con Visit Sweden - che  con l'usuale efficacia e con grande semplicità così ci rendono partecipi delle loro Tradizioni, contribuendo ad allietare l'animo in questo particolare momento di festa.

Roma, 7 Dicembre 2014                                                               Giuseppe Bellantonio


(In allegato: il comunicato stampa dell'Ambasciata)
 

 

 

In occasione della festa di Santa Lucia

 

l’Ambasciata di Svezia, in collaborazione con Visit Sweden, invita per il quinto anno consecutivo
ai festeggiamenti di Santa Lucia a Roma:

 

 

9 dicembre ore 17.00

Corteo di Santa Lucia nella Basilica di San Pietro, Vaticano

 

10 dicembre ore 11.00

Corteo di Santa Lucia nel negozio di IKEA, Porta di Roma

 

10 dicembre ore 17.00

Corteo di Santa Lucia nel Cortile del Tempio di Apollo in Circo

nella sede dell’Assessorato alla Cultura, Creatività e Promozione Artistica Roma Capitale (Piazza Campitelli 7)

 

10 dicembre ore 19.30

Corteo di Santa Lucia in Piazza di Pietra, Roma

 

 

 

 


 

 

 

 

 

Malena Hessel

Promotore della Svezia

Ambasciata di Svezia

Piazza Rio de Janeiro 3

00161 Roma

Tel dir: +39 06 4419 4278



 

 

sabato 8 marzo 2014

8 MARZO: CERTEZZE O INCERTEZZE SUL SIGNIFICATO?


     Che oggi, seguendo una consuetudine consolidata nel tempo, venga dedicata ogni attenzione alla figura della Donna, è cosa nota.
     Che nel tempo,  si sia rilevata l'esigenza - sempre più pressante, direi assoluta - di eliminare ogni forma di discriminazione relativamente al genere femminile, è cosa nota anche se in molti dovrebbero ben approfondirne le tematiche, ignorando le mode correnti e concentrandosi sui fatti.
     Che vi sia chi si riconduca storicamente alla II Internazionale Socialista di Stoccarda del 1907 o all'esplicitazione del primo americano Womans's Day del 1909 o all'8 Marzo del 1946 - la prima volta, peraltro, che in Italia la mimosa entrò a far parte della tematica celebrativa -  o alla tragedia del 25 Marzo 1911 - 123 donne e 23 uomini, in gran parte immigrati di origine italiana ed ebraica,  non trovarono scampo nell'incendio della fabbrica Triangle, a New York -, può essere una sorta di tenzone tra gli storici e gli ideologi; ma anche questo, essendo un fatto noto, poco interessa alla genericità del tema affrontato oggi.
     Che vi siano delle violenze perpetrate nei confronti di donne, è un fatto: terribile, senza dubbio alcuno.
     Ma è anche un fatto che la violenza - in ogni sua orrida forma, in qualunque luogo possa venire perpetrata, e senza fare alcuna difformità di genere/età/condizione/religione/idee circa chi possa subirla - è un fatto che merita la  massima condanna.
     Ossia, non può essere fatta - a mio avviso - una differenziazione, o una anomala sottolineatura, sul sesso o sulla condizione di chi giornalmente possa venire ucciso, anche se l'attenzione e l'allarme verso tali eventi di cronaca devono essere e restare altissimi.      
     L'uccisione, l'omicidio di un Essere Umano - qualunque possano essere il suo sesso, la sua professione, la sua età, la sua condizione, la fede o le proprie idealità - è un fatto esecrabile e merita, senza attenuante alcuna - neanche da parte del legislatore di turno -, la massima riprovazione e le massime forme di condanna: più di ogni altro tipo di crimine.
     Ciò per la sacralità della Vita e quindi della stessa Persona: uccidere un essere umano deve rappresentare il massimo dei crimini,  ai quali attribuire la pena in assoluto più elevata: senza sconti nella pena da applicare e quindi da scontare.
     L'omicidio di un "uomo" o di una "donna" o di chiunque altro, è sempre e solo un omicidio: il genere, l'età, la condizione o quant'altro sono argomenti utili solo alle statistiche.
     L'attuale tendenza a porre in forte evidenza certi aspetti della vittimologia declinata al femminile, determina a mio avviso un torto - storicamente,  l'ennesimo - alla Donna, relegandola  - pur nella tragedia proposta dalle sfaccettature dei singoli e particolari contesti - per l'ennesima volta in una sorta di classe, di categoria, di gruppo.
     L'8 Marzo non si festeggia quindi la Donna.
     L'8 Marzo non si commemora quindi la Donna.
     L'8 Marzo è invece un giorno  dedicato, a livello internazionale, alla Donna sì per celebrarne le conquiste politiche e sociali conseguite ma anche per reclamarne a gran voce la conquista per quelle Donne - e sono tantissime! - che nel mondo non ne possono fruire e che spessissimo non hanno un volto, una voce.
     Un giorno di riflessione e anche un giorno festoso, persino malinconico se la mente va a quante Donne possano essere rimaste (e lo siano tuttora) vittime delle discriminazioni e delle violenze sostenute da - ormai pessimi e anacronistici - motivi politici e/o sociali.
     Ma è un giorno diverso da quello in cui - sempre a livello internazionale - ogni anno si ricorda - e per questo si alza alto un fortissimo grido di ribellione - la VIOLENZA ESERCITATA CONTRO LE DONNE.
     Non confondiamoci, quindi, e non lasciamoci suggestionare e deviare dalle mode o dall'incitamento di chi, pur se in nome di sacrosante pulsioni e quindi nella massima buona fede, ci invita ad esprimere una qualche partecipazione ad un sentire troppo omnicomprensivo e quindi, in fondo in fondo, indeterminato.
    Non sono tra coloro che sostengono, proprio per distaccarsi dalle consuetudini-abitudini, di rinunciare a contribuire alle pratiche commerciali che fanno da contorno all'8 Marzo o di non più donare della mimosa, simbolo della imminente primavera e quindi un naturale risveglio.
     Penso che la Donna, le nostre donne del cuore - madri, mogli, figlie, sorelle, compagne di vita in genere - dobbiamo "celebrarle", volendo loro bene e soprattutto rispettandole, ogni giorno, ogni ora, ogni istante.
     Penso che, ogni volta che il cuore ce lo possa suggerire, portare anche solo un fiore a chi ci ama sia un gesto di sensibilità e gratitudine: e anche questo non dovrebbe certo essere un gesto saltuario o occasionale, bensì dovrebbe appartenere al quotidiano.
     Ecco allora che potremo dire sempre e in un modo diverso e più profondo e sincero GRAZIE non solo alla nostre compagne ma a tutte le DONNE.
     Un grazie certamente festoso e non solo per "esserci" - come simpaticamente qualcuno dice - ma per ciò che fanno e per ciò che sopportano; mentre dobbiamo farci sentire umanamente VICINI a quante di esse possano patire DISEGUAGLIANZE - anche violente - dichiarando loro, a gran voce, il nostro sostegno: per i loro aneliti di LIBERTA' e di UGUAGLIANZA, come pure per il desiderio di vivere in una società caratterizzata dalla DEMOCRAZIA , dove il rispetto per la Persona, per l'Essere Umano e per la sua Dignità siano preminenti sopra ogni altra cosa.
     Sono queste le battaglie che ci piacciono, quelle dove la voce deve essere chiara,  alta e forte, inequivoca: perché sono battaglie degne di essere vissute, in quanto dedicate a tutto il GENERE UMANO, quella specie cui Uomini e Donne appartengono, di cui l'uno e l'altra rappresentano il reciproco, mirabile, completamento.
     Cancelliamo parole sì simboliche ma superficiali, come lo è FESTA tout-court; come lo è QUOTE ROSA, che tanto riporta alla zootecnia ed è quindi privativa verso quella condizione femminile fortemente protesa verso il traguardo delle PARI OPPORTUNITA'; operiamo - tutti,  in modo continuo ed in ogni contesto - per APPREZZARE e VALORIZZARE i MERITI ed i SACRIFICI delle Persone, aiutandole - e così "aiutandoci" - nella CRESCITA sociale, politica ma soprattutto CULTURALE. 
      Allora sì che sarà VERA FESTA !

Roma, 8 Marzo 2014                                        Giuseppe Bellantonio

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lunedì 24 febbraio 2014

UN ENERGICO APPELLO: "PER USCIRE DALLA CRISI, RIPARTIAMO DAL PENSIERO".


 
Sulle pagine web di CRITICA IMPURA, tra gli innumerevoli ed eccellenti scritti che colà trovano attento e adeguato spazio, spicca un APPELLO lanciato a favore della FILOSOFIA, così individuando nella formazione del PENSIERO lo strumento per eccellenza utile a superare ogni frangente: tra i quali spicca quello della crisi che ormai da troppo lungo tempo ci attanaglia.
L'appello riportato da CRITICA IMPURA, riprende quello originariamente lanciato attraverso le pagine web dalla Casa Editrice LA SCUOLA, firmato dai promotori Roberto Esposito, Adriano Fabris e Giovanni Reale e che vede come primi firmatari:
 
Massimo Adinolfi, Luigi Alici, Dario Antiseri, Luisella Battaglia, Franco Biasutti, Remo 
Bodei, Laura Boella,Francesco Botturi, Giuseppe Cantillo, Dino Cofrancesco, Raimondo
Cubeddu, Fulvio De Giorgi, Maurizio Ferraris, Mariapaola Fimiani, Piergiorgio Grassi, Enrica Lisciani Petrini, Eugenio Mazzarella,Salvatore Natoli, Giuseppe Nicolaci, Luigi Pati, Luciano 
Pazzaglia, Paola Ricci Sindoni, Giuseppe Riconda,Leonardo Samonà, Emanuele Severino, Giusi Strummiello, Gianni Vattimo, Carmelo Vigna, Claudio Ciancio, Pier Aldo Rovatti, Franco Miano, Michelina Borsari, Gianfranco Dalmasso, Antonio Bellingreri, Enrico Berti, Armando Massarenti, Giacomo Marramao.
 
L'invito è quello di scorrere lo scritto in questione, collegandosi attraverso i link
 
 
 
per farne propri i contenuti, aderire all'APPELLO e rilanciarlo attraverso la propria rete di conoscenze: così da dare maggiore forza a un comune sentire che, proprio attraverso l'iniziativa, potrà far sentire la propria energica voce.
Il dilagante tecnicismo -  schematico, sostanzialmente arido e scarno delle pulsioni che presiedono alla formazione del pensiero - sta privando il genere umano di preziose, essenziali, dinamiche.
Certamente, e questo è un personale pensiero, c'è chi confida in masse avulse da passioni profonde e preda di banali ideologismi, così come c'è chi confida nella letterale ignoranza di gente che, ove dovesse essere percorsa dal "pensiero", potrebbe orientarsi verso una qualche "azione".
Teodorico, che fu eccellente sovrano "barbaro" d'Italia, pur se semianalfabeta e con scarna cultura, allorché salì al trono, ebbe l'acume di circondarsi dei migliori uomini di pensiero e di cultura dell'epoca: da Boezio a Cassiodoro, solo per citarne alcuni.
Ne emerse una gestione d'insieme tale da far tramandare ai posteri le qualità del regnante, ancora oggi qualificabile come "illuminato" (pur se in un contesto in cui - di "lumi" - non ve ne erano...) e apportatore di benessere, pace e stabilità.
L'augurio, quindi, è  che qualche "nuovo barbaro" contemporaneo indossi il mantello di Teodorico.
 
Roma, 24 Febbraio 2014                          Giuseppe Bellantonio