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venerdì 9 febbraio 2024

10 FEBBRAIO : GIORNO DEL RICORDO.

 

10 FEBBRAIO 2024 

CONVEGNO IN OCCASIONE DELLA CELEBRAZIONE DELLA SOLENNITA' CIVILE DEL GIORNO DEL RICORDO IN MEMORIA DELLE VITTIME DELLE FOIBE, DELL'ESODO GIULIANO-DALMATA, DELLE VICENDE DEL CONFINE ORIENTALE.

Oggi, nei locali del MCP-Museo Città di Pomezia | Laboratorio del Novecento, si terrà un importante e solenne Convegno dall'eloquente titolo 10 FEBBRAIO OLTRE LA RETORICA.

Molti e qualificati gli intervenuti che si avvicenderanno nell'esporre ricordi e pensieri: nel segno del RICORDO e non certo dell'ACREDINE, o dell'ASTIO, o dell'ODIO, fini a se stessi.

Certamente, aleggia ancora con energia il desiderio di vedere riconosciuta una GIUSTIZIA piena, solenne e scevra di quei capziosi distinguo che ancora suonano da comodo alibi per coloro che - in quei periodi  tragici - si distinsero per crudeltà ed efferatezza. 

Il dramma fu atroce e crudele, separando intere famiglie, uccidendo, violando cose e persone, violentando, gettando nelle cavità carsiche persone ancora vive o agonizzanti... Uno scempio umano praticato in nome di non si sa bene quale beluina ideologia: becera, malata e sanguinaria.

Crudeltà, assistite dalla violenza dei conflitti, che ci auguravamo di non dover mai più vedere, posto che si riteneva che gli insegnamenti - ancorchè tragici - della Storia, ma che invece si ripropongono con cruda violenza: incuranti del sangue che spargono, delle vite che spengono, della miseria che spandono, dei lutti che diffondono...

...incuranti del suono del pianto che accomuna le vittime e i loro cari... un suono che è sempre lo stesso, a tutte le latitudini.

'Mai più guerra', diconono i popoli, 'mai più violenza' sostengono compunti i politici e chi ci amministra... gli stessi che, con motivazioni spesso risibili e pretestuose, sono coloro che le guerre le dichiarano e le gestiscono, mandando i popoli al macello!

Vi prego... rendete onore alla Memoria di questi nostri morti, non diversi da altri morti, da altri Esseri Umani tragicamente immolati: foibe, camere a gas, campi di concentramento, lanci di bombe, scariche di armi automatiche... a mutare sono solo luoghi e particolari delle uccisioni e delle efferatezze che possono averli contraddistinti...

... ma i Morti sono Morti... non diamo loro colore, targhette distintive... nomi diversi con il profumo pungente delle vernici fresche del ricordo rinnovato per l'occasione... 

I Morti devono essere un perenne monito!

I Morti dobbiamo onorarli sempre, anche perché non ne esistono di 'serie A' o 'B' o 'C': specie se a ucciderli è stato l'odio etnico, sociale, politico o religioso ! 

Perchè solo onorandoli, sottolineamo l'importanza della Memoria, del Ricordo - che non può certo durare la sola solennità di un paio di giorni! - : e solo sottolineanto e vivendo consapevolmente tutto ciò, potremo evitare nuove stragi, nuove uccisioni, nuovi morti, nuove tragedie...

Eleviamo oggi il nostro memore pensiero a tutti questi nostri Fratelli immolati tragicamente sull'altare dell'odio etnico e politico, e ci stringiamo al perenne dolore delle loro Famiglie e dei Sopravvissuti tutti.  

Abbiamo personalmentre delegato il Dott. Antonio Ballarin  -  Presidente Emerito di FederEsuli - di farsi portavoce presso gli intervenuti di questi nostri sentimenti, personali quanto condivisi da quanti amano la Libertà e quell'Amore Fraterno che è il vero cemento che unisce le Persone, i Popoli.

Giuseppe Bellantonio

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mercoledì 15 novembre 2023

SETTIMANA DELLA CUCINA ITALIANA NEL MONDO: GASTRONOMIA ITALIANA IN ROMANIA.

           

La Settimana della Cucina Italiana nel Mondo: Un Viaggio Gastronomico con l'Accademia Italiana della Cucina in Romania

L'autunno è sempre una stagione speciale per gli amanti della buona cucina, e quest'anno la Settimana della Cucina Italiana nel Mondo promette di deliziare i palati di tutto il globo. Dall’ 8 novembre al 23 novembre, un ricco calendario di eventi e dimostrazioni culinarie sarà organizzato in tutto il mondo, portando le prelibatezze italiane nei cuori e nelle case di chiunque abbia una passione per l'eccellenza gastronomica. In Romania, la delegazione dell'Accademia Italiana della Cucina gioca un ruolo significativo, guidata con eleganza dal dottor Luigi Zaccagnini. l'Accademia Italiana della Cucina Fondata nel 1953 a Milano è diventata un riferimento di promozione delle tradizioni culinarie italiane. L'Accademia svolge un ruolo cruciale durante la Settimana della Cucina Italiana nel Mondo, collaborando con il Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale per organizzare eventi che mettono in luce la ricchezza e la diversità della cucina italiana. Quest'anno, chef italiani di talento si esibiranno in dimostrazioni culinarie, portando i sapori autentici della cucina italiana direttamente in Romania. Il dot. Luigi Zaccagnini, con la sua leadership elegante, guida la delegazione in Romania con l'obiettivo di diffondere una migliore conoscenza dei valori tradizionali della cucina italiana. In un momento in cui la globalizzazione spesso minaccia l'autenticità delle tradizioni culinarie, l'Accademia Italiana della Cucina continua a svolgere un ruolo chiave nel preservare e promuovere la ricchezza della cucina italiana nel mondo. Grazie al suo impegno, la Settimana della Cucina Italiana nel Mondo diventa un'opportunità unica per gli appassionati, di immergersi in un viaggio gastronomico attraverso i sapori autentici e le tradizioni culinarie italiane.

Angelo Sinisi

giovedì 3 novembre 2022

28-10-2022 : IMPORTANTE EVENTO A CATANIA

 


Nei giorni scorsi, nella splendida Sicilia, è avvenuto qualcosa di nuovo, diverso, esclusivo e particolare: molto particolare e intenso.                          

Il Consesso ebraico di Catania è stato protagonista di un evento che, d’autorità, va a iscriversi nel grande libro della Storia. Difatti, è stata inaugurata la nuova Casa dei membri del Consesso catanese, a distanza di 530 anni dopo che nel lontano 1492, al termine di una scatenata e malvagia persecuzione – nel corso della quale gli ebrei furono perseguitati, torturati, uccisi e in moltissimi casi derubati dei loro beni: così che i superstiti sopravvissuti all’eccidio avevano dovuto lasciare l’isola poveri e bastonati.           

I tragici eventi di oltre mezzo secolo fa, ai quale si sommò un editto firmato dai sovrani cattolici di Spagna, Isabella di Castiglia e Ferdinando d'Aragona, segnarono la cacciata degli ebrei dall'Isola. Ma ebbero una causa scatenante nel bieco e omicida fanatismo religioso della Comunità di fede Cristiana: ma va detto che questa venne abilmente manipolata da un clero senza scrupoli, che aizzò a esercitare la violenza contro gli ebrei, persino – stando alla narrazione di certe cronache – evocando una sorta di volontà divina, cui dover compiacere!   

La presenza di ebrei in Sicilia, all’epoca dei fatti qui citati, era certamente cospicua, specie nella parte orientale dell’isola: ma questo non deve certo sorprendere, considerando in primis la posizione geografica della bellissima isola: vera piattaforma strategica al centro del Mediterraneo, vero crocevia delle rotte del commercio ma anche al centro di invasioni con relativi stabilimenti. Fenici, Greci, Arabi, Normanni, Spagnoli, Cartaginesi, ma anche Egizi – per citare le principali componenti – vi approdarono, non disdegnando di stabilirvisi. Chi commerciava per mare, considerando l’ospitalità delle locali genti, e considerata la bellezza dei luoghi, spesso vi soggiornava, abitandovi, così creando dei nuclei sempre più numerosi.                                                                                 

Fu così che – nel tempo - nacque la fiorente Comunità ebraica, sufficientemente tranquilla e riservata, dedita ai commerci, ma anche alle finanze: in questo caso, laddove per e tra i Cristiani vigevano invece divieti tassativi posti dal clero e dalle autorità locali. Tenendo sempre in evidenza che le locali comunità erano inquadrate in una rigorosa piramide: alla base erano posti i contadini e i pescatori, poi venivano gli incaricati dei notabili nella gestione sociale, amministrativa e finanziaria, con sopra di loro i notabili stessi e i proprietari di terre – per lo più legati a doppio filo tanto con il princeps al vertice, che con le autorità rappresentative del clero.                                                 

Un quadro storico molto sintetico, quello sopra accennato, che spiega l’animo lieto e la soddisfazione del Consesso ebraico di Catania nell’inaugurare la nuova Casa di preghiera comune, ma anche d’incontro, ché non è difficile pensare possa diventare luogo dove possano convergere anche confratelli di altre provincie, di altri territori. L’evento, ha certamente suscitato lieta attenzione a Catania, e non certo meraviglia: del che se ne sono fatti portavoce autorità civili e politiche, esprimendo sinceri voti augurali per questa iniziativa che ridona alla Città di Catania quella pienezza bruscamente interrottasi 530 anni orsono.     

Voti augurali cui si associa anche chi scrive, tra i cui parenti prossimi e meno prossimi, era numerosa la presenza di chi seguiva percorsi religiosi diversi, di matrice ebraica: a Messina, come a Barcellona P.G. o a Reggio di Calabria; non dimenticando che molti di loro dovettero lasciare l’Italia, per gli ospitali Stati Uniti, a seguito delle persecuzioni patite qui in Italia.                     

Buon lavoro, quindi, ai miei Fratelli Maggiori!                             

Giuseppe Bellantonio

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venerdì 23 settembre 2022

SIAMO UNA COLONIA O...

 SIAMO UNA COLONIA, SIAMO 'SOTTO PADRONE', OPPURE...?

Negli ultimi giorni, a soprattutto nelle ultime ore, la domanda circola con insistenza: non solo tra gli 'addetti ai lavori', ma anche tra quegli 'sprovveduti' con scarso bagaglio socio-culturale (ovvero, con poca voglia o interesse ad averne uno) cui di solito poco o niente interessa di politica.    A prescindere da una 'campagna politica' poco coinvolgente, con l'handicap delle neoformazioni di protesta che hanno mancato il propizio momento aggregativo, non tanto per coagulare il 'dissenso', quanto per coagulare 'altro e diverso tipo di con senso', autentica espressione dei tanti 'mal di pancia' dei Cittadini.                                    I partiti, attraverso i loro leader, si sono grovati allineati su più di un tema: dal 'bisogna fare qualcosa per il caro-bollette' (senza proporre soluzioni utili, strutturate e durature: atte a 'risolvere' il problema, piuttosto che non idonee a mettere 'pezze a colori') al rimpiangere il leader che fu (peraltro,coinvolte in una 'gestione ordinaria' molto particolare: tale da far sorgere dubbi se possa essere 'ordinaria' o 'meno'), ma anche al proporsi come prosecutori delle attività previste in una 'agenda' che, francamente, credo che andrebbe risposta e ben custodita in un cassetto, sostituendola con l'agenda per l'Italia e per il Popolo Italiano. Ora, nell'imminenza del voto e dei relativi risultati, si stanno esplicitando situazioni che, definire 'indebite ingerenze' (taluno, notando l'assenza di reazioni nei vertici, è indotto a ritenere che possa esservi una qualche concertazione: ma, personalmente, voglio rifuggire da ogni ipotesi di tale tipo). Letta va a Berlino con atteggiamenti tali da far supporre una richiesta di aiuto e protezione (per cosa o da cosa?). A New York Draghi, in sede ONU, riafferma il coinvolgimento dell'Italia nel processo di finanziamento all'Ukraine, alla quale si prosegue a inviare armi di distruzione (ma, purtroppo, a New York, sono mancate parole di Pace, o disponibilità ferma e immediata a percorrere la via della diplomazia: anche Macron è stato su questa linea, oltre agli USA e al Segretario della NATO. Mentre le uniche voci più moderate sono giunte da Nazioni per certi versi 'amiche' della Russia). Ma Biden si è espresso con l'usuale delicatezza, chiarendo che l'amministrazione USA prenderà le misure sul risultato delle elezioni in Italia pesando la 'qualità' del governo possibile. La Clinton ha usato espressioni similari, facendo ben capire il gradimento (di chi e perchè?) per il mantenimento dell'attuale status quo, in Italia. Si è aggiunta, ancora più incisiva - se mai ve ne fosse stato bisogno -, la Albrecht Von der Leyen con parole pesanti come macigni infuocati, riferendosi alle elezioni in Italia, ha testualmente dichiarato “Se le cose andranno in una direzione difficile - ho già parlato di Ungheria e Polonia - abbiamo gli strumenti per intervenire”. Una dichiarazione tra il minaccioso e il ricattatorio, ultimo episodio di ciò che è cartina di tornasole di una sudditanza, di una subordinazione, ormai lampante. Specie quando qualcuno ricorda perentoriamente che 'indietro dall'euro e dalla UE non si torna'.  Il ricordare l'utilizzo di 'strumenti' idonei da parte di Bruzelles, mi ha portato alla mente che anche la (molto poco santa) Inquisizione era in possesso di 'istrumenti': tanto per torturare ed estorcere, che per uccidere. Il bello è che queste dichiarazioni vengono esternate da soggetti che, con pomposa (ma vuota, a questo punto) solennità parlano di democrazia e libertà, esprimendo critiche verso supposti autocrati o dittatori, esaltando l'integrità territoriale delle nazioni o la libertà di auto-determinazioni di popoli e genti. Ci sarebbe da aggiungere un postilla a queste enunciazioni, senza vena polemica, ma perchè la verità è sotto gli occhi di tutto il mondo: bisognerebbe aggiungere che tali parole vengono inditrizzate 'solo a chi mi aggrada ed a chi mi interessa, tutto il resto non conta'.  Ma allo sconcerto si aggiunge altro sconcerto nell'ascoltare le parole di un qualche leader e dei suoi sottoposti, che - per il dopo voto - ipotizzano o un (ennesimo) governo di natura tecnica, o una qualche forma dove il Premier uscente ritorni in posizione 'utile' (il che è stato anche uno dei leit-motiv nel corso della premiazione, all'insegna di strani simboli, a New York, nel corso della quale personaggi super-influenti si sono raccomandati di 'non perdere l'Italia'), o un governo rappresentativo di tutti i partiti.                                                    Quindi, dobbiamo dare garanzie a tutti, ma non chiedere garanzie ad alcuno; dobbiamo sottostare a tutti, senza rispetto per la nostra dignità di Popolo e di Persone; dobbiamo far arricchire gli speculatori, senza che alcuna pur minima misura sia stata presa per frenare l'inflazione, l'aumento del costo della vita (anche per i generi di prima necessità), o verificare i meccanismi di formazione dei prezzi, o amministrarli, o bloccarli. Nessun intervento: così come nessun intervento è stato assunto, salvo del placebo, sui prezzi di gas ed energia elettrica. Il price-cap sarebbe un altro favore agli speculatori e uno strumento in più nelle mani della già onnipotente Commissione Europea: occorre abbandonare piazze ove le quotazioni sono strumentalmente alle stelle, riproporsi alla contrattazione individuale e quindi di (vero) libero mercato, sganciare il prezzo dell'energia elettrica da quello del gas (doppio livello di speculazione), stornare a favore dei cittadini gli illeciti incassi maturati per le compagnie erogatrici (ma anche per lo stato: tanto attraverso gli utili quale azionista di tali tipi di società presenti sul territorio italiano, che a seguito di maggiori introiti sull'IVA).  Oltre tutto, non si può andare all'infinito con mance, mancette e bonus: non costituiscono provvedimenti utili, strutturali, idonei all'eliminazione di emergenze e quant'altro, ma sono solo rappresentativi di 'mance', le classiche 'pezze a colori'.    


Ecco quindi quanto sia necessario ricordarsi tutto ciò (ma anche i lock-down, le imposizione sanitarie, i farmaci obbligatori, l'emarginazione e il licenziamento di 'dissidenti', l'abolizione del contante, il 5G...): non solo, ricordare aiuterà gli Italiani nel momento in cui tracceranno il segno della loro preferenza dell'immediato. ma li aiuterà a ricordare con forza che non è in gioco solo la loro personale sopravvivenza, ma anche il futuro - prossimo, neanche lontano - dei loro figli. Per evitare loro di trovarsi senza un futuro degno di essere vissuto, in catene: materiali, sociali, economiche e morali, non più 'persone' ma 'numeri'. 

Roma, 23 Settembre 2022

Giuseppe Bellantonio  

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domenica 10 ottobre 2021

L'IMPEGNO DI 'ALERA' A FAVORE DELLE DONNE

                                    

Il 7 c.m. – nella particolare cornice della Casa Internazionale delle Donne, a Roma -, si è svolto un interessante Convegno incentrato sull’importante tema della violenza sulle donne e sulle discriminazioni di genere; a organizzarlo l'Associazione Alera, molto apprezzata per il suo impegno e per le sue iniziative  a favore dello sviluppo integrale dell'individuo.

Molti i presenti accolti dall’indirizzo di benvenuto del Vicepresidente di Alera Dott. Valerio Monda, che ha sottolineato l’importanza e la delicatezza delle tematiche che da lì a poco sarebbero state affrontate dai relatori:

- Senatrice Cinzia Leone (Vicepresidente della Commissione di Inchiesta Parlamentare sui femminicidi)

- Dott. Luca Massaccesi (Presidente Osservatorio Nazionale Bullismo e Disagio giovanile)

- Dott.ssa Alice Mignani Vinci (Criminologa e Pedagogista)

Tra i graditi ospiti, notati Massimiliano Latorre (Marò del Battaglione San Marco), l’ex Prefetto Fulvio Rocco de Marinis (attualmente Consigliere Nazionale dell’Associazione del Corpo prefettizio - A.N.F.A.C.I.), oltre ad altre personalità del campo culturale, artistico e sociale.

La tematica dell’importante Convegno è stata sviluppata con grande capacità e competenza dai relatori, soffermandosi in particolar modo sulla violenza sulle donne e in particolare sulla metodologia da adottare per contrastare efficacemente questo fenomeno purtroppo molto diffuso. Con particolare attenzione, è stato affrontato il delicato tema dell'utilizzo non appropriato e poco controllato dei social, per poi toccare ai sensibili contenuti dei c.d. delitti di passione.

Notevole l'intervento della Senatrice Leone che ha ribadito il personale intenso e quotidiano impegno nelle stanze della politica per richiamare la comune attenzione dei Colleghi su questa vera e propria piaga, al fine di fare con la massima sollecitudine quanto possibile per contrastare e arginare efficacemente tale deriva umana e sociale.

Roma, 9 Ottobre 2021

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Oltre ciò - specie per le parti informative a contenuto storico e/o divulgativo - i Lettori, ovvero quanti comunque interessati alla materia, che possano ritenere ciò utile e opportuno, potranno suggerire delle correzioni e/o far pervenire qualche proposta. Proposte che saremo lieti di valutare ed elaborare.     


martedì 16 marzo 2021

17 Marzo 1861 - 17 Marzo 2021


Domani ricorre il 160° anniversario della formale Unità d'Italia, e mai data avrebbe potuto assumere significati tanto diversi e persino contrastanti in questo anno segnato drammaticamente da un forte contagio virale, da moltissimi decessi, dal brusco stop imposto alle attività lavorative e produttive, dal tracollo del sistema scolastico, dal vulnus subito da molti dei diritti fondamentali della persona, dal venir meno di una informazione pluralista, indagatoria e giornalisticamente accertatrice e analitica.                                                                                          
E' trascorso molto più di un anno dalle prime avvisaglie, dai primi contagi, dalle prime misure, dai primi decessi, dalla somministrazione di terapie che seguivano e seguono tuttora strani protocolli, tra lo smarrimento di una popolazione sempre più sottoposta a un bombardamento mediatico che certamente non giova né a riportare serenità né a dare certezze salvifiche, mettendo a nudo incultura, impreparazione, pressapochismo, inettitudine, corruttela morale e materiale.  Tutte cose che sono sotto gli occhi di tutti: evidenti eppur non affrontate con decisione e piglio risolutore.
Abbiamo scoperto che, a 160 anni dall'Unità, in realtà siamo poco 'popolo' unito dalle Alpi a Lampedusa con un medesimo sentire patrio e sociale, mentre svetta l'Italia dei mille campanili, delle genti. Ma non del popolo. Perché solo il sentirsi concretamente uniti può costituire forza e pregio di una Nazione, con i Cittadini radunati a difendere Bandiera, Territorio e soprattutto Tradizioni: quelle Tradizioni e quei Valori che generazioni di Italiani - e non altri - hanno saputo creare, alimentare e mantenere sempre con un occhio a chi sarebbe venuto dopo, alle generazioni future, ai figli, ai nipoti.
Il nostro benessere è stato frutto di sacrifici e di conquiste; la nostra Libertà è sì conquista civile e civica, ma è anche sacrificio e sangue di chi per essa ha lottato; i risparmi saputi accantonare, non sono un 'peccato' o il frutto di strani semi piantati nei campi, bensì il prudente accantonamento di ciò che può servire oggi come per il futuro individuale e familiare (l'italica 'propensione al risparmio' è stata sempre lodata e premiata, e ha fatto persino invidia a molte Nazioni, al pari della nostra creatività e della nostra inventiva); le pensioni costituiscono il legittimo frutto di un accantonamento periodico effettuato a fronte di prestazioni di lavoro, e non sono certo un 'dono' che piove dal cielo o un 'regalo' di chi amministri il bene comune o un 'rendita parassitaria' a scapito di altri (semmai, è l'opposto...!!!).
Ma in questo momento storico, si è determinato - forse non spontaneamente - un solco che tende a dividere profondamente la popolazione, sempre abilmente pilotata da menti abili e sottili tra bianchi e neri, tra guelfi e ghibellini, tra chi si nutre di bugie e paure e chi intende invece conoscere, sapere, documentarsi e quindi vivere consapevolmente.
Pensateci: chi nasce in questo periodo, tra 80 anni taglierà il traguardo dell'anno 2100, un nuovo secolo, e cosa facciamo noi per il futuro dei nostri figli? Poniamoci, ponetevi, questo semplicissimo e persino banale quesito... Non aspettiamoci risposte dagli altri, perché o non verranno, o saranno ammantate di ammiccante  inconcretezza, o saranno solo delle bolle di sapone: in realtà, ciascuno di noi è detentore delle risposte giuste, e deve attivarsi in modo partecipe affinché queste trovino la giusta via per essere realizzate.
Oggi è già domani.
E il nostro comune domani è opaco, dominato da una profonda barbarie concettuale, dove si tenta in ogni modo di concretizzare una logica di sopraffazione.
Vogliamo stenderci per terra, in attesa di essere calpestati e ridotti in poltiglia: senza un cervello, senza un cuore, senza dignità?
O vogliamo ritrovare la forza che pure è in noi?
Ritroviamola, quell'Unità che non è certo venuta dalle mille enunciazioni, dai mille documenti da 160 anni a questa parte, poiché la Storia ancora si interroga dell'altissimo prezzo di quell'Unità; ritroviamoci Popolo e facciamo a gara per tenere alta la nostra Bandiera, il nostro bel Tricolore, non dimenticando che la Democrazia e la Libertà nelle quali gli Italiani pur si riconoscono, hanno concretezze ineludibili.
Basta celebrazioni vuote di reali contenuti! 
Non vogliamo più ascoltare il solito cicaleccio autocelebrativo, incensante e persino stridente!
Vogliamo concretezza, desideriamo fortemente fatti e non più solo parole mistificanti!
Viva l'Italia, Una e Indipendente!
Via l'Italia Libera e Democratica!
Viva l'Italia il cui Popolo è fiero alfiere e difensore della propria sovranità, della propria Terra, dei propri Altissimi Valori e delle proprie Fulgide Tradizioni!

Roma, 16 Marzo 2021
Giuseppe Bellantonio

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domenica 3 marzo 2019

DIRITTI UMANI




DA 70 ANNI I DIRITTI UMANI SONO UN VALORE CERTO E RICONOSCIUTO.

Il tema trattato con enfasi e partecipazione in questi giorni, è incentrato sui DIRITTI UMANI e, in stretta correlazione, sui DIRITTI DA DIFENDERE e sui DIRITTI DA CONQUISTARE.  Un focus certamente molto importante, che consentirà di farne il punto sullo stato attuale delle cose nel Mondo – in generale – ed in Italia – in particolare -: anche perché non tutto è pacifico e scontato, come potrebbe apparire.                                                                           Sicuramente, esaurire un tema così rilevante non dando un giusto e ampio spazio, è praticamente impossibile: inoltre, farlo sbrigativamente, equivarrebbe a sminuirne la portata, persino opacizzandone i contenuti più profondi.  Mi limiterò quindi ad alcune considerazioni, che seguono il fil rouge dei miei personali ragionamenti.                                                                                Esiste, in quanto anche formalmente riconosciuto in amplissime aree del Mondo, quello che è stato definito il DIRITTO ALLA VITA: diritto che, a ben vedere, segna il punto di partenza ‘certo’, in quanto SE NON ESISTIAMO, SE NON VENIAMO AL MONDO, SE QUALCUNO CI IMPEDISCE DI NASCERE ANCHE SE GIA’ CONCEPITI, il DIRITTO ALLA VITA viene completamente escluso, annullato. Da riflettere poi sul fatto che questo DIRITTO ALLA VITA quasi mai può essere espresso o esplicitato da soggetti sensienti. E questo, anche nel caso in cui QUALCUNO POSSA AFFRETTARE LA NOSTRA MORTE, la nostra FINE di Esseri Umani, per farci diventare un numero, un caso, un elemento statistico, una ‘situazione’, una ‘cosa’ e persino uno ‘strumento’ ovviamente privo di ogni personalità, di ogni soggettività, ormai lontana da ogni realtà terrena.  Al DIRITTO ALLA VITA, fanno da corollario una gran quantità di tematiche: non ultime quelle legate alla NASCITA, se si tiene pragmaticamente presente che NASCIAMO NON PER NOSTRA VOLONTA’ ma quale frutto di un atto d’Amore, come pure in modo ‘incidentale’ e quindi ‘casuale’ (anche se qualcuno potrebbe aggiungere “ma non per caso” …: ma questo è tutt’altro filone!). Come potrete ben capire, la tematica è già di per sé imponente, e le sfaccettature molteplici e concatenate: ma è un dato che la realtà dei fatti non possa essere ignorata.                                                  
Quindi, NASCIAMO – con una certa qual tutela, attraverso il DIRITTO ALLA VITA –, e proprio attraverso questi primi elementi di base, si innestano i DIRITTI ed i DOVERI in capo alle singole Persone, ed estensivamente in capo alla Società ossia al Consorzio Umano: a questo punto, dobbiamo chiederci se e da dove essi possano trarre origine nella loro sostanza e se e quanto essi possano essere ritenuti prioritari, fondanti.                                                                                                      Credo che, prima ancora di affrontare il tema occorra soffermarsi sul vero concetto-cardine, ossia quello della LIBERTA’. Un presidio insostituibile, ritengo, senza il quale sarebbe inutile andare avanti.                                                 
Vi si sono soffermati scrittori, poeti, teologi, letterati, storici, filosofi e tutti coloro che - pur attraverso ragionamenti diversi – ne hanno esaminato minuziosamente ogni aspetto. Da Aristotele a Seneca, da Bernardo di Chiaravalle a Dante Alighieri, da Sant’Agostino a Giovanni Calvino, a Leibniz, a Hegel, a Sartre, a Pasolini, a Libet, ai tantissimi altri similmente impegnati.                                              Per parlare di DOVERI e di DIRITTI – io, essere umano ‘senziente’ ed in grado di intelligere - devo possedere prim’ancora di un requisito essenziale: la LIBERTA’.
Se non sono un UOMO LIBERO, come potrò teorizzare o formulare soluzioni o esprimere critiche? E ancora, se non sono LIBERO, come potrò immedesimarmi in concetti ancor più ampi quali quelli dei DOVERI e dei DIRITTI che possano riferirsi anche ad altri.                                                                              
La LIBERTA’ nasce quindi prima di tutto, indipendentemente se ad avvalersene siano ceti diversi con condizioni economiche e sociali diverse in contesti e con scolarità diversa… la LIBERTA’ come requisito indispensabile, attraverso il cui esercizio poter giungere ad avvalersi di altri principii, quali la DEMOCRAZIA, l’AUTODERMINAZIONE, la LIBERTA’ DI ASSOCIARSI, di PARLARE, di SCRIVERE, di ESPRIMERE LE PROPRIE OPINIONI… ma anche la LIBERTA’ di poter DISSENTIRE, di poter DECIDERE, di POTER SCEGLIERE… fino a giungere alla più sottile quanto corposa LIBERTA’ DI PENSIERO cui fa da contrappunto la LIBERTA’ DI POTER DETERMINARE, ESSERE PADRONI DELLE PROPIE SCELTE,  DECIDERE PER SE STESSI ma anche INFLUENZARE LE ALTRUI VALUTAZIONI, DECISIONI e SCELTE… e cui fa da enorme, immenso contraltare teologico, filosofico e sociale l’enorme concettualità legata al LIBERO ARBITRIO.              
Se non so o non posso fruire della mia LIBERTA’, come potrò esercitare – ad esempio - una virtuosa TOLLERANZA, comprendendone l’elasticità dei limiti e degli ambiti?… e tanto altro ancora.                                                                                                                                          
Una disamina del tutto sommaria e fin troppo rapida in questa sede, ma che giova a dare un’idea di quanto possa essere arduo parlare di temi importanti nell’odierna società – ossia quello dei DOVERI e quello dei DIRITTI – senza aver prima la giusta CONSAPEVOLEZZA di altre e non meno importanti questioni.     Peraltro, parliamo sempre di DIRITTI che non possono sussistere se non vi corrispondano dei DOVERI, e viceversa… un po' come il RISPETTO, poiché se non si rispetta non si può pretendere di essere rispettati… concetti concatenati intimamente, in un DUALISMO straordinario e onnipresente, al pari del BIANCO e del NERO, del BENE e del MALE, della stessa matematica, della musica, dell’ARMONIA che deve trionfare a livello UNIVERSALE.            Certamente, i DOVERI, gli OBBLIGHI, sorgono in molti casi come un contraltare naturale ai DIRITTI: così come le LEGGI nascono dall'esigenza di dare e trovare soluzioni e disciplina a tutto ciò che possa ledere i DIRITTI, tanto individuali che collettivi.                                                                                                
 Il Mondo è percorso dai fremiti dell’incertezza, della rabbia, del disordine, della violenza, della guerra, dell’abuso e del sopruso… in tutto ciò l’Uomo deve cercare di non farsi travolgere, di non perdere o negoziare la propria DIGNITÀ, la propria ONESTA’, la propria CONSAPEVOLEZZA, la stessa propria LIBERTÀ, non cedendo al canto di quelle sirene che lo possano invogliare a dismettere i propri VALORI RADICATI ed i propri nobili PRINCIPI per sostituirli con NUOVI E DIVERSI VALORI, NUOVI E DIVERSI PRINCIPI, forse più alla moda – più che altro  ammiccanti in quanto legati all'evolversi dei tempi – ma di consistenza ben diversa.           
Che, tra tutti i vantaggi che forse potrebbero possedere, hanno l’enorme svantaggio di abbattere quelle quattro colonne entro le quali, dai tempi, abbiamo costruito il nostro personale ‘recinto sacro’ ossia, le nostre REGOLE. 

15 Dicembre 2018

Giuseppe Bellantonio

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