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domenica 19 marzo 2023

EQUINOZIO DI PRIMAVERA 2023

Mai come quest’anno la simbologia esoterica e simbolica legata ai Solstizi e agli Equinozi si prospetta ricca di contenuti ancor più significativi.                                                 Chi governa gran parte del mondo, ha assunto posizioni tali da gettare nella confusione e nel lutto della malattia e della guerra – quest’ultima, direttamente o indirettamente combattuta – adottando metodiche intese a influire pesantemente sul pensiero collettivo, attraverso la costruzione di “verità” speciose e di eventi che altro non sono che strumenti di “distrazione” dissimulanti i reali obiettivi: conquista materiale di territori per impossessarsi delle loro ricchezze, quindi cupidigia e smania di imporre un potere che schiacci le economie, mortifichi gli uomini, dissipi le ricchezze faticosamente costruite, confonda e offuschi le menti.      In ogni caso, la lotta lacerante che avviene nell’uomo, è spaventosa quanto per lo più silente: al punto che i soccombenti non hanno neanche la forza di riappropriarsi della propria piena volontà. Persino la costruzione del pensiero, prende strane vie, zigzagando tra neuroni appannati e determinando una reattività scadente e priva di quei guizzi che i concetti di ‘pensiero’, ‘idea’, ‘intuito’, richiamano normalmente alla mente.          Non di rado, mi porto a quelle riflessioni di scienziati e ricercatori – quelli seri, non certo quelli ‘a tassametro’ – che temevano il rapido e indotto trasformarsi di genti da evolute e progredite in zombi, ossia in una moltitudine di apatici facilmente indottrinabili e quindi strumentalizzabili, dalla volontà fiacca, da tenere legati ora con minace ora con concessioni, tali da scadere in pseudo libertà, in finte democrazie, in pseudo valori, utili a dissimulare l’inganno e la prevaricazione. Vero è che sono ormai tanti i soggetti che hanno rifiutato che qualcuno potesse mettere delle sbarre alle loro menti, imprigionandoli in una dimensione tenebrosa e vuota. Resistono, si affidano al prevalere della ‘ragione’ e della ‘libertà di pensiero’, tentando di creare dei ‘punti di resistenza’ di segno sociale e culturale, oltreché tecnico-scientifico, al cui interno è riposto il meglio di Valori, Tradizioni, Storia e Cultura.                                                                                               È questo l’Equinozio che presiede al ‘risveglio’: tra primavera ed estate la forza della Natura si rivela prepotentemente al mondo, toccando e coinvolgendo l’animo dell’uomo. Assistiamo così al ‘risveglio’ di intere comunità di uomini che “… sapranno formarsi sulla base di una rinnovata spiritualità per riaprire il varco chiuso dal materialismo, per frenare l’irruzione di forze oscure e la caduta dell’umanità nel subumano… L’anima dell’uomo si riversa in ciò che vive intorno, così egli diventa uno con tutto ciò che cresce, con ciò che germoglia e sboccia: fiorisce insieme al fiore, germoglia con la pianta, fruttifica con l’albero. La primavera scioglie, in una possente espirazione, gli spiriti della natura: essi sorgono dalla tomba dell’inverno, si innalzano nell’atmosfera sino a sfiorare le orbite dei pianeti e a percepire le leggi eterne delle stelle. La terra in inverno era quieta e placata come lo è la testa dell’uomo quando ha risolto un enigma. Ma quando a marzo le piante succhiano dalla terra le sostanze minerali per crescere, allora si diffonde nella Natura una vitalità interiore, quasi una inquietudine. Sotto terra serpeggia la brama di vivere”.                                                                Piace, nella circostanza, il ricondursi al pensiero di Rudolf Steiner e di Louisa Edith Church Maryon, segno che i mali dell’Uomo sono noti da tempo e che il contatto con la Natura, e il rispetto per essa – ancorché per tutti gli esseri viventi – sono sicura via per ricondursi a una forte pace interiore ancorché a quella pace globale cui l’Umanità, pur se maldestramente, tende.                                                                                                              Non abbiamo più a disposizione margini per perseverare negli errori, e la nostra peculiare impostazione mentale ci spinge prepotentemente a credere in noi stessi e nelle nostre energie, a contribuire, a offrire il meglio di noi stessi, a utilizzare il nostro intelletto per ‘unire ciò che è sparso’, per costruire con buone pietre un edificio solido e incorruttibile chiamato ””futuro””: un futuro degno di essere vissuto, un futuro pacifico e luminoso, all’insegna dell'Armonia e di quel sentimento puro che è l'Amore, veri motori dell'Universo.  

Roma, 20 Marzo, Equinozio di Primavera 2023                

Giuseppe Bellantonio

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martedì 22 febbraio 2022

L'ERESIA

             ERESIA


L'Eresia è una dottrina considerata come deviante da un’ortodossia alla cui tradizione si collega. Il termine – peraltro – viene utilizzato anche fuori dall'ambito religioso, in senso figurato, per indicare un'opinione o una dottrina filosofica, politica, scientifica o persino artistica in disaccordo con quelle generalmente accettate.

E qui le cose iniziano subito a complicarsi: spesso la neutralità di questa voce è stata messa in dubbio, presentando – per sua stessa essenza di definizione – seri problemi contestuali di discussione. Anche perché, dal punto di vista etimologico, "Eresia" deriva dal greco αἵρεσις, haìresis, derivato a sua volta dal verbo αἱρέω (hairèō, "afferrare", "prendere" ma anche "scegliere" o "eleggere").

Sia in greco antico sia in ebraico ellenizzato questo termine non possedeva dunque, originariamente, alcuna caratteristica denigratoria.

Con le Lettere del Nuovo Testamento la neutralità del termine viene meno: in 1 Corinzi 11:19, Galati 5:20, 2 Pietro 2:1, haìresis inizia ad assumere dei connotati dispregiativi e ad indicare la "separazione", la "divisione" e la corrispettiva condanna.

Secondo Heinrich Schlier lo sviluppo in negativo di haìresis procede con l'analogo sviluppo del termine ekklesia: haìresis ed ekklesia divengono due opposti.

In ambito ebraico avviene qualcosa di analogo: sempre nel I secolo e.v. (in corrispondenza con l'emergere dell'ebraismo rabbinico ortodosso) il termine ebraico min (מִין, pl. מִינִים, minim; corrispettivo del greco haìresis) assume dei connotati dispregiativi e viene utilizzato per indicare sia i cristiani sia gli gnostici.

Il termine da un significato neutro assume in un secondo momento un valore negativo e passa a indicare una dottrina o un'affermazione contraria ai dogmi e ai princìpi di una determinata religione, o potere di stato, ed è sovente oggetto di "condanna" o scomunica da parte dei rappresentanti di tale potere. Non è il caso, qui, di ricordare tutti i sinodi volti a stabilire quali fossero le deviazioni dall'ortodossia e chi fossero veramente coloro che venivano considerati "colpevoli di eresia" (ovvero gli eretici).

⁂

Se eretico è dunque chi proclama con forza una propria scelta definitiva, "eresia" equivale pertanto a una scelta sia di credo sia di appartenenza, tra posizioni contrapposte, o spesso anche solo discordanti. Un'altra possibile interpretazione, legata al significato di "scelta", richiama il fatto che l'eretico è colui che "sceglie", cioè accetta, solo una parte della dottrina "ortodossa", rimanendo in disaccordo su altre parti.

In termini formali, il termine viene comunque usato per indicare un'opinione gravemente errata o comunque discordante dalla tesi più accreditata riguardo ad un certo argomento.

Naturalmente, a questo punto del ragionamento, nell'accezione negativa, il termine eresia è reciproco: pochi sarebbero disposti a definire le proprie credenze come eretiche, tendendo piuttosto a presentarle come l'interpretazione corretta di una determinata dottrina, e quindi come la visione ortodossa giudicata eretica da altri. E, tra i due fronti opposti, statisticamente parlando, mediamente l’accusa più gentile che gli ortodossi rivolgono agli eretici è quella dell’ambiguità.

In sostanza, ciò che costituisce eresia è un giudizio, dato in funzione dei propri valori; si tratta dell'espressione di un punto di vista, relativo a una consolidata struttura di credenze, convinzioni, acquisizioni morali.

Blaise Pascal in Pensieri si sofferma più volte sul tema delle eresie. Nel frammento 862 scrive:

[...] Dunque esiste un gran numero di verità, sia di fede sia di morale, che sembrano incompatibili e che sussistono tutte in un ordine meraviglioso. La sorgente di tutte le eresie è l'esclusione di alcune di queste verità, e la sorgente di tutte le obiezioni che ci fanno gli eretici è l'ignoranza di alcune delle nostre verità. E di solito accade che, non potendo concepire il rapporto tra due verità opposte e credendo che l'accettazione di una comporti l'esclusione dell'altra, essi si attaccano all'una ed escludono l'altra, e pensano che noi facciamo il contrario. [...]

Un altro esempio di verità e di contro verità è dato dalle tentazioni di Gesù descritte da Luca evangelista, quando Satana:

«Lo condusse a Gerusalemme, lo pose sul punto più alto del tempio e gli disse: "Se tu sei Figlio di Dio, gettati giù di qui; sta scritto infatti:

Ai suoi angeli darà ordini a tuo riguardo affinché essi ti custodiscano;

e anche:

Essi ti porteranno sulle loro mani perché il tuo piede non inciampi in una pietra".

Gesù gli rispose: "È stato detto: Non metterai alla prova il Signore Dio tuo"».

Tuttavia, altrove, il lemma acquisisce un significato ben più ampio, configurandosi come, in una dogmatica universalmente o ufficialmente riconosciuta, la dottrina basata su interpretazioni personali in contrasto con la tradizione. Con buona pace degli enfatici e dei fanatici di ambo le parti.

Vi auguro di essere eretici, ha scritto Don Luigi Ciotti, … Siate eretici perché eretico è colui che sceglie. …. Eretico è chi non si accontenta dei saperi di seconda mano, chi studia, chi approfondisce, chi si mette in gioco in quello che fa… Eretico è chi si ribella al sonno delle coscienze… Eretico è chi non cede alla tentazione del cinismo e dell’indifferenza… Chi crede che solo nel noi, l’io possa trovare una realizzazione…

E qui l’idea dell’eresia come scelta e la scelta stessa della verità (ma quale?) unitamente alle “virtù” dell’eresia, costituisce un ossimoro che già di per sé dovrebbe spaventare. 

Sull’altro fronte, gli fa eco opposto Gilbert Keith Chesterton: «Le eresie consistono sempre nell’indebita concentrazione su di una singola verità o mezza verità…». E prosegue: «L’eretico (che è sempre anche fanatico) non è colui che ama troppo la verità; nessuno può amare troppo la verità… Non gli piace veder finire il suo piccolo, prezioso paradosso, che si regge solo con l’appoggio di una ventina di truismi, nel mucchio della sapienza di tutto il mondo…».

Tutto ciò fa riflettere sulle opportunità infinite che abbiamo per esprimere il nostro sentire. E allora essere eretico, oggi, potrebbe voler dire amare la propria ombra, il femminile e l’ombra del pianeta, accoglierle come parti di noi, donando ciò che di più prezioso abbiamo: il nostro essere unici. Essere eretico dunque significa non avere paura della propria ombra e non avere paura delle proprie idee, delle proprie azioni, significa anche vivere profondamente radicati nelle radici, rappresentate dai nostri antenati.

Dante, nel Decimo Canto dell’Inferno, incontra gli “eretici”, coloro che – nella sua visione – hanno perso il legame con la propria anima e, andando contro il dogma della religione, giacciono in sepolcri infuocati (il fuoco, secondo la consuetudine del tempo, rappresenta la purificazione) e sono condannati a morire costantemente nel torrido inferno.

Eppure anche Dante, cattolico che, se pur con alcune incertezze, condivideva il lavoro di Tommaso d’Aquino e di Sant’Agostino, esprimeva pericolose simpatie verso ipotesi filosofiche e religiose che in quel lontano periodo potevano odorare di eresia. Anche Dante si dovette presentare davanti al Tribunale dell’Inquisizione e fu più volte accusato di eresia. I suoi amici settari del Dolce stil novo, i Fedeli d'amore, ebbero anch’essi problemi con l'Inquisizione (come anche Petrarca, il cantore de' casti amori), e fecero l'esperienza del rogo (come Cecco d'Ascoli il 26 settembre 1327).

Dante ghibellino, pur riconoscendo la Chiesa, voleva delimitarne il potere nel campo spirituale e lasciare all'Imperatore quello politico. Se la chiave di lettura della Commedia (che è lo scritto più violento che il Medio Evo e anche la post Riforma abbiano prodotto nei confronti di Roma) non fosse andata perduta, coloro che volevano sapere avrebbero probabilmente evitato di essere accusati di eresia.

⁂

Questa drammatica disconnessione dell’anima, spesso destrutturata, è presente anche oggi ma, con un segno contrario a quello dantesco, connota invece il malessere sociale di chi lamenta la perdita del legame con la spiritualità e con il divino.

Chi sono gli eretici oggi? Sono “condannabili” come eretici quanti cercano quel divino che è in ognuno di noi, quanti ricercano il legame con la natura e con le relazioni, anche tra uomini, certo, ma anche tra la materia e il cosmo?

Nuovi “roghi” vengono accesi, nuovi “tribunali” vengono istituiti, ma se essere eretici significa non aver perso lo stupore, la meraviglia dei bambini, se significa guardare il mondo con gli occhi dell’anima e lasciarsi ammaliare dalla bellezza, allora possiamo vivere come eretici guardando la nostra interiorità e il mondo con occhi nuovi. Possiamo espandere la nostra coscienza, per portare nel mondo quell’autenticità che è propria della natura e quindi dell’uomo. Possiamo vivere ereticamente, concedendoci la libertà di essere e non di apparire. Perché eretico è il suono dissonante, è la pausa che va celebrata e rispettata perché vi sia una melodia.

E così si naviga a vista, tra modelli negativi e icone positive, conflitti e ambiguità, riconoscimenti e sillogi dei principali modelli di relazione dall’una e dall’altra parte – con la speranza di una migliore comprensione della specificità dell’una e dell’altra, al fine di una comune assunzione di responsabilità reciproca, e di un contributo etico e spirituale nei confronti del mondo. 

Giordano Bruno, su cui si potrebbe riflettere all’infinito, nel suo Sigillus, in lingua latina, introduce le tematiche decisive del suo pensiero, quali l'unità dei processi cognitivi; l'amore come legame universale; l'unicità e l’infinità di una forma universale che si esplica nelle infinite figure della materia, e il "furore" inteso come senso di slancio verso il divino.

A Oxford non gradirono quelle novità, come testimoniò venti anni dopo, nel 1604, l'arcivescovo di Canterbury George Abbot, che fu presente alle lezioni di Giordano Bruno: «Quell'omiciattolo italiano [...] intraprese il tentativo, tra moltissime altre cose, di far stare in piedi l'opinione di Copernico, per cui la terra gira e i cieli stanno fermi; mentre in realtà era la sua testa che girava e il suo cervello che non stava fermo».

Giordano Bruno sostiene l'infinità dell'universo poiché effetto di una causa infinita e – sapendo ovviamente che le scritture sostenevano tutt'altro – e cioè finitezza dell'universo e centralità della Terra, rispondeva alle accuse ne La cena de le ceneri: «Se gli dei si fossero degnati di insegnarci la teorica delle cose della natura, come ne han fatto favore di proporci la pratica di cose morali, io più tosto mi accosterei alla fede de le loro rivelazioni, che muovermi punto della certezza de mie raggioni e proprii sentimenti».

E ancora, in Spaccio de la bestia trionfante: «Quando aviene che un poltrone o forfante monta ad esser principe o ricco, non è per mia colpa, ma per iniquità di voi altri che, per esser scarsi del lume e splendor vostro, non lo sforfantaste o spoltronaste prima, o non lo spoltronate e sforfantate al presente, o almeno appresso lo vegnate a purgar della forfantesca poltronaria, a fine che un tale non presieda. Non è errore che sia fatto un prencipe, ma che sia fatto prencipe un forfante».

Occorreva tornare alla semplicità, alla verità e all'operosità, ribaltando le concezioni morali che si erano ormai imposte nel mondo, secondo le quali le opere e gli affetti eroici erano privi di valore, dove credere senza riflettere era sapienza, dove le imposture umane erano fatte passare per consigli divini, la perversione della legge naturale era considerata pietà religiosa, studiare era follia, l'onore era posto nelle ricchezze, la dignità nell'eleganza, la prudenza nella malizia, l'accortezza nel tradimento, il saper vivere nella finzione, la giustizia nella tirannia, il giudizio nella violenza.

Insomma, di tutto un po’, per rendersi sgradito a tutti o quasi…

«Li nostri divi asini, privi del proprio sentimento ed affetto vegnono ad intendere non altrimente che come gli vien soffiato alle orecchie delle rivelazioni o degli dei, o dei vicarii loro; e per conseguenza a governarsi non secondo altra legge che di que' medesimi». In Cabala del Cavallo Pegaso ad un vescovo.

Ma anche, nel De minimo: i composti «non rimangono identici neppure per un attimo; ciascuno di essi, per lo scambio vicendevole degli innumerevoli atomi, si muta continuamente e ovunque in tutte le parti». E: «Chi potrà ritenere che gli strumenti diano misurazioni esatte dal momento che il fluire delle cose non mantiene un identico ritmo ed un termine non si mantiene mai alla stessa distanza dall'altro?».

Alla fine Giovanni Mocenigo presentò all'Inquisizione una denuncia scritta, accusando Giordano Bruno di blasfemia, di disprezzare la religione, di non credere nella Trinità divina e nella transustanziazione, di credere nell'eternità del mondo e nell'esistenza di mondi infiniti, di praticare arti magiche, di credere nella metempsicosi, di negare la verginità di Maria e le punizioni divine.

Quel giorno stesso, la sera del 23 maggio del 1592, Giordano Bruno fu arrestato e condotto nelle carceri dell'Inquisizione di Venezia. Sappiamo come si svolse il tutto e con queste parole, alla fine, Giordano Bruno si rivolse ai giudici:

«Maiori forsan cum timore sententiam in me fertis quam ego accipiam».

«Forse tremate più voi nel pronunciare contro di me questa sentenza che io nell'ascoltarla».

Ma la sua filosofia sopravvisse alla sua morte, portò all'abbattimento delle barriere tolemaiche, rivelò un universo molteplice e non centralizzato e aprì la strada alla Rivoluzione scientifica: per il suo pensiero Giordano Bruno è quindi ritenuto un precursore di alcune idee della cosmologia moderna, come il multiverso; per la sua morte, è considerato un martire del libero pensiero.

«He tried to tell us all the world was spherical, they burned his body, but not his soul», così canta il gruppo progressive metal statunitense King's X nel testo Pleiades.

https://www.youtube.com/watch?v=9DQNwdTNh9E

Chi ha paura oggi degli eretici? Molti.

Perché i nuovi eretici possono dare tanto nel campo della politica, della letteratura, dell’arte in genere, della filosofia, della scienza, sono curiosi, non irreggimentati, liberi mentalmente, diffidano delle classificazioni, sono “intempestivi”, oppure, chissà, troppo tempestivi.

Scrive l’immunologo, oncologo, etnofarmacologo Maurizio Grandi di Torino, Responsabile del Centro interuniversitario di ricerca per lo sviluppo sostenibile, citando il filosofo Arthur Schopenhauer: «Tutte le verità passano attraverso tre stadi. Prima vengono ridicolizzate, poi vengono violentemente contestate e infine vengono accettate dandole come evidenti».

E ancora: gli eretici di oggi lavorano «per tutelare e promuovere la libertà umana, in tutte le sue espressioni, per esplorare i territori di confine, per mischiare le carte, richiamando l’esperienza del passato ma aprendo nuovi orizzonti per il futuro, per incuriosire, per cogliere nessi per argomenti apparentemente distanti…

… Come avviene nelle fiabe più belle, guardando con la scoperta della fisica oltre l’orizzonte conosciuto, è più semplice credere nell’impossibile che nell’improbabile…

… E Arte e Scienza mettono in comune la Creatività, che ha spinto Bernini a sapere dell’ellisse di Keplero, Galileo a sapere di musica, Bergson a conoscere le idee di Einstein, i futuristi a indurre la forza del movimento, per uscire da una dimensione geometrica euclidea…

… Con le intuizioni che fecero vedere a Pasteur i microbi prima di averli scoperti, a Marconi le onde prima di avere fatto il telegrafo senza fili, ai coniugi Curie l’energia nucleare…

E in ogni scoperta il mondo, come in un granello di sabbia. E la curiosità di porsi domande, di indagare, con inquietudine e impegno. Con stupore e, poi, quasi con riconoscenza, e con lo stimolo a proseguire».

Gli eretici, insomma, sono ostinatamente “irregolari”, nel “tempo della malafede”. 

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Alighieri Dante, Inferno, Canto X

Bruno Giordano, Cabala del Cavallo Pegaso ad un vescovo

Bruno Giordano, De minimo

Bruno Giordano, La cena de le ceneri

Bruno Giordano, Sigillus

Bruno Giordano, Spaccio de la bestia trionfante

Chesterton Gilbert Keith, La Nonna del Drago ed altre serissime storie

Ciotti Luigi, Siate Eretici

Grandi Maurizio, Corso di Alta Formazione in Antropologia della Salute nei Sistemi complessi

Grandi Maurizio, Templari - La ricerca di Saliceto

King’s X – Pleiades, https://www.youtube.com/watch?v=9DQNwdTNh9E

Luca, Vangelo di

Pascal Blaise, Pensieri

Schlier Heinrich, αἵρεσις, in Gerhard Kittel (a cura di), Grande Lessico del Nuovo Testamento

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Ringraziamo l'Autrice, la Dott.ssa Barbara de Munari per averci concesso la pubblicazione di questo suo pregevole scritto. E' un lavoro che, proprio in occasione dell'anniversario della condanna al rogo subita da Giordano Bruno, assume connotazioni ancor più profonde. Come tutti gli scritti densi di importanza, va letto 'sorseggiandolo', perchè così il pensiero dell'Autrice - al pari delle dotte citazioni - possa meglio entare nella nostra mente e nel nostro animo. 

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lunedì 11 novembre 2019

TOTO': UOMO DI MONDO


GENT.MI LETTORI, 
PER CORTESE DISPONIBILITÀ' E AUTORIZZAZIONE DELL'AUTORE, PORGIAMO ALLA VS. ATTENZIONE L'EDITORIALE A FIRMA DELL'ILL.MO PROF. ALDO MOLA INCENTRATO SU "TOT'O': UOMO DI MONDO" - E DAL SOTTOTITOLO "MASSONE DAL 1° MAGGIO 1925" -, PUBBLICATO IL 10-11-2019 SU "IL GIORNALE DEL PIEMONTE E DELLA LIGURIA".
LA PUNTUALE CAPACITA' NELLA RICERCA STORICA, L'ABILITA' DELLO SCRITTORE DI INTRIGARE IL LETTORE CONDUCENDOLO PER MANO FIN DENTRO IL TEMA - SPESSO TRATTATO, MA SEMPRE CON QUALCOSA DI 'SOSPESO', DI LASCIATO A MEZZ'ARIA -, FANNO PARTE DI QUESTO COSTRUTTO  DI GRANDE INTERESSE STORICO-LETTERARIO. BUONA LETTURA, QUINDI !
Roma, 11-11-2019
Giuseppe Bellantonio
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TOTÒ, “UOMO DI MONDO”
 MASSONE DAL 1° MAGGIO 1925

di Aldo A. Mola

Totò, massone dal 1° maggio 1925
Certo la “notizia” non mette sottosopra l'universo, però è significativa e merita spazio. Il 1° maggio 1925 Antonio De Curtis, in arte Totò (Napoli, 15 febbraio 1898-Roma, 15 aprile 1967), solennizzò a modo suo la festa del lavoro: cinse il grembiule di muratore, anzi di libero muratore, e venne registrato massone nella loggia “Nazionale” di Roma, all'obbedienza diretta di Raoul Vittorio Palermi (1864-1948), sovrano e stratega della Gran Loggia d'Italia. Si sapeva da anni del suo ingresso nella “Fulgor” di Napoli nel 1945. La novità sulla sua iniziazione di vent'anni prima è emersa nell'affollato convegno su “L'impresa di Fiume, 1919 1920. Tra leggenda e realtà”, organizzato dalla Delegazione Magistrale friulana della Gran Loggia d'Italia al castello di Villalta (Udine), con la partecipazione del sovrano e gran maestro Antonio Binni e degli storici Enrico Folisi, Lijubinka Toseva Karpowicz e Valerio Perna, presenti “fratelli” di diverse Comunità e molti “profani”. Durante il “Ventennio” Totò conservò sotto la bombetta quel segreto che aiuta a comprenderne meglio la tetragona libertà di pensiero e la distanza siderale dal “regime”. Ma, poiché si parla di un Ordine iniziatico, andiamo per ordine...

Primavera di bellezza?
Roma, primavera 1925. Il 3 gennaio da Capo del governo, Benito Mussolini, Collare della Santissima Annunziata (e quindi “cugino del Re”), con un infuocato discorso alla Camera respinge l'accusa di complicità nel “delitto Matteotti” e sfida il Parlamento a denunciarlo e a tradurlo in giudizio dinnanzi al Senato, costituito in Alta Corte di Giustizia in forza dell'art.  36 della Carta Albertina “per giudicare dei crimini di alto tradimento e di attentato alla sicurezza dello Stato, i ministri accusati dalla Camera dei Deputati”. Nessuno fiata. La maggior parte dei deputati d'opposizione (socialisti, repubblicani, seguaci di Giovanni Amendola e ala sinistra del cattolico partito popolare italiano) dall'estate precedente non partecipano alle sedute, arroccati in un immaginario “Aventino”. Re rigorosamente costituzionale, Vittorio Emanuele III (1869-1947, sul trono dal 1900) a chi gli chiede di revocare Mussolini risponde che i due rami del Parlamento sono i suoi occhi e le sue orecchie. Chi ne vuole la caduta deve farlo alla Camera, ove i deputati iscritti al Partito nazionale fascista sono ancora una minoranza (227 su 545).
Ma tra diserzioni e accelerazioni, il Paese sta rapidamente precipitando dalla democrazia parlamentare, fondata sui collegi uninominali a doppio turno, al governo di partito unico. La svolta ha una premessa strategica: dal 1914-1915 due forze si contendono la primogenitura del Risorgimento e della completa unificazione con la vittoria nella Grande Guerra. Da una parte i nazionalisti (nati intorno al 1908, nel clima rovente dell'annessione di Bosnia ed Erzegovina da parte di Vienna), irrobustiti dalla confluenza nel Partito Nazionale Fascista (febbraio 1923), gonfio di voti ma ancor privo di un progetto politico univoco. Dall'altra la massoneria che non a torto vanta un secolo di lotte per unità, indipendenza e libertà, dalle cospirazioni nel 1820-1848 sino ai governi che in Italia avevano introdotto elettività delle cariche, istruzione obbligatoria e codici d'avanguardia.
Tira vento di tempesta. Il 12 gennaio Mussolini deposita alla Camera la legge sull'appartenenza dei pubblici impiegati ad associazioni. Il 14 “L'Idea Nazionale”, organo dei nazionalisti, pubblica un estratto della relazione della “Commissione dei Quindici” distillata dai deputati Gioacchino Volpe e Francesco Ercole. L'obiettivo è esplicito: “Qualsiasi specie di società occulta, anche se per ipotesi il suo fine sia eticamente e giuridicamente lecito, è da ritenersi, pel fatto stesso della segretezza, incompatibile con la sovranità dello Stato e la uguale libertà dei cittadini di fronte alla legge”. Di lì a poco lo slogan sarà: tutto nello Stato, nulla al di fuori dello Stato. Poi diverrà: tutto nel partito, niente al di fuori né contro il partito, cioè l'unico consentito: il Partito nazionale fascista. Il Partito imporrà il colore della camicia, l'ingresso nel lavoro (tramite i sindacati fascistizzati) e intrupperà milioni di italiani nel Dopolavoro per controllare corpo e anime dei cittadini. Una nuova “chiesa”, non meno opprimente dell'altra, con la quale l'11 febbraio 1929 il regime “concorderà”, salvo poi scontrarsi come fatalmente accade tra dogmatismi.  
In quel maggio 1925 le due principali Comunità massoniche italiane (Grande Oriente d'Italia, con sede a Palazzo Giustiniani, oggi popolato di uffici del Senato; e Gran Loggia, a Piazza del Gesù 47, nel sontuoso Palazzo Artieri) ormai navigano a vista. Il dibattito sulla legge viene calendarizzato alla Camera dal 16 maggio. Si chiuderà il 19 con approvazione pressoché unanime e alcune significative assenze non giustificate, a cominciare da Italo Balbo, “quadrumviro” della mai avvenuta “marcia su Roma” ma antico “oratore” della loggia Girolamo Savonarola della sua Ferrara e già astenutosi nella dichiarazione del Gran Consiglio del Fascismo che il 23 febbraio 1923 aveva dichiarato l'incompatibilità tra fasci e logge.

L'iniziazione massonica di un “uomo di mondo”
Malgrado tutto, mentre la massoneria è sotto assedio e le libertà individuali stanno per essere soffocate, qualcuno nuota impavido controcorrente. È il caso di Totò. È un uomo sofferente. Mentre il Tempio sta per crollare decide di passare tra le sue colonne e di sedere in silenzio fra gli apprendisti, proprio lui, parlatore forbito, mago della parola, principe dello scilinguagnolo. È tempo di guardare all'Oriente prima che la Luce venga spenta a Occidente. Il marchese De Curtis non è affatto uno sprovveduto. Sa benissimo di compiere un passo rischioso. Conta sulla riservatezza della Fratellanza. Offre la sua “testimonianza” a quel che resta dell'Italia nella quale si riconosce: quella degli uomini liberi. L'attore vive una tra le stagioni più angustiate della sua travagliata esistenza terrena. Ha ventisette anni. La madre, Anna Clemente, lo voleva prete. Lo aveva avuto dal marchese Giuseppe De Curtis, frutto di una relazione extraconiugale, e lo aveva fatto registrare all'anagrafe come Antonio Clemente “di N.N.”. Chierichetto di passo come tanti coetanei, più malinconico che giocoso, lasciata alle spalle infanzia e adolescenza tristissime, Totò fece i conti col servizio militare tra Pisa, Pescia, Alessandria e Livorno. A Cuneo non mise mai piede, ma coniò il celebre motto “Sono un uomo di mondo, ho fatto tre anni di militare a Cuneo”... cioè “in capo al mondo”, in un angolo sperduto, “ai confini dell'Impero”. Si compiacque anche di dire che vi era stato seminarista. Cuneo era un “tòpos”. Anche se aveva dato e continuava a dare i natali a politici, scienziati, storici, scrittori e militari di primaria grandezza (bastino i nomi di Vittorio Bersezio, Giovanni Giolitti, Marcello Soleri, Vittorio Cian, Ettore Pais, Balbino Giuliano, Pietro Gazzera...) era dipinta come “Beozia d'Italia”. Proprio perché non lo è e sa sorridere di sé e delle leggende che la circondano, su impulso di Gianni Vercellotti, avvocato e profeta del turismo in plaghe povere di vere autostrade, ferrovie, strade, aree attrezzate ma ricche di umanità, la “Provincia Granda” è stata al gioco e da molti anni ha costituito l'Associazione “Uomini di Mondo a Cuneo”, brevius “UdM di Cuneo”. Ora presieduta dall'esilarante vignettista Danilo Paparelli, con tanto di Totò quale emblema, viatico e “angelo protettore”, l'UdM ha appena celebrato l'ennesima edizione dedicata a D'Artagnan, il più celebre dei Quattro Moschettieri di Alexandre Dumas, che si ispirò al conte Charles di Batz-Castelmore, fuggevolmente ma effettivamente militare a Cuneo. 

“Uomo di mondo”, dunque. Già. Ma come era il mondo conosciuto e vissuto da Totò, uomo e non “caporale”, sino al fatidico 1° maggio 1925? Una sequenza di umiliazioni e di speranze, di sogni e di delusioni. Navigazione tra i flutti della vita con la barra a dritta ma con l'occhio alla sua Stella Polare: la libertà di pensiero (e anche un po' di costumi). Sin da ragazzo voleva divertirsi e far divertire, procurarsi piacere e dispensarne. Intraprese la carriera di attore nella sua città, che presto però gli divenne stretta. Tardivamente riconosciuto dal padre e passato a Roma in cerca di miglior fortuna, si esibì in una “compagnia” di second'ordine, senza fisso compenso. Spiantato, spesso alla “fame nera” (come egli stesso narrò), fu licenziato in tronco quando osò chiedere all'impresario, Umberto Capece, almeno gli spiccioli per il tram da casa al teatro. Gli si spalancò dinnanzi l'abisso dell'isolamento. Optò per il varietà, di gran lunga più congeniale con le due anime che convivevano nella sua persona, il sorriso scherzoso (ma quanta malinconia nei suoi occhi) e lo sconforto più cupo. Totò divenne “la Maschera”. Incarnò gli italiani che uscivano feriti dalla Grande Guerra e si inabissavano in un regime liberticida che li avrebbe precipitati in un secondo irreparabile disastro.

La Gran Loggia dal tramonto...
Il suo nome fu iscritto nel repertorio degli “apprendisti” della Gran Loggia, annotati con la grafia tipica degli scritturali del tempo: uno svolazzante corsivo pulito pulito con cognome, nome, data e loggia di appartenenza. Gli iniziati/affiliati della Gran Loggia avevano superato largamente quota 28.000. Altri ne vennero segnati lo stesso 1° maggio. Il 19 accanto a un numero matricolare in uno spazio bianco compare la formula arcana: “Segreto”. Era il giorno dell'approvazione della nefasta legge “contro la massoneria”. Gli ingressi continuarono sino al 17 novembre 1925, cioè alla vigilia del forzato autoscioglimento decretato da Raoul Palermi mentre era in viaggio negli Stati Uniti d'America per ottenere la solidarietà dei Supremi Consigli di rito scozzese antico e accettato di cui la Gran Loggia faceva parte dal Convento mondiale di Washington (dal 1912): riconoscimento solennemente confermato a Losanna nel 1922. In Italia le logge erano perseguitate, invase, incendiate. I loro arredi e archivi venivano dispersi (anche per iniziativa di transfughi decisi a cancellare le tracce della loro affiliazione), ma all'estero l'Acacia continuava a fiorire. Il regime stesso non poté fare a meno di confrontarsi con massoni di spessore culturale e patriottismo indiscutibile: da Vittorio Valletta, Ugo Cavallero, futuro maresciallo d'Italia, Luigi Mascherpa, ammiraglio, Edmondo Rossoni (capo dei sindacati fascisti), Curzio Malaparte (tutti della Gran Loggia), Giuseppe Belluzzo, Balbino Giuliano e Alberto Beneduce (del Grande Oriente).

… alla Palingenesi e al Fulgore  
Chi sapeva sapeva. Il massonismo non andava sbandierato ma vissuto. Fu quanto fece Totò. Alternò la rivendicazione del titolo nobiliare (Sua Altezza Imperiale Antonio Porfirogenito, Duca Comneno di Bisanzio, principe di Cilicia, di Macedonia, Dardania, Tessaglia, Ponto, Moldava, Illiria, Peloponneso, duca di Cipro e di Epiro..: d'altronde anche il Re d'Italia si rivendicava Re di Cipro e Gerusalemme, al pari di tanti altri sovrani in Europa) alle tournées dai successi crescenti e all'esercizio della beneficenza, praticata con discrezione e senza mai chieder conto del frutto della sua proverbiale generosità, proprio perché aveva conosciuto la miseria, la fame, il freddo, l'amore senza speranza, il dolore (anche negli affetti più cari), la prepotenza esosa degli impresari, l'arroganza dei “potenti” antichi e nuovi.
Di quest'ultima ebbe un saggio nel gennaio 1945 durante una tournée in Toscana in cui presentava “Imputati, alziamoci”, un sorridente invito a un “esame di coscienza” da parte di quanti stavano rapidamente cambiando il colore della camicia, dal nero al rosso fiammante. Come in “Totò massone. Il principe Antonio De Curtis e la massoneria del suo tempo” (ed, Atanor) narra Ruggiero di Castiglione (autore di dottissimi saggi e repertori) gli si presentò nel camerino un energumeno che gli domandò a bruciapelo: “Veramente per lei camerata e compagno è la stessa cosa?” e alla risposta “Mah, non so”  gli sferrò in faccia un pugno partigiano che gli spaccò le labbra”. “Spaventatissimo” per il clima di odio dilagante Totò riparò a Roma e poi a Capri.

“Resurrexit... sino al grado 33°”
Il 9 aprile seguente il “Marchese De Curtis Gagliardi Antonio” sottoscrisse il Testamento massonico nel “gabinetto di riflessione” della loggia “Fulgor” di Napoli (Gran loggia d'Italia) per l'accettazione tra i Fratelli. Alla domanda: “Che cosa dovete a voi stesso” rispose “Niente all'infuori del miglioramento spirituale”. Chi ritiene che il “re della risata” si esaurisse nell'esibizione nei teatri di tutta Italia, in un centinaio di films, spesso a costi irrilevanti, e in un profluvio di presenze televisive, non ne coglie la profondità umana, fatta di riservatezza, riflessione, tormenti appena leniti dalla compagna, Franca Faldini e dalla figlia, Liliana, che gli furono a fianco negli anni difficili dell'incipiente vecchiezza e delal cecità. Proprio alla compagna una volta accennò quasi distrattamente ai segni di riconoscimento in uso tra massoni.
Secondo Giordano Gamberini, gran maestro del GOI e collettore di memorie e confidenze di massoni di antica data e di varie Obbedienze (come Dunstano Cancellieri), nel 1944 Totò fu iniziato (o più correttamente si ridestò dal forzato “sonno”) nella loggia “Palingenesi” di Napoli per transitare poi nella citata “Fulgor”, che aveva sede in via Monte di Dio, sulla quale si affaccia Palazzo Serra di Cassano, sede dell'Istituto Italiano per gli Studi Filosofici, presieduto da Gerardo Marotta e ora da suo figlio, Massimiliano. Lì Totò presenziò all'iniziazione di Mario Castellani e Vittorio Caprioli. Come documentano le carte che da Piazza del Gesù migrarono al Grande Oriente con Francesco Bellantonio quando gran maestro era Lino Salvini, Totò fondò poi una loggia in Roma, la “Fulgor Artis” mentre poche e vaghe voci rimangono sulla “Ars et Labor” , forse sua reincarnazione. 
Gli impegni “professionali” e qualche delusione per i poco fraterni dissensi tra la diverse Comunità liberomuratòrie e per le gare tra i diversi aspiranti a cariche apicali (quant'è difficile deporre i metalli al di fuori dei Templi) coincisero con il suo definitivo assonnamento. Aveva raggiunto il grado 30° del Rito scozzese. Il 19 ottobre 2012 la Gran Loggia gli conferì il grado 33° “alla memoria”, presente sua figlia, Liliana.

“'A Livella”
Il suo più autentico testamento massonico rimane la celebre raccolta di poesie intitolata “'A livella” (1964). Totò scelse per insegna l'attrezzo del lavoro di loggia. Sormontata dal compasso, la livella, simbolo di equilibrio, armonia e uguaglianza, forma un triangolo equilatero attraversato longitudinalmente dall'archipendolo, che coniuga il piano “terraqueo” con lo Spirito. Nel film “Letto a tre piazze” (1960) Totò si rivolse a Peppino De Filippo: durante un’immaginaria quanto allusiva “scalata” gli disse: “professò' , la lego ad un  masso..., n'ho trovato uno magnifico, questo resiste, è un bel massone, un massone”. Con una delle sue ultime partecipazioni filmiche in “Uccellacci, uccellini” di Pier Paolo Pasolini (1966), stupì tutti per la sua drammatica forza interpretativa, che gli meritò anche una menzione speciale e un nastro d'argento al Festival di Cannes. Precocemente invecchiato ma indomito, generoso con tutti (consigliò a Pasquale Zagaria di mutare il nome d'arte da Lino Zaga in Lino Banfi...), non dimenticò l'amarezza per la sua esclusione dalla televisione per aver entusiasticamente esclamato “Viva Lauro” durante una puntata del Musichiere di Gigi Riva (1958). Non era una ingenua captatio di voti pro-monarchia ma un omaggio a Napoli  che, disse una volta, è l'unica vera grande città d'Italia. Roma ne è solo una “periferia”.

Si avviò alla fine senza rimpianti ma col timore di essere presto dimenticato. Invece il pubblico gli si affezionò ancor più. Capì la sua libertà di spirito. L'Italia ne aveva e ne ha bisogno. A nessuno verrebbe in mente di ignorarlo per la sua scelta del 1° maggio 1925, ribadita vent'anni dopo, il 9 aprile 1945. D'altronde nella sua originaria “Fulgor”, nella “Fulgor Artis” o nell’officina intitolata al celebre Gustavo Modena o in altre ancora delle due diverse liberomuratorie italiane si raccolsero nel tempo attori, cantanti, scrittori quali Gino Cervi, Carlo Dapporto, Aldo Fabrizi, Giovacchino Forzano, Silvio Gigli, Francesco Gorni Kramer, Amedeo Nazari, Tito Schipa, Odardo Spadaro, Paolo Stoppa, Johnny Dorelli e il Claudio Pica, noto come Claudio Villa, membro della “Propaganda massonica” n. 2, come il grande e sfortunato Alighiero Noschese: un patrimonio morale del Paese Italia. Allora, proprio l'Associazione cuneese Uomini di Mondo potrebbe forse promuovere una rivisitazione di quell'Universo in omaggio al principe Antonio De Curtis, il Totò del quale ben si può dire “semel abbas, semper abbas”.
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venerdì 20 luglio 2018

MASSONERIA: PERSECUZIONI ALL'OMBRA DELLA LIBERTÀ, DELLA DEMOCRAZIA, DELLA FRATERNITÀ' SOCIALE ?



Le notizie che riguardano il contesto della Massoneria Italiana, delle diverse Associazioni che la costellano ed i Fratelli e Sorelle che in esse possano operare, sono sempre più dense di contenuti spesso sconcertanti.             Mai come in questi ultimi mesi si sono susseguiti interventi e repliche: di ogni tipo e non di rado dai toni accesi e fortemente evocativi delle più oscure pagine di Storia.                                                                                           Anche in questa circostanza, da più parti ho ricevuto sollecitazioni ad esprimere delle mie considerazioni, persino ad assumere una posizione: soprattutto per ‘dare voce’ – direttamente o meno - a quei validi, onesti, Massoni che sono stufi di essere nell’occhio del ciclone, maltrattati e persino irrisi, per responsabilità non certo loro ancorché per il solo, semplice  e affatto banale fatto di essere degli aderenti (iscritti o adepti che si possa indicare) ad una Loggia Massonica.                                                   Preciso subito che ogni Massone, purché Iniziato ‘regolarmente’ (ossia nel corso di una Cerimonia contraddistinta da un certo qual ‘rito’, ossia ‘cerimoniale’ – i ‘cerimoniali’ esistono dappertutto, nella vita civile come in quella di culto: rappresentano quell’insieme di regole e precetti che disciplinano talune azioni di carattere solenne nel corso di incontri che si tengono in aderenza ai principii ovvero agli ideali in cui possano legittimamente rispecchiarsi gruppi omogenei di soggetti. Niente di strano o di segreto, quindi, poiché del tutto – a livello mondiale - c’è amplissima bibliografia e ne sono stracolme  anche  le pagine di una moltitudine di siti del web, oltre che  le biblioteche: anche delle più prestigiose Università), diviene comunque componente di una comunità diffusa in tutto il Mondo (e quindi Universale, da cui il termine di ‘Massoneria Universale’) piuttosto che non del solo raggruppamento ove si sia sviluppata tale Cerimonia (raggruppamento dal quale potrà sempre ‘uscire’ – specie allorché non sussistano più gli elementi per permanervi -, per passare ad altra esperienza). Sottolineo il termine ‘regolarmente’ poiché lo stesso è la costante che contraddistingue il tutto: si riferisce allo svolgimento della cerimonia (che dev'essere effettuata secondo un ben preciso rituale, tanto per la parte scritta che per quella rappresentata, diversamente… abbiamo scherzato!); si riferisce al celebrante (che deve presiedere seguendo anch'egli quanto previsto; celebrante che dovrebbe essere stato anch'egli ‘iniziato’ regolarmente, così da divenire ‘portatore sano’ di un messaggio dagli alti contenuti umani, filosofici, esoterici, simbolici e allegorici); si riferisce al locale dove avviene l’evento (adeguatamente e correttamente allestito); si riferisce anche alla parte amministrativo-burocratica, attraverso la corretta acquisizione dei  riferimenti personali dell’interessato ma anche attraverso il trasferimento allo stesso di ogni notizia utile relativa al gruppo (ad es.: statuto dell’Associazione, sottoscrizione dell’autorizzazione al trattamento dei dati personali, acquisizione della dichiarazione di controparte con evidenziandone del soggetto deputato al trattamento degli stessi, copia degli Statuti Generali dell’Ordine cui – attraverso l’adesione – si ‘appartiene’,  copia della Regola/Costituzioni operative, e quant'altro sia utile e necessario per consentire al neofita di ben conoscere il contesto cui egli aderirà).     E questo per chiarire il concetto di ‘regolarità’, una regolarità in effetti riconducibile alla correttezza con cui si opera piuttosto che non demandata a ‘pezzi di carta’ bellamente incorniciati: tenendo ben presente che in capo a chi operi in ogni gruppo - i soggetti non sono certo parte passiva, utili solo a versare delle quote - compete il diritto/dovere di non dare per scontato alcunché, vigilando e anche verificando ciò che accade intorno a lui. Tutte cose date spesso per scontate, ma che non sempre lo sono, nella realtà.                                                                 Chiarito che ogni Massone regolarmente iniziato è membro a pieno titolo della Comunità Universale, va sottolineato che egli è assolutamente tenuto a rispettare le Leggi dello Stato ove egli operi.  Il che già chiarisce in modo inequivocabile che egli non possa discutere né criticare le Leggi cui è tenuto di uniformarsi; lo stesso discorso vale anche per il divieto di trattare di religione (qualunque essa possa essere): divieti tassativi e ineludibili, sempre ché si intenda operare correttamente.  Ne deriva che i Massoni – e per estensione la Massoneria in generale, e, nel presente contesto quella italiana in particolare – non possono esplicitare una presa di posizione anche critica circa le Leggi e/o le Istituzioni dello Stato, cui sempre e comunque è dovuto inequivocabile rispetto.                                                          E con questo credo di aver dato un’idea ben precisa, a chi possa leggere, circa lo stato delle cose, e – di conseguenza – anche della mia ferma volontà di non entrare nel merito di una situazione che vede fin troppi interventi, più o meno ponderati, più o meno a sproposito, più o meno temerari, più o meno qualunquistici - non essendo basati su alcuna ratio reale e concreta, ma persino sostanzialmente colmi di anti-storicità -.             ,                                             Mi si potrà chiedere ‘ma cosa si deve fare se taluni elementi legati a quella Libertà, a quella Democrazia, a quella Fraternità sociale che la stessa Carta Costituzionale tutela - e che anche a livello internazionale sono pur tutelati ampiamente – possono dare l’impressione di essere compromessi?’.            La risposta è semplice: se ne potrà discutere riservatamente, in modo salottiero ma non pubblico; però si dovrà anche valutare se all'interno siano stati rispettati tutti i canoni della trasparenza, della correttezza, della stessa ‘regolarità’ procedurale e comportamentale. Solo in seguito – una volta accertato che al proprio interno tutto sia ‘giusto e perfetto’ - si potrà sviluppare il pensiero anche in modo formale, prediligendo però dei ‘libri bianchi’, impersonali ed oggettivi, che possano affrontare anche situazioni delicate ma in modo scientifico e costruttivo, persino analizzando e proponendo correttamente, rivolgendosi a tutto il contesto sociale.  Come pure, si potrà trattare in pubblico ogni aspetto culturale (etico, filosofico, storico, di ogni tipo di fenomeno: comunque non affrontando tematiche politiche come religiose), ma mai arrivando a raffronti, contrapposizioni scontri.                                                   Ecco quindi che, al più volte richiamato concetto della ‘regolarità’, si affianca quello della ‘correttezza e della trasparenza’ operative: inutile sostenere ‘ce l’hanno con me’ se prima non si sia data dimostrazione reale e concreta di aver rispettato le Leggi dello Stato e le sue Istituzioni, ponendo invece in essere attività dai contenuti contraddistinti da certa qual opacità.   In estrema sintesi, indifferentemente se tu sia membro di un’associazione iniziatica, della bocciofila, di una compagnia di teatranti o musici, se prima non rispetti, poi non puoi pretendere di essere rispettato.                                                                                                                      Non credo quindi nell'utilità di ‘appelli’ o prese di posizione pubbliche, che sovente si trasformano in enunciati 'salvifici' che possono persino ricondurre a certo qual sospetto ‘trasversalismo’ e quindi ‘utilitarismo’ (le esternazioni, quale pratica vetrina utile a testimoniare una qualche ‘esistenza in vita’ di taluna o tal'altra delle tante, troppe, 'piccole patrie').                                   Anzi, ho sempre ritenuto che questi appelli, queste ‘lettere aperte’ queste ‘interviste’, al netto di ogni possibile buon proposito, possano avere un effetto boomerang le cui conseguenze non è facile immaginare né prevedere..         E in questa fase, pur con le dovuta prudenza, da leale Cittadino rispettoso delle Leggi dello Stato Italiano e delle sue Istituzioni, non posso che essere schierato su detto fronte, con il forte, profondo, rammarico che – per le irresponsabilità o lo strano atteggiamento di taluno – sia l’Istituzione Massonica – dagli alti valori e dalle nobili tradizioni – a patirne.   E con essa tutti coloro che - bravi, onesti e leali – vi appartengano e che, con tutta evidenza, non hanno la volontà e la forza sufficienti a spalancare le finestre, facendo alfine entrare aria nuova e fresca, così gettando alle ortiche i lacci ed i lacciuoli che imbriglino (ma anche...imbroglino) il loro percorso iniziatico.                                                        Tutto ciò si chiama ‘rinnovamento’ – o, se volete, ‘cambio di passo’, ricerca di nuovo vigore, di nuova energia -: un rinnovamento che certamente deve preservare le più nobili e alte Tradizioni, ma che deve guardare costruttivamente e concretamente ad un futuro che è già nel nostro presente.   
                                                                                                           Roma, 20 Luglio 2018                                                                            Giuseppe Bellantonio 

NOTA: Alcuni Lettori, mi hanno posto una domanda  "come mai non ha chiarito qualcosa circa le accuse di segretezza, ecc. ecc."      Semplice: nelle Associazioni che siano state costituite - e quindi operino - regolarmente, il 'segreto' non esiste.   Al pari delle 'obbedienze' cieche e indiscusse verso i vertici, Se esistessero Logge o gruppi segreti, non è la Massoneria ad essere responsabile ma le persone - fisiche - che abbiano posto in essere atteggiamenti e atti improntati al segreto nonché alla commissione di reati tanto di tipo civile che penale. Soggetti che DEVONO essere inquisiti e processati, anche a loro stessa tutela, e associazioni/gruppi che - ove accertata l'esistenza di complicità e/o omissioni di terze persone - DEVONO essere sciolti, poiché nulla hanno a che fare con la vera Massoneria (che diviene solo un comodo paravento, al pari di quanto possa avvenire con qualsiasi altro tipo di formula aggregativa).  Il legislatore dovrà solo precisare e quindi indicare che, nel periodo in cui indagini e accertamenti di Polizia Giudiziaria vengono espletati, le attività del gruppo interessato vengano immediatamente sospese e, contemporaneamente, vengano avviate in ogni caso indagini amministrative sulla completezza della documentazione interna, sulla contabilità e sulla riconducibilità e gestione delle somme di denaro colà circolanti e delle modalità di formazione e gestione dell'eventuale patrimonio direttamente ovvero indirettamente in capo all'ente associativo.
Roma, 21 Luglio 2018
Giuseppe Bellantonio

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