venerdì 13 gennaio 2017

ARTE ALLA RIBALTA

Quella sotto riprodotta, è la nota di ringraziamento che la brava Artista e organizzatrice di eventi Maria Teresa Minneci ha inteso diramare al fine di ringraziare tanto i partecipanti che gli estimatori del contest on-line ARTE ALLA RIBALTA, da poco conclusosi con grande successo.
Un successo sinceramente superiore ad ogni aspettativa, tanto da fare da simpatico innesco ad un nuovo evento: LE NOSTRE OPERE ALL'ASTA ONLINE. 
Campana DOC - è nata nelle immediate vicinanze del Santuario di Pompei - ed ha avuto fin da piccola un trasporto per creare, disegnare, colorare. Passione in verità sopia a lungo per poi risvegliarsi nel momento in cui ha riconquistato maggiori spazi per sè, dedicandosi così a tempo pieno al suo primo, grande amore: l'Arte.
I bei risultati hanno confortato questa passione, stimolandola a perfezionare, sperimentare, innovare costantemente le sue tecniche.
Con grande apprezzamento per quanti sono entrati in contatto con lei, ovvero ne hanno acquistato le opere. 
Le pagine che Maria Teresa Minneci cura attraverso la rete sono molte: dal sito NEWS ART ITALIA alle pagine FB DIMENSIONE LUCE e LA PASSIONE DEL DIPINGERE. 
Belle, dinamiche e fluide realtà che - in modo pratico e trasparente - hanno coinvolto moltissimi Artisti che, con questo vantaggioso e concreto sistema hanno avuto accesso ad una eccellente combinazione. 
In ARTE ALLA RIBALTA Maria Teresa Minneci e gli Artisti hanno avuto il piacere di avere con loro il Critico d'Arte Nuccio Mula. 
Una presenza che ha fatto da stimolo per i molti che hanno esposto, gratificandoli e spronandoli al contempo. 
Siamo  Certi che i risultati saranno sempre più interessanti e lusinghieri, anche perché - per prima proprio Maria Teresa - la PASSIONE PER L'ARTE permea tutte le attività di questo significativo Gruppo di Artisti.    
Un Gruppo dinamico e quindi fluido, che conta nuovi inserimenti quotidiani e che studia nuove sinergie con altre realtà.
Maria Teresa Minneci e Giuseppe Bellantonio - per l'Accademia di Alta Cultura - stanno definendo i termini per una collaborazione che, tenendo conto delle rispettive specificità, possa giovare ad impostare iniziative che possano stimolare sinergie e proposte in compartecipazioni sull'amplissimo fronte della Cultura e dell'Arte.
Un fronte che si nutre delle iniziative dei singoli, ma i cui frutti sono posti all'attenzione di un pubblico sempre più portato a recuperare contatto con l'affascinante mondo dell'Arte.


Roma, 19 Gennaio 2017                                     Giuseppe Bellantonio

                                                           

MIXENTAIL di MONIKA GRYCKO

Sabato 14 gennaio 2017 alle ore 18 in Galleria in Via XX Settembre, 27 a Imola, sarà presentato in anteprima il catalogo della mostra MIXENTAIL di Monika Grycko, a cura di Francesca Baboni e Stefano Taddei.
Il catalogo, realizzato dalla Galleria d'Arte Contemporanea Il Pomo da DaMo | Contemporary Art rende omaggio al lavoro di Monika Grycko, “Mixentail” ricco di immagini a colori e corredato con testi di Francesca Baboni e Stefano Taddeo in lingua italiana e in lingua inglese.

Il titolo del catalogo/progetto è un neologismo coniato dall'artista che fa riferimento ad una serie fotografica omonima presente in mostra e rimanda al concetto di misto (mix) e di coda (tail) intesa come eredità che ognuno porta dietro sé. L'artista focalizza difatti la sua ricerca sull'ambiguità che caratterizza la nostra natura umana, sempre in bilico tra paura ed aggressività. Proprio sull'idea di chiusura, nascondimento e paura fa riferimento anche l'installazione U-Boot che si affianca al lavoro fotografico. Il catalogo, rappresenta quindi il progetto installativo, che comprende pittura, video e scultura, riproduce un mondo post apocalittico e non troppo virtuale, in cui rimandi a sottomarini tedeschi utilizzati durante la seconda guerra mondiale (gli U - Boot appunto) e ad umanoidi in fase di transizione diventano metafora di una fragilità umana propria della nostra società occidentale, rimasta schiacciata da un sistema costruito per proteggersi che le si ritorce contro andando a minacciare la sua stessa sopravvivenza. 
Un percorso complesso e articolato che, attraverso la modalità installativa, ricrea un'ambientazione suggestiva e oltremodo intrigante  per chi osserva.

domenica 25 dicembre 2016

... E C'E' ANCORA CHI OSA NEGARE!

Abbiamo ricevuto una segnalazione da parte del Dr. Antonio Ballarin – nella Sua qualità di Presidente della Federazione delle Associazioni degli Esuli Istriani, Fiumani e Dalmati - attraverso la quale si percepisce tutto lo sconcerto per un articolo apparso il 20 Dicembre 2016 sul sito del giornale 'Internazionale' e sottoscritto da ben 19 persone - intellettuali? Storici? Politici? Esperti tuttotologi di una qualche disciplina? Mah! Difficile rispondere -.                                                                               Questi Egregi Signori, per qualche strana combinazione, si sono trovati solidali nel condividere un vero e proprio attacco frontale al 'GIORNO DEL RICORDO', esponendo - ovvero riesumando - tesi giustificazioniste e riduzioniste per quanti si macchiarono del sangue dei tanti Italiani barbaramente uccisi e precipitati nelle Foibe, e per quanti determinarono l'imponente esodo (e la storica ingiustizia) dei giuliano-dalmati.                                                                                             Ricordiamolo: le tesi negazioniste ad avviso di chi scrive valgono tanto quanto la commissione di quei crimini che pur tentano di minimizzare, occultare ovvero travisare.                                                                           Costoro, tentano, con studiata ciclicità, di sondare le reazioni ai loro scritti: confidando che la soglia di attenzione e quella di vigilanza possano essersi ridotte o stemperate nel tempo.                       Confidano, codesti, sulla memoria corta (ma anche sul 'menefreghismo') di chi si è ormai non solo disaffezionato alla politica, ma se ne è allontanato persino come Cittadino membro del Corpo Elettorale Attivo d'Italia.                                                                     Confidano, costoro, sulla rete omertosa di silenzi e complicità che - anno dopo anno - fa sparire dai testi di Storia pagine importanti del nostro passato della nostra Storia Patria.                                         Confidano, costoro, sul fiancheggiamento di quelle parti politiche che - all'epoca, fecero una sorta di 'patto di sangue' con gli assassini di allora: traendone benefici rilevanti, circa i quali ancora non è stato sollevato il velo dei silenzi, delle omissioni, dei tentennamenti e dei veti (o ricatti) incrociati.
Negare la Shoah, negare le Foibe, negare la strage dei Cristiani, negare la strage di questa o quella minoranza, etnia o parte religiosa, nel mondo, è diventato un esercizio scellerato e squallido, esercitato da molti che spesso guadagnano per quel (di aberrante) che scrivono.
Negare l'innegabile... Che bell'esercizio, vero?
Chi scrive offre la propria solidarietà personale di Italiano, ancor prima che di uomo di cultura,  e quella dell'Associazione da lui presieduta, ponendosi a fianco dei profughi di allora, delle loro Famiglie, delle Vittime.
Di questi nostri Fratelli Italiani uccisi da altri loro Fratelli, coon una barbarie con una disumanità che è rimasta nel tempo e che, oggi, ricorda quella che si consuma sui campi insanguinati della guerra alla civiltà intrapresa dai seguaci del terrore.
Di seguito, il testo della ferma e indignata replica proposta all'articolo:
   
Risposta alla “Lettera aperta sul Giorno del ricordo”
Egregio Direttore,
Spettabile Redazione,

con riferimento alla “Lettera aperta sul Giorno del ricordo” pubblicata sul sito www.internazionale.it in data 20 dicembre 2016, chiediamo cortesemente la possibilità di replicare e di effettuare alcune precisazioni a nome delle molteplici associazioni di esuli istriani, fiumani e dalmati e loro discendenti, nonché degli storici e dei ricercatori che aiutano l’associazionismo giuliano-dalmata nello svolgimento della ricerca scientifica e della divulgazione riguardo la “complessa vicenda del confine orientale”.

La lettera che avete pubblicato, infatti, con un repertorio di citazioni in gran parte capziose, obsolete e superate dalla più recente storiografia, si insinua nel filone del cosiddetto “giustificazionismo”, con accenni di “riduzionismo” che stridono con la sintesi tutto sommato corretta ed efficace da voi realizzata lo scorso 10 febbraio 2016: in quanto diretti interessati dalle vicende cui è dedicato il Giorno del Ricordo, riteniamo di poterlo affermare con maggiore autorevolezza di chi su questa storia interviene con finalità strumentali e senza mascherare il proprio livore ideologico.

Ciascuna delle affermazioni contenute nella Lettera aperta è facilmente confutabile ed è un esercizio retorico al quale ci siamo purtroppo abituati, in quanto costoro da più anni vanno ripetendo le medesime argomentazioni, che poi vengono rovesciate dalla testimonianza diretta di chi quella storia la visse per esperienza diretta ovvero dal lavoro sine ira ac studio di storici obiettivi.

Prima di tutto l’italianità delle terre contese fra Italia e nascente Jugoslavia al termine della Seconda guerra mondiale risulta fuor di discussione: il diritto internazionale ed il diritto di guerra sanciscono che annessioni unilaterali (la provincia di Lubiana all’Italia nell’aprile 1941, l’Istria alla Jugoslavia a metà settembre 1943 e la Zona di Operazioni Litorale Adriatico alla Germania nell’ottobre 1943) non sono da tenere in considerazione fino alla ratifica di un trattato di pace (il ché sarebbe avvenuto solamente nel 1947)  che sancisca la conclusione dello stato di guerra e stabilisca confini internazionalmente riconosciuti. Con riferimento alla materia in esame, confini internazionalmente riconosciuti furono quelli stabiliti dal Trattato di Saint-Germain (1919), dal Trattato di Rapallo (1920) e dal Trattato di Roma (1924), in base ai quali Trieste, Gorizia, Istria, Fiume e Zara risultavano appartenenti all’allora Regno d’Italia e tali andavano considerate dal punto di vista del diritto fino al Trattato di Parigi del fatidico 10 febbraio 1947, entrato in vigore il successivo 15 settembre.

Negli anni Venti e Trenta il regime mussoliniano, in continuità con quanto impostato dallo Stato liberale sabaudo al suo arrivo in queste terre, tentò un’opera di bonifica etnica, ma i suoi risultati furono meno catastrofici per le comunità slovene e croate autoctone di quanto denunciato, nella misura in cui la resistenza jugoslava ebbe modo di radicarsi fra la popolazione “alloglotta”, le componenti slave rimasero sul territorio e resistettero all’assimilazione dando anzi vita a reazioni armate (gruppi terroristici TIGR e Borba, attentati a simboli di italianità e non solo a rappresentanti del regime fascista), laddove dopo il conflitto la politica di fratellanza italo-slava sbandierata dal regime di Tito portò, come se non fossero bastate le vittime delle due ondate di foibe, alla sparizione di altri italiani ed all’esodo del 90% della comunità autoctona italofona. Siccome più avanti si cerca di sminuire il peso delle morti perpetrate dall’esercito di liberazione jugoslavo e dalle sue quinte colonne locali contestualizzando il tutto in una prospettiva più ampia, sarebbe invece maggiormente opportuno ricordare che contemporaneamente a questo tentativo di snazionalizzazione il Regno dei Serbi, Croati e Sloveni colpiva altrettanto pesantemente la comunità austriaca della Slovenia settentrionale (Domenica di sangue di Marburg/Maribor), gli italiani di Dalmazia (2.000 persone in fuga da Spalato, Ragusa, Sebenico e Traù costituirono il cosiddetto “Esodo dimenticato”) e gli albanesi del Kosovo (progetto di trasferimento coatto di migliaia di albanesi in Turchia).

Di certo non tutte le 1700 foibe istriane sono state usate per scaraventarvi, spesso ancora vivi, i prigionieri torturati e sommariamente processati da parte delle milizie facenti capo a Tito, ma non si ritiene di “aumentare l’enfasi sensazionalistica della propaganda irredentista” se si puntualizza che invece già nel 1941 il terreno carsico del Montenegro consentì ai partigiani jugoslavi di gettare in alcune foibe soldati italiani (in spregio alle convenzioni di guerra che tutelavano i prigionieri), che nel litorale dalmata esponenti di spicco della comunità italiana furono annegati in mare e che molte operazioni di recupero delle salme dalle foibe furono rese impossibili dalla carenza di materiale speleologico adeguato, dall’andamento accidentato di questi inghiottitoi e dall’avanzato stato di decomposizione dei resti umani che rendeva irrespirabile l’aria per chi scendeva decine di metri in profondità allo scopo di effettuare ricognizioni e recuperi. 2.500 persone forse non sono state gettate tutte quante nella vecchia miniera di Basovizza (sicuramente un centinaio di militi della Guardia di Finanza di Trieste che, dopo aver combattuto il 30 aprile 1945 contro gli occupanti tedeschi nel corso dell’insurrezione cittadina, sarebbero poi stati trucidati in quanto rappresentanti di uno Stato italiano che si voleva cancellare dalla Venezia Giulia), ma sicuramente fra Basovizza, Monrupino, Abisso Plutone, Corgnale ed altri abissi della zona il quantitativo dei morti può raggiungere tale cifra. Siffatti esercizi di contabilità mortuaria, tuttavia, sono degni dei negazionisti dell’Olocausto che argomentano sulle cifre dei morti nelle camere gas e nei forni crematori; a prescindere dal numero delle vittime, l’efferatezza delle tecniche di uccisione condanna questi crimini (avvenuti a guerra finita): persone cadute nel vuoto legate col fil di ferro ai polsi di prigionieri precedentemente uccisi e rimaste agonizzanti in fondo alla foiba per giorni interi prima di morire, fucilazioni e sventagliate di mitra a colonne di prigionieri sul ciglio della foiba, cani neri buttati nella foiba al termine di queste esecuzioni di massa in ossequio ad agghiaccianti rituali scaramantici.

Ricondurre poi la prima ondata di uccisioni nelle Foibe istriane (avvenute contemporaneamente alle fucilazioni di italiani consumatesi a Spalato e in altre località della Dalmazia) ad un episodio di “jacquerie” è una tesi ormai superata: l’opera postuma di Elio Apih “Le Foibe giuliane” (Leg, Gorizia 2010, a cura di Roberto Spazzali) ha corroborato la chiave di lettura fornita a suo tempo dal prof. Arnaldo Mauri e cioè che si è trattato dell’applicazione di una metodologia repressiva sovietica già sperimentata a Katyn a danno degli ufficiali polacchi fatti prigionieri nella campagna di settembre 1939 ed in altri ambiti dell’Europa orientale, consistente nell’eliminazione delle figure di riferimento di una comunità nazionale e nell’azzeramento della sua classe dirigente, in maniera tale da lasciare i popoli in balia dei nuovi regimi comunisti, sovente privi di un vasto consenso. Inoltre nella Venezia Giulia gli opposti nazionalismi italiano e slavo erano stati fomentati dalle autorità asburgiche nella fase finale dell’impero Austro-Ungarico secondo una subdola logica del divide et impera. Le mire espansionistiche slovene e croate nei confronti di quelle località della costa adriatica orientale in cui la maggioranza della popolazione era italiana affondavano perciò le radici nella seconda metà dell’Ottocento e trovarono realizzazione non con il progetto di riforma trialista della compagine austro-ungarica a beneficio della componente slava, bensì dietro la bandiera rossa che l’esercito di Tito ostentava. Gli italiani che furono partecipi delle violenze a danno dei propri connazionali confermano il carattere di guerra civile che la Resistenza assunse ed in tale contesto avevano anteposto l’adesione ideologica al comunismo all’appartenenza nazionale (esempio più eclatante il massacro a Porzus da parte di gappisti delle Brigate Garibaldi – Natisone dei partigiani “bianchi” contrari all’espansionismo jugoslavo in territori abitati a maggioranza da italiani), laddove i loro “compagni” jugoslavi strumentalizzarono il comunismo con finalità nazionaliste.

Il nazionalcomunismo titoista incarnò, infatti, un progettò imperialista degli slavi del sud latente da tempo e che rivendicava territori in cui vi erano presenze slave (Carinzia austriaca e Friuli Venezia Giulia italiano) nonché la trasformazione degli Stati confinanti balcanici (Albania, Bulgaria e Grecia) in satelliti di Belgrado, andando così a ledere la supremazia sovietica nell’Europa orientale sancita dagli accordi di Yalta fra le grandi potenze vincitrici della Seconda guerra mondiale. In questo progetto espansionista affondano le radici della rottura Tito-Stalin del 1948, ma le mire egemoniche titine così come gran parte delle epurazioni compiute a guerra finita rimasero sconosciute grazie alla spregiudicata politica estera del dittatore croato che di fatto, pur militando nelle logiche della Guerra Fredda fra i cosiddetti “Paesi Non allineati”, si rivelò un prezioso interlocutore per il blocco occidentale che quindi silenziò qualunque ricerca e denuncia inerente le sue vessazioni.

Che poi a guerra finita anche nel resto d’Italia vi siano stati episodi di giustizia sommaria e rese dei conti, non sminuisce certo l’impatto della tragedia rappresentata da foibe, deportazioni e campi di concentramento jugoslavi, anzi, dimostra la necessità di approfondimento, analisi e raccolta di testimonianze rilasciate da superstiti o loro congiunti. Il giustificazionismo che interpreta le foibe come risposta a violenze italiane (gran parte delle quali, per quanto odiose, attuate in tempo di conflitto ed applicando le leggi di guerra all’epoca vigenti ed alle quali si attenevano tutte le potenze belligeranti nelle forme di rappresaglie, campi di internamento e uso di ostaggi) non ha ragion d’essere in una comunità internazionale che si vorrebbe regolamentata dal diritto e dal senso di giustizia come quella che i vincitori della Seconda guerra mondiale intendevano istituire sulle macerie delle dittature sconfitte. Il carattere eccezionale delle stragi di italiani e di oppositori slavi del progetto totalitario di Tito risiede proprio nella coltre di silenzio che le ha avvolte per decenni, tanto da rendere necessaria l’istituzione di una Giornata del Ricordo dedicata a queste vittime.

I partigiani che “entrarono a Trieste nel maggio 1945” rappresentano altresì un’invasione e annichilirono i partigiani del Comitato di Liberazione Nazionale di Trieste, i quali nel capoluogo giuliano non sono dovuti entrare, in quanto già c’erano, avendo realizzato l’insurrezione cittadina il 30 aprile 1945 per effetto  della quale la guarnigione tedesca era stata già costretta ad asserragliarsi in alcuni presidi e la città era stata liberata. Nei successivi Quaranta giorni la violenza nei confronti degli italiani aumentò indubbiamente e a questo si riferiva l’articolo del 10 febbraio scorso, senza nulla togliere a quanto sofferto da partigiani, ebrei ed antifascisti ad opera dei tedeschi e dei loro collaborazionisti. Le efferatezze consumatesi nel campo di internamento della Risiera di San Sabba rientrano nelle commemorazioni del Giorno della Memoria dedicate allo sterminio perpetrato nell’arcipelago concentrazionista nazista, i crimini del fascismo hanno la loro sanzione nella Festa della Liberazione, il Giorno del Ricordo è il momento in cui l’italianità giuliano-dalmata chiede di ricordare le proprie vittime ed un momento di raccoglimento per commemorare le violenze che ha subito: negare, giustificare e ridimensionare quanto patito costituisce una nuova forma di violenza.

Nella pluralità di voci e di firme che dovrebbero dar vita allo speciale de L’Internazionale che i firmatari della lettera aperta auspicano, chiediamo che vi sia spazio anche per la testimonianza degli esuli che in prima persona vissero la tragedia dell’esodo, in maniera tale da confutare le ciniche e disumane interpretazioni che sono state qui date alla scelta di esodare. In questa maniera si potrebbe capire quanto doloroso sia stato quel distacco, quanto nessuno si immaginasse di abbandonare la miseria per andare nel paese di Bengodi, quanto la sotterranea finalità di nuocere all’economia jugoslava (dietrologia pura!) fosse assente nelle famiglie intere che abbandonavano una terra in cui erano radicati da generazioni. Il Presidente del Consiglio De Gasperi ed il CLN dell’Istria cercarono in tutti i modi di frenare questa emorragia, l’uno perché confidava in successivi aggiustamenti confinari e per non trovarsi a gestire l’emergenza umanitaria di decine di migliaia di profughi nella disastrata Italia dell’immediato dopoguerra (i 109 Centri Raccolta Profughi furono la improvvisata e dolorosa risposta a questa crisi), l’altro perché auspicava un plebiscito che consentisse alla popolazione di esprimere liberamente la propria appartenenza statuale coerentemente al principio di autodeterminazione dei popoli. È addirittura oltraggioso sostenere che 350.000 persone di ogni estrazione politica e sociale abbiano abbandonato le proprie case lusingati da fantomatiche rosee prospettive economiche, laddove con i loro beni abbandonati e poi nazionalizzati dal regime di Belgrado lo Stato italiano saldò, contravvenendo alle disposizioni del trattato di pace, parte delle riparazioni dovute alla Jugoslavia ed ancora non ha corrisposto un equo indennizzo agli esuli ed ai loro discendenti. La verità è che in Istria e a Fiume il governo militare jugoslavo, in attesa delle decisioni della conferenza di pace, aveva diffuso un clima intimidatorio, perseguitava le manifestazioni di italianità, continuava a far sparire nel nulla i punti di riferimento della comunità italiana e procedeva ad un’annessione strisciante di queste terre, travalicando le caratteristiche di provvisorietà che un Governo Militare dovrebbe avere (garantire l’ordine pubblico e la sicurezza in attesa di una sistemazione definitiva),. I gerarchi di Tito e l’OZNA, la sua polizia segreta, avevano invece operato dal maggio 1945 all’inverno 1946-’47 per diffondere un clima di terrore nella popolazione italiana (episodi più eclatanti furono il martirio in odium fidei del beatificato Don Bonifacio e l’attentato dinamitardo di Vergarolla, compiuto in zona di pertinenza angloamericana, con oltre 100 morti e decine di feriti) con il dichiarato intento di farla allontanare: « […] Ricordo che nel 1946 io [Milovan Ðilas, ndr] ed Edward Kardelj andammo in Istria a organizzare la propaganda anti-italiana. Gli italiani erano la maggioranza solo nei centri abitati e non nei villaggi. Ma bisognava indurre gli italiani ad andare via con pressioni d’ogni tipo. Così fu fatto» (intervista al periodico Panorama del luglio 1991).

Coerentemente allo spirito della legge istitutiva del Giorno del Ricordo, le associazioni degli Esuli istriani, fiumani e dalmati si impegnano oggi affinché questi drammi vengano portati alla conoscenza di tutti senza discriminazioni e distinguo e per il riconoscimento di questa tragedia al pari delle altre grandi catastrofi del Secolo breve. D’altro canto hanno avviato da sette anni un proficuo tavolo di lavoro con il Ministero dell’Istruzione, Università e Ricerca che ha portato alla realizzazione di concorsi scolastici e di seminari di aggiornamento per i docenti tenuti da insegnanti universitari e storici qualificati. In concomitanza con il Giorno del ricordo 2016 la rivista Storia In Rete ha dedicato un numero monografico alla storia del confine orientale italiano, coinvolgendo storici che da tempo collaborano con le associazioni dell’esodo giuliano-dalmata e la trasmissione televisiva Terra ha realizzato uno speciale, sicché altrettanto interessante potrebbe essere un approfondimento de L’Internazionale, ma, come sopravvissuti e testimoni della Shoah vengono interpellati in occasione del Giorno della Memoria ed i tentativi revisionisti o negazionisti vengono silenziati, così anche la comunità degli esuli chiede rispetto per i propri lutti, empatia per le proprie sofferenze e assenza di livore e di velleità giustificazioniste nelle ricerche storiche che li riguardano da vicino.

Lorenzo Salimbeni – ricercatore storico
Davide Rossi – Università degli Studi di Trieste
Antonio Ballarin – Federazione delle Associazioni degli Esuli istriani, fiumani e dalmati
Lucia Bellaspiga – giornalista inviata speciale de “Avvenire”
Jan Bernas – giornalista e scrittore
Manuele Braico – Associazione delle Comunità Istriane
Guido Cace – Associazione Nazionale Dalmata
Renzo Codarin – Associazione Nazionale Venezia Giulia e Dalmazia
Giuseppe de Vergottini – Coordinamento Adriatico
Viviana Facchinetti – giornalista e scrittrice
Fabio Lo Bono – giornalista e scrittore
Michele Pigliucci – Comitato 10 Febbraio
Alessandro Quadretti – regista
Paolo Radivo – direttore de “L’Arena di Pola”
Paolo Sardos Albertini – Presidente della Lega Nazionale e del Comitato Onoranze ai Martiri delle Foibe
Giorgio Federico Siboni – Università degli Studi di Milano
Tito Lucio Sidari – Libero Comune di Pola in Esilio 

sabato 17 dicembre 2016

GEMELLAGGIO ARTISTICO TRA SPOLETO E CASTIGLION FIORENTINO

Spoleto Art Festival abbraccia Castiglion Fiorentino

Sarà presentato il 17 dicembre alle ore 16 presso la Chiesa di Sant'Angelo al Cassero il progetto culturale ed artistico
Spoleto meeting Art castiglion Fiorentino con la presentazione del presidente dello Spoleto Art Festival Luca Filipponi,
del direttore artistico dello Spoleto meeting Art e curatrice della mostra Paola Biadetti, del Sindaco Di castiglion Fiorentino
Mario Agnelli che ha fortemente voluto questo progetto insieme ai vari assessori ed amministratori tra i quali Massimiliano Lachi.
L'evento sarà video ripreso e promosso da Toscana Tv e dal critico e giornalista Fabrizio Borghini grande amico dello Spoleto art Festival
dal quale riceverà a febbraio del 2017 il prestigioso riconoscimento Comunicare l'Europa 2017.
L'evento in oggetto rapppresenta un qualcosa di più rispetto ad una sola mostra di arte contemporanea, ma una vera e propria vetrina di sperimentazione
culturale a livello nazionale nella quale gli artisti saranno gli attori protagonisti. Molto soddisfasto, di ritorno dell'esperienza bruxellese il presidente
Luca Filipponi:" il brand dello Spoleto meeting art è oramai una conferma della quale non dobbiamo più stupirci per gli eccezionali
risultati, quindi sono molto felice di partire il nostro viaggio culturale del 2016-2017 da castiglion Fiorentino per rafforzare anche i già forti legami 
culturali tra la regione Umbria e la Toscana".
La mostra d'arte contemporanea resterà aperta fino al 10 gennaio 2017 e sono previste visite alla mostra ed alla città di castiglion Fiorentino di numerosi
critici, giornalisti ed operatori culturali di settore che daranno ampio spazio a questo progetto culturale.
Ecco gli artisti che hanno aderito al progetto Spoleto meeting Art Castiglion Fiorentino e che espongono delle opere di arte contemporanea: 
Craia Silvio,Collazzoni Marco,Cruciani Luca,De Carolis Loreta,Diana Teresa,Gatteschi Lucio ,Gregorio Luigi,Iallussi Sevasti,Jaccheo Rossana,LiGotti Annamaria ,Maglio Maurizio,Maiorini Piergiorgio, 

Maurizi Francesca Silvia,Puccio Pucci,Rocchi Fabiola,Sernesi Gabriella,Zavoli Massimo

sabato 10 dicembre 2016

L'AMBASCIATA DI SVEZIA PER SANTA LUCIA

Anche quest'anno l’Ambasciata di Svezia porta in Italia una delle tradizioni più amate e suggestive del calendario svedese: 
la festa di Santa Lucia.
I festeggiamenti si svolgeranno a Roma, Milano e Torino in collaborazione con VisitSweden e Assosvezia e con il patrocinio di Roma Capitale

13 dicembre ore 19.30 Corteo di Santa Lucia in Piazza di Pietra, Roma

14 dicembre ore 17.00 Corteo di Santa Lucia nella Biblioteca Centrale Ragazzi - Via San Paolo alla Regola 15/18, Roma

15 dicembre ore 15.30 Corteo di Santa Lucia nel negozio di IKEA Porta di Roma

16 dicembre alle ore 17.00 Chiesa di San Fedele - Piazza San Fedele, Milano



17 dicembre alle ore 10.30 Spazio Barrito - Via Tepice 23/C, Torino


PAPA PIO XII: LA MEMORIA TRA AMORE E VITUPERIO

Domani, a Roma, si terrà un importante incontro cui - con grande piacere e interesse - anche chi scrive presenzierà, certo che si potranno ascoltare nuove ovvero rinnovate considerazioni sul percorso amministrativo-politico di Papa Pio XII°. Avendo vissuto una parte considerevole di quel Pontificato, e avendo raccolto 'notizie' reali e di prima mano su molti eventi, e aspetti di essi, il mio interesse di studioso è ancora maggiore.
Ecco, di seguito, il Comunicato Stampa diramato dal Movimento Salvemini, per segnalare l'incontro tematico e la presentazione di un nuovo e interessante libro su una delle più importanti Figure storiche del XX° secolo.

Comunicato Stampa

Il 12 dicembre 2016 dalle ore 16.00 alle ore 20.00, presso la Nuova Aula del Palazzo dei Gruppi Parlamentari della Camera dei Deputati in Via di Campo Marzio, 74, a Roma, avrà luogo la presentazione del libro: 

"Eugenio Pacelli, Pio XII, il Pontefice più amato e vituperato nella storia della Chiesa" 

di Alberto De Marco e di Duilio Paoluzzi, Edizioni Movimento Salvemini.          Il ricavato del libro sarà integralmente devoluto all'Ordine Religioso in India delle "Missionarie della Carità" di S. Madre Teresa di Calcutta, in particolare per aiutare i bambini abbandonati e per sostenere le famiglie delle donne lasciate dai mariti nella desolazione, costrette a prostituirsi per sopperire alle esigenze alimentari dei propri figli.

Relazioneranno: il Dott.  Ernesto Lupo, Primo Presidente Emerito della Suprema Corte di Cassazione; il Dott. Loris Facchinetti, Vice Presidente Vicario del Tribunale Dreyfus e Presidente del Comitato Scientifico della Federazione di volontari MODANI ONLUS (Movimento delle Associazioni di volontariato Italiane); il Dott. Piero Schiavazzi, Docente di "Geopolitica Vaticana" all'Università di "Tor Vergata", Direttore eventi culturali presso Elea, giornalista della rivista "Limes" e dell'Huffington Post; il Dott. Raffaele Cavaliere, psicologo e scrittore; il Senatore Francesco Aracri; il Prof. Cosmo Sallustio Salvemini, Editore, Presidente del Movimento Salvemini e dell'UN.I.A.C. (Unione Italiana Associazioni Culturali) e l'autore del libro, il poeta, scrittore e giornalista, Alberto De Marco.

Al termine della presentazione del libro ci sarà la Premiazione della XIX° Edizione del Concorso Internazionale Artistico Letterario Antonio de Curtis (Totò), Principe, Maschera, Poeta.
28/11/2016                            
Il Consiglio Direttivo del Movimento Salvemini




venerdì 9 dicembre 2016

'ART FOR PEACE' : THE SYMPOSIUM

MI.A.M.I. 
Milan Art Mobile Museum International
Milano Lounge Museum - Via Procaccini, 37
                 
versissage 13 Dicembre 2016 dalle h. 17,30 alle 23,30
finissage 26 Dicembre 2016

THE SYMPOSIUM : "ART for PEACE"

con il Patronato di
REGIONE LOMBARDIA

                             International Contemporary Art Contest - Milan                           direct by

M° Michell Campanal

                  9° simposio internazionale di arti culture e tradizioni dal mondo 


ARTI VISIVE:pittori scultori fotografi videoartists digital artists cineasti registi cine-teatrali
LETTERARIE:poeti scrittori sceneggiatori prosatori
MUSICALI:musicisti e cantanti lirici classici e moderni(pop,rock,ecc.)
MOVIMENTO:attori pieces teatrali performer corpi di ballo
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H. 17,30
CONGRESSO MULTICULTURALE
prof.ssa NADIA ROGNONI scultrice docente di plastiche ornamentali presso l'Accademia di belle arti di Brera Milano
prof. MASSIMILIANO PORRO
critico d'arte docente di storia dell'arte presso l'accademia di Belle Arti di Como
"Arte e Sacro, dal Mondo antico al moderno - il "Bloody Painting"di Luca Puglia: reminiscenze di antiche ritualita'.
M^ MARIA LUISA FINIZIO
pittrice studiosa in fenomeni angelici
"I GIGANTI SONO TRA NOI" saggio esotherico
M°Rodolfo Viola pittore maesro d'arte emerito di Milano
atteso
prof.ALFREDO MAZZOTTA
scultore, gia docente in discipline plastiche presso il Liceo di Brera Milano, socio artista emerito del Museo della Permanente di Milano
JUETAND
(Davide Luigi Longo)
presenta il suo nuovo album
" F.E.D.I.: Notes of Light "
https://www.facebook.com/events/1824169327831073/
"musica e crescita spirituale e sociale"
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atteso l'intervento di:

AVV. DOTT.Giulio Gallera, Consigliere Regionale per la Sanita' presso la Regione Lombardia
ex PRESIDENTE DEL MUSEO DELLA SOCIETA' DI BELLE ARTI ED ESPOSIZIONE PERMANENTE DI MILANO,
https://www.facebook.com/giulio.gallera.9?fref=ts


Ospite d'onore al SYMPOSIUM 2016:
 
LUCA PUGLIA
the famous blood painter

Accademico per l'Arte dell'Accademia di Alta Cultura . Roma

THE ARTISTS
arti visive - direz.artistica M°Michell Campanal, pittore scultore

m° michell campanale
(museo della permanente di milano)
m° teresa santinelli
(museo della permanente di milano)
m° edy persichelli
(museo della permanente di milano)
m° loredana marinelli
(museo della permanente di milano)
m° carlo roccazzella
(museo della permanente di milano)
cristian beolchi
elena issaeva
cristina pedica
lina vinazzani
luca puglia
tina ambrosca
emanuele moretti
franca scagnol
angiolo giornelli
giorgia crudele
claudio cavallini
elios ferrante
annunziata urgese
silvana emanuele
marco modula
alberto riganti
piera sartor
maria prina
fiorella strazza
antonio lanzetta
Frantz Gauviniere
Federica Rallo
Daniela Dente
Mor Talla Seick
Madame Touchè


- designer

Saporiti Fabio

- scultura e arti plastiche
francesco schiavo
guido falcone
elisabetta piccirillo
alan sandei (con la scultura 'Lo Spirito della Foresta')


- fotografia
franca alleva
massimo meloni
ermanno campalani

- musicisti - direz.artistica Giampaolo Tirale
giampaolo tirale
davide longo

- letteratura - direz. artistica Maria Tereza Audino
mara teresa audino
maurizio vecchi
asmodeo
berenice d'este
nathalia zancon

francesco 'Paco' palmariggi
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con i patrocini di
CITTA' METROPOLITANA DI MILANO
CONSOLATI GENERALI A MILANO DI:
cina, peru', ecuador, costa rica, romania, polonia, santodomingo, brasile, ecc.

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